DAGO HERON

Taxi – capitolo 7

Rientrata a casa Angela trovò Davide ad aspettarla sul divano. Era tornato dal suo viaggio di lavoro ed ora si stava gustando la solita Coca Cola in jeans e maglietta guardando l’ennesimo telegiornale.

“Ciao” disse Angela saltandogli addosso felice e baciandolo.

Davide rispose al suo bacio con sincero entusiasmo.

“Dove sei stata?” chiese

Angela gli lanciò un’occhiata disperata: “Indovina”

“Mmmm…vediamo…film da rimontare per domani?” tentò di indovinare.

Angela scosse la testa.

“Ho capito, guardia del corpo a Carolina”

“Esatto” rispose Angela

“Bah, quella ragazza non finirà mai di cacciarsi nei guai. E comunque che cosa ho vinto?” aggiunse malizioso Davide

“Un bel niente” rispose altrettanto maliziosa Angela

“Sì, come no!” rispose Davide tirandola a sé baciandola mentre infilava le mani sotto il morbido golfino cercando i seni. Angela rise per il solletico e iniziarono ad accarezzarsi, infilando le mani sotto i vestiti stuzzicandosi a vicenda con calma calcolata. Per prima cosa Angela fece sparire la maglietta di Davide: vederlo in jeans a torso nudo la eccitava, se poi era anche a piedi nudi, come in quel momento, era il massimo! Vedere un uomo così le aveva sempre suscitato brutti pensieri e Davide aveva il vantaggio di essere il suo compagno da dieci anni, dieci lunghi anni nei quali non si erano mai annoiati. Seduta sopra di lui Angela si sfilò il golfino, ottenendo un “wow” da Davide, e prese a baciarlo sul torace, dandogli piccole leccate, mordicchiandogli i capezzoli, baciandolo sul collo e addentandogli le orecchie delicatamente. Soffiarci dentro piano poi la divertiva perché Davide era colto da brividi che proprio non poteva sopportare. “Finiscila” le ordinò lui incapace di controllare le scosse che lo scuotevano e tuttavia eccitato dalle sensazioni che ne riceveva. Angela lo accontentò e si dedicò a spogliarlo completamente, andando a concentrare le sue attenzioni più in basso, dove la sua parte di maschio sembrava già in ottime condizioni. Angela pensò tuttavia che una leccatina non gli avrebbe fatto male e si concesse anche quel piccolo piacere, cosa che apprezzò anche il legittimo proprietario di quell’appendice carnosa. Da parte sua Davide amava vederla in slip e reggiseno, soprattutto quegli slip che sui fianchi avevano solo dei sottili lacci anziché la stoffa. Angela lo sapeva e pensando di trovarlo al suo ritorno ne aveva indossato un paio nero, di quelli che lui preferiva. Quando le ebbe tolto quasi tutto Davide le chiese si salire in piedi sul divano dove lui stava steso, per ammirare dal basso quel corpo slanciato ma non secco, le gambe lunghe, i fianchi morbidi, il seno abbondante. “Vieni qua” le aveva detto poi in un soffio, facendola stendere sopra di lui completamente e baciandola con passione. Quindi fece scivolare una mano in mezzo alle cosce accarezzandola come solo lui sapeva fare, le sue dita sapevano alla perfezione dove andare, né un millimetro più su, né uno più giù. Diavolo, il suo corpo non aveva segreti per quell’uomo e Angela si sentiva sciogliere. Quando poi lui le baciava il seno mentre le stuzzicava il grilletto, la mandava letteralmente fuori di testa. Quando faceva così lei non capiva più niente.

Ben presto fu così bagnata da non poter più aspettare. Salì sopra di lui e iniziò a muoversi sempre più in fretta fino a raggiungere un piacere intenso e prolungato.

Davide però non era stato così fortunato e così Angela continuò, guidata dalla sua voce che le diceva come muoversi fino a farlo godere per poi lasciarsi scivolare esausta sopra di lui ansimando. “Caspita – disse Angela – altro che palestra! Tra un po’ scoppiavo”

“Non sei contenta? Così ti tieni in forma” rispose ridendo Davide.

 

Non c’era niente che non andasse nel rapporto tra Angela e Davide. Due vite quasi perfette, due carriere avviate, due lavori indipendenti che li tenevano spesso lontani l’uno dall’altra, Angela con le produzioni cinematografiche, Davide come inviato per il giornale, due ottimi stipendi, due case che sempre più spesso diventavano una sola, eppure mancava qualcosa.

Angela pensò che visto il clima rilassato che si era creato forse era il momento buono per tornare alla carica con quella sua idea fissa.

“E’ stato bellissimo” disse abbracciandolo suadente

Davide si irrigidì impercettibilmente.

“Pensa che bello – continuò Angela cercando di esser più dolce possibile – se fossi rimasta incinta…”

“Ah, no – la bloccò Davide – non ricominciare! Non ancora con questa storia! Ne abbiamo già discusso, non è proprio possibile, lo sai, col lavoro che faccio, che facciamo, ma come puoi pensare? Tu sei incosciente, non ti rendi conto. Un figlio non è un gatto – disse rivolgendo uno sguardo a Igor il grosso gatto rosso di Angela che girava per casa con aria da padrone – Ma possibile che non vuoi capire?” concluse alzandosi dal divano.

Angela stava zitta, rannicchiata indifesa sul divano, la gola chiusa da un groppo “Davide sono dieci anni che stiamo insieme, io ho 35 anni, quanto ancora vuoi aspettare?”

“Non lo so, forse l’anno prossimo…”

“E no! – sbottò Angela – Non ti credo più, questa balla me l’hai raccontata già mille volte, sempre l’anno prossimo, ma quale anno prossimo? Dì piuttosto che non ti va, né ora né mai, che sei troppo egoista per prendere in considerazione l’idea. Dimmi che non te ne frega niente, ma non dirmi l’anno prossimo!” disse d’un fiato Angela alzando la voce.

Ormai era fatta, ci sarebbe stato l’ennesimo litigio, lo sapeva, tra un po’ lui sarebbe uscito sbattendo la porta. Cercò di alzare il tiro “Guarda che se non ti decidi potrei decidere da sola!” minacciò Angela cercando di sembrare più aggressiva di quello che era in realtà.

Davide si avvicinò minaccioso e la prese per un braccio guardandola negli occhi con rabbia “Non ci provare – sibilò – Non mi mettere davanti al fatto compiuto, non credere di incastrarmi così. Io ti amo e sono sempre stato onesto con te. Te l’ho già detto, vengo a vivere con te se vuoi, questo sì, e lo farei volentieri, se vuoi ci sposiamo, ma niente di più, chiaro?”

Angela per un attimo ebbe paura che la colpisse, non l’aveva mai visto così arrabbiato, invece le lasciò il braccio con una spinta, diede un calcio al portariviste facendolo volare dall’altro lato della stanza, poi si allontanò verso l’anticamera urlando “Non ne posso più!” e uscì sbattendo la porta. Cvd.

Angela si toccò il braccio indolenzito, sentiva le lacrime salirle agli occhi ma non poteva fare niente per trattenere quell’emozione violenta. Si lasciò cadere sui cuscini del divano scoppiando in singhiozzi.