DAGO HERON

Taxi – capitolo 9

Seduta alla scrivania, dietro un paio di occhiali scuri Angela pensava alle cose accadute nelle ultime ore. Di solito il caffè di Cosimo, il ragazzo del bar sotto l’ufficio, aveva poteri taumaturgici ma quella mattina sembrava non avere alcun effetto su di lei.

 

Dopo la litigata con Davide si era addormentata sconvolta sul divano, dove era stata svegliata molto più tardi dal rumore della porta che si apriva. Anche se era assonnata aveva riconosciuto subito i passi felpati delle Nike del suo compagno.

Lui aveva acceso solo le luci dell’anticamera per non disturbarla e si erano avvicinato leggero dandole un bacio sulla fronte. Angela aveva aperto gli occhi ancora gonfi per il pianto e il trucco che si era sciolto.

L’aveva guardato severa mentre Davide le sussurrava “Perdonami, non volevo”

“Vai via” aveva risposto Angela girandosi dall’altra parte.

“Dai non fare così, ho detto che mi dispiace”

“E questo credi che sistemi tutto?”

Davide aveva sospirato e dopo alcuni secondi aveva aggiunto con aria triste: “Angela te l’ho già detto, io non me la sento proprio di fare il padre. Ok, non dovevo aggredirti così, ho sbagliato, ma tu mi provochi sempre su questa cosa… Guarda se non mi vuoi più vedere va bene, finiamola lì, mi dispiace, perché io ti amo, ma se per te è una cosa così importante forse è meglio che cerchi qualcuno che la pensi come te. Quello che è certo è che siamo arrivati ad un bivio. Io ho fatto la mia scelta e il fatto che rischio di perderti dovrebbe dirti quanto è importante per me non avere legami. Adesso sta a te”.

Di tutte le cose che poteva dire questa era certamente la peggiore, Angela si era messa due cuscini sopra la testa per non ascoltare urlandogli di andarsene.

Allora Davide si era alzato, aveva raccolto le sue cose ed era uscito in silenzio.

 

Svegliarsi al mattino con addosso ancora l’odore del sesso consumato con Davide la sera prima le aveva procurato un senso di angoscia tale da farla accartocciare sul divano perché rappresentava la prova che non si era trattato di un brutto sogno.

Che cosa doveva fare? Lasciare Davide sembrava di strapparsi un brandello di carne, restare e rinunciare ai suoi desideri le pesava altrettanto. Su una cosa Davide aveva ragione, erano davvero arrivati ad un bivio. Nessuno dei due voleva cedere, quindi una scelta andava fatta. Sì, ma quale?

Se avesse accettato le condizioni di Davide avrebbe certamente covato un rancore crescente nei suoi confronti che a lungo andare non poteva che minare lo stesso il loro rapporto. Lasciarlo era un concetto che non poteva neanche pensare di affrontare, ma non era solo l’amore per Davide a bloccarle il respiro, ma anche l’idea che tutta la sua vita sarebbe stata sconvolta da una decisione come quella. E poi, anche se nessuno dei due voleva ammetterlo, il carattere orgoglioso di entrambi impediva loro di accettare che una decisione così importante fosse presa da uno solo dei due. Senza contare che persone forti e autonome come loro se fossero arrivate ad odiarsi avrebbero corso davvero il rischio di farsi a pezzi.

Ma che cazzo di giornata si presentava davanti!

Mentre si arrovellava, istintivamente aprì la posta elettronica e scrisse una mail:

 

Ciao Carolina,

sto di merda.

Ho litigato con Davide per la solita questione.

Questa volta ho paura che sia davvero finita.

 

Help!

 

Angi

 

Non che si aspettasse un grande aiuto dalla sua amica, certamente l’ultima persona alla quale chiedere consigli sentimentali, ma doveva sfogarsi con qualcuno e sapeva che Carolina l’avrebbe almeno ascoltata.

In ogni modo non ebbe tempo di tormentarsi oltre perché il telefono iniziò a suonare in modo insistente, risucchiandola nel vortice del lavoro, cosa che una volta tanto apprezzò.

A metà pomeriggio uscì dall’ufficio per respirare una boccata d’aria e bersi un caffè in santa pace. Seduta al tavolino da Cosimo aprì la borsa per cercare il portamonete e fu allora che si ricordò il cellulare. Più per distrarsi che per altro lo accese e…