Il volo non era stato dei migliori. Una perturbazione li aveva accompagnati per quasi tutto il viaggio. Ethan odiava ballare in aereo.
Sceso con lo stomaco scombussolato, si era infilato nel primo taxi che aveva trovato, rannicchiandosi in un angolo e comunicando al guidatore l’indirizzo del posteggio dove lasciava abitualmente la macchina.
Un leggero mal di testa e l’acuirsi del dolore alla spalla gli fecero presagire un leggero attacco di cervicale.
Mentre si perdeva nei suoi pensieri finalmente il taxi aveva raggiunto il posteggio. Prima di scendere controllò di avere tutto questa volta.
Il gesto gli fece ricordare di avere perso, disperso o dimenticato il cellulare da qualche parte. Anche se controvoglia accese il suo Nokia 9110, che teoricamente usava solo per lavoro, e provò a chiamare l’altro numero. Spento!
Imprecazione. Odiava perdere le cose. Una valanga di messaggi si catapultarono sul display. Scorse velocemente la lista dei numeri che lo avevano cercato. Rick compariva almeno una ventina di volte. Non aveva voglia di richiamarlo. Aveva voglia solo di rinchiudersi nel suo eremo.
Entrò nel parcheggio e si diresse velocemente al secondo piano dove c’era il suo posto auto riservato. La sua Lotus Elise lo attendeva, solo vederla già si sentiva a casa. Forse era un po’ appariscente, verde metallizzato con gli interni in pelle bianca, ma quando l’aveva vista dal concessionario non era stato capace di resisterle.
Il bipbip del telecomando e lo scatto delle portiere gli suonarono come un ciao proveniente dalla macchina. Sorridendo lanciò le borse sul sedile del passeggero e si sedette sentendosi subito meglio.
Guidò tranquillo per le strade di Edimburgo, anche perché ogni volta doveva riabituarsi alla guida a sinistra. Improvvisamente sentì di avere ancora fame. Effettivamente i pasti sugli aerei non lo saziavano mai. Puntò dritto verso il centro, un paio di filetti di Angus da Jackson’s erano quello che ci voleva per immergersi rapidamente nel clima scozzese.
Quando tornò alla macchina si sentiva decisamente meglio. Aspettò di essere fuori dalla zona abitata, nelle stradine di campagna, per scaricare tutti i 156 cavalli della sua Lotus e con essi anche tutta la tensione accumulata negli ultimi giorni.
Arrivato davanti al cancello della sua residenza di Linlithgow era un altro uomo.
Thomas lo stava aspettando e gli aprì il cancello.
“Ben arrivato signor Ethan. Tutto bene il viaggio ?”
“Lasciamo perdere Thomas … il pilota ha preso tutte le buche che poteva prendere!”
Thomas rise di gusto. Conosceva Ethan fin da bambino ed era sempre riuscito a farlo ridere, anche quando combinava marachelle che avrebbe dovuto raccontare al nonno arcigno per il quale lui lavorava. Thomas invece, lo aveva sempre protetto e in più di un’occasione si era addossato responsabilità non sue. Ethan lo aveva ripagato alla morte del nonno chiedendogli di curare la residenza di Linlithgow. Una reggia tutta per lui visto che Ethan ci veniva solo per pochi giorni ogni tanto.
“E’ tutto pronto signor Ethan, se vuole c’é anche qualcosa da mangiare in dispensa. ..”
“Ringrazia Margareth, ma mi sono fermato a mangiare per strada. Adesso ho solo bisogno di stendermi e dormire fino a domani.”
Ingranata la prima si diresse verso la casa padronale mentre Thomas, chiuso il cancello alle sue spalle, ritornò verso la dependance del guardiano.
Il prato verde contrastava con il grigiore della pietra con cui era costruita Wallace Residence. Tipico della Scozia. Le ultime luci del tramonto illuminavano ancora il lago dietro la casa. Ethan sospirando lasciò correre lo sguardo su quella vista che tante emozioni e ricordi sapeva far riaffiorare.
Poi entrò in casa.
La casa era un contrasto di tradizione e modernità. Incastonati nell’arredamento antico ereditato dal nonno, il quale lo aveva ereditato a sua volta e così era stato da generazioni, Ethan aveva inserito le più moderne tecnologie.
Televisori al plasma, antenne satellitari, controllo computerizzato di tutta la casa erano solo una parte delle chicche che la residenza nascondeva.
Ethan si diresse con decisione nella zona notte, un ampia camera che permetteva l’accesso a una grande cabina armadio, ad un enorme bagno, arricchito da tutti i comfort desiderabili. Una scala portava direttamente ad una stanza dalla quale si godeva la vista su tutto il parco e il lago. Ethan l’aveva trasformata nella sua stanza di lavoro, con i più sofisticati computer, un impianto stereo, televisione con i programmi di tutto il mondo.
Ethan si diresse immediatamente in bagno. Thomas lo conosceva fin troppo bene. Una spia segnalava che il bagno turco era già alla giusta temperatura. In un attimo era nudo, i vestiti ammucchiati in un angolo del bagno. Il caldo tepore del bagno turco sciolse le ultime tensioni. Una doccia. Il letto. Non fece nemmeno in tempo a ripensare a tutti i problemi delle ore passate.
Thomas verso mezzogiorno era entrato a controllare silenziosamente nella camera. Ethan, tutto arrotolato nelle coperte dormiva ancora profondamente. Sempre in silenzio aveva richiuso la porta e si era avviato per la cucina.
“Margareth, mangiamo, Ethan lo vedremo questa sera.”
“Come al solito quando arriva qua é a pezzi. Glielo continuo a dire, deve darsi una calmata, deve trovare una brava ragazza che sappia prendersi cura di lui e gli dia una regolata.”
“Margareth, Ethan é un Wallace, un leone, e in più ha il sangue di suo padre nelle vene. Non sarà facile per lui trovare una donna che riesca a reggere i suoi ritmi.”
Il click della porta gli fece capire che Thomas era uscito. Adesso sarebbe stato tranquillo fino al tardo pomeriggio.
Scivolò fuori dal letto e si arrampicò lungo la scala nel suo regno. Si era seduto sulla comoda poltrona girevole e si era girato verso il lago. La mano era scivolata verso il pacchetto di Marlboro e si era acceso una sigaretta.
Mentre fumava il suo cervello elaborava quello che aveva da fare e ordinava gli impegni in ordine di priorità.