Angela si stava destreggiando come il solito tra i mille impegni di tutti i giorni, la post-produzione del film da organizzare, la sala montaggio da prenotare, l’agenzia da ammansire, il regista da confermare, le relazioni pubbliche da tenere. Insomma ordinaria amministrazione.
Intanto lo studio di Donna da New York l’aveva già cercata due volte per sapere se nel casting che le aveva mandato c’era la faccia che Angela stava cercando, un ragazzo sui vent’anni, che doveva fare la parte del surfista per il nuovo spot dei gelati per una nota marca italiana, o se doveva convocare un secondo casting, come spesso accadeva.
In realtà Angela non aveva ancora dato neanche uno sguardo alla cassetta, proprio non ne aveva avuto tempo e poi stava tentando di rifilare quel lavoro noioso alla sua collega Paola, la quale come il solito si defilava con mille scuse.
Era consapevole che sarebbe finita come il solito, Paola che usciva alle sei e lei che restava in ufficio fino alle otto per visionare la cassetta. Sì, ma che barba però, d’accordo avere delle responsabilità, ma non poteva mica fare sempre tutto da sola!
In ogni modo mentre si teneva in equilibrio instabile sul filo della quotidianità e sembrava la dea Kalì dalle dieci braccia, sentì il suono del suo pc che segnalava nuova posta.
Distrattamente, mentre era al telefono con quel borioso di un regista francese che mancava poco pretendesse la business class anche per il cane, gettò l’occhio allo schermo, era una mail di Carolina.
Ciao Angi,
cosa ne pensi di una bella caccia al tesoro…fotografica, per il tuo amico col gonnellino?
Stasera passo da te verso le sette e ti spiego cosa ho in mente, non mi rispondere che hai da fare perché tanto di trascino fuori dall’ufficio lo stesso.
Ricordati che alle otto “sono attesa” per l’happy hour da Gianni.
Per una volta cerchiamo di essere puntuali, ok?
Carolina
Cavolo, si era dimenticata.
Ma che razza di idea aveva avuto Carolina di organizzare quella specie di caccia all’uomo al bar di Gianni! E tutto per incontrare quel tipo che neanche conosceva.
Ma Angela, come al solito, non aveva avuto cuore di dirle di no quando le aveva chiesto di accompagnarla. Povera Carolina, era così sfortunata e non solo con gli uomini.
La loro amicizia risaliva ai tempi del liceo, più o meno durante il terzo anno quando, causa un accorpamento di classi, Angela e altre tre ragazze erano state inserite nella famosa 3°A, la migliore sezione della scuola.
Carolina era una ragazzina minuta, bionda e vivace, con degli occhiali spessi e una testa di capelli mossi che le ricadevano sul viso a sfiorare i grandi occhi verdi. Era molto carina, spiritosa e vivace come una cavalletta. Le sue origini napoletane le davano una verve tutta speciale, soprattutto quando se ne usciva con qualche battuta in dialetto partenopeo. Era la mascotte della classe, il folletto che non stava mai zitto, una vera peperina.
Ad Angela piacque da subito e tra loro si creò una forte amicizia destinata a durare.
Ma nonostante tutta quell’allegria Carolina non era felice e dopo qualche tempo Angela seppe anche perché. Carolina aveva perso la madre un anno prima e per una ragazzina di quattordici anni questa può esser davvero una prova tremenda da superare. Inoltre proprio in quel periodo il padre, una brava persona a modo suo, aveva cominciato a frequentare un’altra donna e sembrava intenzionato a sposarla, cosa che avvenne qualche anno dopo. Inutile dire che questa nuova madre borghese e conformista non andava d’accordo con Carolina che diventò ancora più ribelle e trasgressiva, passando da un flirt all’altro guadagnandosi una fama poco invidiabile. Era un grido di aiuto, un tentativo disperato di ribellarsi a quella vita da brava ragazza di ricca famiglia meridionale che volevano per forza cucirle addosso, ma allora Angela non poteva capire, si limitava a coprirne le fughe e a consolarla quando l’ennesimo stronzo di turno la mollava dopo averla adeguatamente usata. Carolina aveva, infatti, l’abitudine di cercarla solo quando si trovava nella merda, poi, appena trovava un paio di pantaloni cui aggrapparsi, spariva anche per mesi, salvo poi tornare a piangere sulla sua spalla. Durante questi periodi si trasformava, appiattendosi sulle abitudini e sui gusti del flirt del momento, arrivando a dimenticare anche gli amici più intimi per seguire quello che credeva sempre essere l’amore della sua vita, o solo la sua possibile metà mancante. Carolina non bastava a se stessa, questo era il suo vero problema secondo Angela e, infatti, sistematicamente si impegnava per apprendere ogni genere di sport o attività culturale del fidanzato del momento. Poteva diventare accanita scalatrice se si accompagnava con un amante della montagna, o velista se il suo lui amava il mare, o sommelier, escursionista, filatelica, volontaria della Croce Rossa o….qualsiasi cosa pur di accontentare il suo uomo. Mentre la ricetta per farsi apprezzare passava proprio per una sana diversità, lei si ostinava a interpretare ruoli che non erano i suoi e che inevitabilmente non la portavano da nessuna parte. Una cosa è condividere gli interessi della persona che ami, un’altra è annullarsi completamente per fargli piacere.
E così gli uomini se la passavano come una palla, fino a quando durante una vacanza in montagna Carolina conobbe Massimo, un amico di Angela separato, e scoppiò la scintilla. Angela sperava che fosse la volta buona ma proprio quando stavano per decidersi a convivere, l’ex moglie di Massimo restò incinta, o si fece mettere incinta come sospettava Angela e Carolina si trovò di nuovo sola. Per alcuni anni fu sempre peggio, un uomo sbagliato dopo l’altro, quasi che Carolina volesse punire se stessa per quella che viveva come un’inadeguatezza personale a trovare l’anima gemella, fino a incontrare Maurizio, un ex compagno di liceo, un ragazzo simpatico, tenace e sveglio che se la sposò con il benestare della famiglia. Angela si ricordava il giorno del matrimonio, l’aria raggiante dell’amica, felice e innamorata come non l’aveva mai vista prima. Sembrava fatta, ma due anni dopo un camionista dall’eccessivo tasso alcolico nel sangue, le aveva distrutto anche quel sogno.
Come facesse Carolina ad andare avanti era un mistero anche per Angela e per questo, ogni volta che l’amica puntava qualcuno, preferiva seguirla da vicino, cercando come poteva di limitare i danni.
Così anche quella volta le toccava di accompagnarla da Gianni, dove alcune sere la settimana si faceva vedere un tipo alto, dai capelli brizzolati e gli occhiali scuri, macchina sportiva, certamente un altro figlio di buona donna da aggiungere alla sua collezione personale e del quale Carolina naturalmente non vedeva che i lati positivi.
Chi non la conosceva bene vedeva solo una bella donna, sicura, una mangia-uomini in grado di consumare maschi come kleenex, mentre Angela sapeva bene quale pulcino spaventato affamato d’amore si nascondesse sotto quel look aggressivo e quell’aria spavalda.
Sorprendentemente quello che Carolina non aveva perso, nonostante tutto, era quella voglia di divertirsi e di trasgredire che aveva tanto affascinato Angela fin dai tempi della scuola. E infatti non appena arrivò, raccontò ad Angela il suo piano. Le disse che riflettendo aveva considerato che il cellulare non poteva essere di un uomo anziano, come aveva pensato Angela perché altrimenti non si sarebbero spiegati tutti quegli indirizzi femminili. Giusto, convenne Angela. Di conseguenza l’idea era di scattare foto in grado di scatenare quell’harem transnazionale e di inviarle a caso, così per mischiare un po’ le carte, per vedere cosa succedeva. In fondo chi poteva risalire a loro? Il cellulare era stato perso una volta e poteva benissimo essere perso o rubato una seconda. Era un’ipotesi intrigante ma anche un po’ rischiosa e soprattutto scorretta.
Per questo entrambe decisero immediatamente di metterla in pratica.
Il bar di Gianni era affollatissimo e faceva un caldo assurdo. La gente si accalcava per raggiungere gli stuzzichini che uscivano a getto continuo dalla cucina dietro il bancone. La musica era piuttosto alta, i tv al plasma mandavano gli ultimi video del momento.
Carolina a Angela raggiunsero un piccolo piano di appoggio dove sistemarono precariamente il bottino conquistato al bancone. Appena si furono organizzate Angela tirò fuori il cellulare e si guardò intorno. Poco lontano c’erano due ragazze, sicuramente modelle straniere, che spiluccavano qualche oliva con aria affamata. Carolina si avvicinò dicendo loro qualcosa e poi scattò una foto alle ragazze che si misero subito in posa, come d’abitudine. Carolina ringraziò e passò oltre. Raccolse così quattro o cinque foto di belle ragazze presenti nel locale e tornò soddisfatta da Angela.
Scelsero alcuni nomi femminili a caso e inviarono ad ognuna, come se si fosse trattato di un errore di selezione dalla rubrica, una foto con tanto di dedica che diceva più o meno: “Ciao Rick, è un vero peccato che tu sia bloccato a letto. Ma non temere, sto facendo anche la tua parte. Ethan”.
Poi spensero subito il telefono e tornarono al loro aperitivo.