Quel messaggio gli aveva messo addosso più agitazione di quello che pensava. Aveva faticato ad addormentarsi con il pensiero fisso sulla donna che aveva il suo cellulare.
Chi era ? Come era fatta ? Era bionda, bruna o rossa ? Alta o bassa ?
Sicuramente non bionda. Il suo istinto gli diceva che era rossa o bruna, come piacevano a lui le donne. Immaginava, sognava. Vedeva con gli occhi della mente una donna bella. Non bella per quello che erano i canoni standard. Non la solita modella secca. No! Una donna sensuale. Una donna con curve da testacoda. Un fremito.
No, non era stato facile per niente addormentarsi.
La domenica l’aveva passata con Thomas. Erano andati a pescare sul lago e poi in giro per il parco della villa. Lunghe passeggiate parlando. Gli aveva fatto bene. Gli faceva sempre bene parlare con Thomas. Lui ascoltava, parlava poco. Quando apriva bocca Ethan lo ascoltava con la reverenza che si deve a un padre. Thomas era una di quelle persone che raccoglievano dentro di loro il condensato di secoli di saggezza popolare.
“Thomas, non so quanto resto ancora. Uno o due giorni, poi parto.”
“Il lavoro che ti attende sempre ?”
“Non lo so, questa volta non lo so. Potrei anche decidermi a prendere quella famosa vacanza. Non lo so”
Thomas non aggiunse nulla. Rientrarono in casa. Era ora di cena.
Tra una chiacchiera e l’altra Ethan aveva provato di tanto in tanto a telefonare al cellulare disperso. Spento, sempre perennemente spento.
Una mente razionale avrebbe dovuto pensare che aveva tolto la sim finalmente e adesso stava beatamente usando il suo cellulare liberamente.
Eppure qualcosa gli diceva che cosi non era. Lei aveva ancora il suo cellulare e la sua sim. Per quello continuava a provare.
Alcune volte era stizzito al sentire la voce registrata della signorina. Thomas lo aveva preso un po’ in giro per questo.
“Mi sa che la signorina dall’altra parte questa volta ti da filo da torcere. Ti conviene provarci con quella della voce registrata.”
Le occhiate arrabbiate di Ethan erano finte. Thomas lo sapeva. Il suo ragazzo sapeva stare allo scherzo e divertirsi anche quando era lui il malcapitato di turno.
Lavorò poco e di malavoglia al computer. In fin dei conti se la cavavano benissimo anche da soli alla ESW, l’ultima delle sue creature. Le altre due sue aziende, una che costruiva computer per conto di importanti marchi, e la fabbrica di componenti elettronici ad alta tecnologia andavano ancora meglio.
Si stirò e si giro verso la grande vetrata, verso il lago gustandosi quella che probabilmente sarebbe stata l’ultima sigaretta della giornata.
La sua mente, lasciata libera tentò ancora una volta di immaginare la persona che aveva il suo cellulare. Stava lentamente diventando reale.
Ora cercava di dare una luce e un colore ai suoi occhi, una forma alle labbra, un suono alla sua voce e alla sua risata. Si domando se lo avrebbe mai scoperto.
“Al diavolo!” esclamo mentre spegneva la sigaretta nel posacenere.
Scese al piano di sotto e spogliandosi rapidamente si infilò sotto un getto di acqua bollente. I muscoli rilasciavano la tensione accumulata. Lentamente si rilassava.
Con solo un asciugamano attorno alla vita, i capelli umidi e arruffati, tentò ancora una volta. Spento.
“Non mi arrendo sai ? – aveva detto parlando verso il telefono – Io non perdo mai, domani proverò ancora.”
Incrociò le mani sotto la testa e chiuse gli occhi. La sua mente scappo ancora verso di lei. Si, questa notte probabilmente avrebbe sognato lei.
Provare a chiamarla era stata la sua principale attività di lunedì mattina. La risposta era sempre la stessa. Forse questa volta aveva perso. Aveva perso il cellulare. Aveva perso un’occasione. Aveva perso una partita. Forse. Ma era difficile convincere Ethan che aveva perso. Il programma per oggi era chiamare ogni mezzora circa. Se non avesse funzionato, domani avrebbe chiamato ogni 15 minuti. Angela per lui stava diventando un incubo, Diavola, altro che Angela.
E mentre pensava questo fece fare per la milionesima volta il numero al suo cellulare. Stava chiudendo la comunicazione per abitudine quando invece sentì il telefono che squillava libero.
“Pronto ?” una voce giovane, un po’ troppo acuta rispose.
“Angela ?” il tono di voce di Ethan era un po’ titubante e un po’ schifato. Effettivamente dovevano avere dato troppi antidolorifici a Rick se questa era la voce gradevole che aveva sentito.
“Nooooo, non sono Angela, lei è dovuta andare a togliersi un fantastico smalto lilla, hihihihihi …”
“Ah capisco – si sentiva un po’ sollevato richiamo più tardi allora”
“Guardi che sta prendendo un aereo per Parigi, potrebbe trovarlo spento fino alle 14”
“Ah grazie …Parigi ha detto ?”
“Siiiiiii Parigi” e poi la comunicazione venne interrotta.
Guardò per qualche secondo sbalordito il cellulare. Poi sussurrò “Parigi …”
Pigiò un bottone per la chiamata rapida e aspetto di sentire la voce tanto familiare dall’altra parte.
“Ufficio di Ethan Wallace buon giorno”
“Ciao Roberta, sono io”
“Ethan, come stai ?” la preoccupazione di Roberta era sincera. Tante ore passate vicini. Una complicità che a volte era andata oltre la semplice collaborazione professionale.
“Bene, direi proprio bene!”
“Perfetto. Cosa hai bisogno ?”
“Roberta, trovami un volo per Parigi, per oggi, diciamo che voglio essere a Parigi prima delle 5 al massimo delle 6 di oggi pomeriggio. E prenota anche al St. Lazarre”
“A Parigi per oggi ??? Ethan è lunedì, con tutti i manager che si muovono …”
“Roberta, non sottovalutarti, e non farti scrupoli, usa tutti i mezzi di persuasione, tutti quelli leciti.” Risero.
“Ti faccio sapere qualcosa al più presto, mi metto subito in caccia”
“Brava, un bacio e a dopo”
Ma cosa stava facendo ? Questo si domandava mentre preparava il suo solito borsone. Stava correndo dietro a un telefono ? No, assolutamente no! Se ne poteva permettere a centinaia, ma che dico, a migliaia.
Cosa stava inseguendo allora ? Stava inseguendo Angela ? Stava inseguendo una perfetta sconosciuta ? Per quale motivo ? A quale scopo ?
Poteva una sola frase, un solo sms costringerlo a correre dietro a una donna ? E poi che tipo di donna era ? Come era fatta ? Ne valeva veramente la pena ?
Tutte queste domande erano passate nella sua mente in una frazione di secondo.
Tutte queste domande non avevano trovato una risposta.
Ethan sapeva solo che doveva andare. Un forza misteriosa lo costringeva a inseguire il suo telefono quella donna, cercare di incontrarla.
Forse allora avrebbe iniziato ad avere delle risposte.
Con un gesto rapido chiuse la zip del borsone, lo caricò in spalla, si guardò in giro per essere sicuro di non avere lasciato nulla, e dopo avere raccolto anche la borsa con il portatile uscì dalla camera.
Il cellulare squillò mentre raggiungeva il salone.
“Ethan, non è stato facile ma tutto a posto … se ti accontenti …”
Viaggiare in classe economica per uno abituato al lusso della business non era il massimo, ma Ethan aveva accettato anche questo pur di arrivare a Parigi nel pomeriggio.
Il viaggio, il traffico, la sua auto a noleggio persa, erano tutti piccoli inconvenienti che avevano tentato di minare la sua fiducia nella follia che stava compiendo. Il blocco del suo cellulare per una bolletta non pagata lo aveva irritato e messo di malumore.
Quando aveva messo piede nella suite erano già le 17.
Certo che se Rick avesse saputo cosa stava combinando, altro che prenderlo in giro.
Fece il numero del centralino, e dopo avergli dato il numero del cellulare in possesso di Angela gli aveva dato istruzioni per chiamare ogni 5 minuti fino a che lo avesse trovato acceso, passargli direttamente la comunicazione, assolutamente non parlare. La promessa di una cospicua mancia diede un entusiasmo diverso all’operatore.
Pochi minuti dopo le 18 una telefonata venne inoltrata in camera.
“E’ lei !” gli urlò nell’orecchio l’operatore entusiasta, mettendolo subito in comunicazione.
“Pronto ?” La voce era un po’ incerta, ma musicale, calda. Traspirava decisione, interessante, una voce interessante.
“Che ne dice di una cena come ringraziamento per avere conservato in ottimo stato il mio cellulare ?”
Angela la aspettava da tutto il giorno quella telefonata, per quello lo aveva tenuto spento fino a quando non era stata sola nella sua camera d’albergo. Certa di avere il vantaggio di qualche centinaio di chilometri tra loro due rispose baldanzosa.
“E dove mi porterebbe a cena ?”
“A Montmartre naturalmente, da li si gode una stupenda vista di Parigi, soprattutto in una bella serata come quella di oggi”