DAGO HERON

Taxi – capitolo 12

Era così reale.

Passeggiava sulla riva del lago e l’aveva vista sbucare dal bosco. Indossava un abito leggero lungo, che esaltava le forme del suo corpo grazie anche al vento che glielo appiccicava addosso. Ricordava quel vestito, lo adorava. Adorava quella lunga fila di bottoni davanti. Quante volte era stato piacevole slacciarli uno per uno.

Francesca gli era corsa incontro. Lui aveva faticato a camminarle incontro. L’emozione gli aveva pietrificato le gambe.

Si era lanciata tra le sue braccia e lui l’aveva stretta a se con forza e disperazione. Aveva sentito il suo profumo infilarsi  nelle narici e riempirgli i polmoni. Aveva sentito il corpo di lei premersi contro il suo. Aveva sentito le labbra di Francesca appoggiarsi alle sue, baciarlo. L’aveva sentita ridere di felicità e ricominciare a baciarlo, riempirlo di baci su tutto il viso.

Poi le dita di lei avevano iniziato a slacciargli la camicia e lui, con le dita tremanti di desiderio a slacciare il suo vestito. Con quella rapidità tipica dei sogni erano sdraiati sulla soffice erba inglese, nudi.

Ethan era abbandonato su di lei, con il viso contro i suoi seni, e quando lei aveva iniziato ad accarezzargli i capelli, con quella dolcezza e lentezza che era tipica di quando avevano appena finito di fare l’amore, lui aveva iniziato a piangere. Il pianto sembrava cosi reale da mancargli veramente il fiato.

 

Improvvisamente era seduto sul letto in un bagno di sudore. Il viso rigato di lacrime e una possente erezione sotto le lenzuola. Dentro la disperazione di chi sperava non fosse un sogno.

Raccolse il suo Swatch e guardò l’ora. Le 5.30.

Si infilo un paio di pantaloni vita bassa e un caldo maglione direttamente sulla pelle e scese nella rimessa.

Si infilò nella Lotus e la lasciò scaldare mentre cercava il disco giusto nel lettore cd. Non si ricordava mai in che ordine metteva i cd. Lo trovò finalmente. Stop. Lentamente, cercando di fare meno rumore possibile usci dal garage. Raggiunse il cancello. Thomas era lì ad aspettarlo. Un sorriso si dipinse sul volto di Ethan mentre abbassava il finestrino.

“Ti apro il cancello solo se prometti di andare piano!”

“Lo prometto – disse Ethan appoggiando la mano sinistra sul cuore – parola di lupetto” La mano destra nascosta dal cambio aveva le dita incrociate.

“Non fare il matto come il solito!”

Il cancello si apri cigolando. Ethan guidando con prudenza raggiunse il limitare del piccolo centro abitato. Appena oltrepassato il segnale del limite di velocità del centro cittadino fermò la macchina in mezzo alla strada.

Allaccio la cintura di sicurezza e controllò che il sedile fosse nella posizione migliore. Tolse il controllo di trazione. Ingranò la prima. Alzò il volume al massimo. Pigiò play. Mentalmente contò: uno, due, tre.

Sincronizzato con le note assordanti dell’assolo iniziale di “Money for nothing” dei Dire Straits, Ethan lascio scaricare tutti i cavalli della sua Lotus sull’asfalto. Le gomme stridevano a ritmo della musica. Imboccando tutte le stradine che conosceva, evitando i centri abitati, guidava mantenendo la macchina al limite in ogni curva, nelle strette stradine inglesi fiancheggiate da muretti di terra e di pietre.

Meno di un’ora dopo era a St.Andrew, sulla costa orientale della grande isola, capitale spirituale della scozia.

Si infilo nelle rovine della grande cattedrale, di cui erano rimaste in piedi solo le due facciate. Si sedette li in mezzo, al centro di quella che era stata la più grande e importante chiesa di tutta la Scozia, nella posizione del loto, rivolto verso dove il sole sarebbe sorto di li a poco, iniziando a inalare l’aria ad un ritmo sempre più lento e tranquillo. L’adrenalina scese rapidamente di livello. Il cuore rallento i battiti. La mente vagò libera, mente il vento portava salsedine nei suoi capelli.

Quando il paese iniziò lentamente a svegliarsi si sposto dalla chiesa, meta dei turisti, e scese nella piccola spiaggia sotto il castello diroccato.

Il vento agitava le acque gelide dell’oceano, che si frangevano rumorosamente sugli scogli con boati assordanti, e gli spruzzi, sospinti dal vento, raggiungevano Ethan.

Adorava le forze della natura. Si lasciò ipnotizzare dai gorghi d’acqua e dalla cantilena delle sirene del mare. Fu difficile resistere alla tentazione di farsi un bagno. Ma solo un pazzo avrebbe fatto un bagno, nell’oceano, a febbraio, con una giornata così ventosa.

Accese il telefono per chiamare Thomas e tranquillizzarlo.

“Se sono tranquillo adesso ? Hai svegliato tutto il paese quando sei partito! Sarò tranquillo solo quando ti vedrò tornare qui tutto intero!”

Ethan lo salutò mentre stava ancora inveendo.

Ora stava meglio. Ed era il caso di farsi una sana colazione continentale, altro che il solito caffe e brioche. Uova, salmone, affettati e quant’altro il buffet del migliore albergo che St.Andrew potesse offrire.

 

Erano oramai le undici quando finì la colazione. Una passeggiata nel centro del piccolo borgo per digerire. Le occhiate delle giovani universitarie lo facevano sentire a disagio. No, non era un posto per lui. Non era certo di un’avventura con una ragazza di vent’anni che aveva bisogno. Lui sapeva di cosa aveva bisogno. Una donna, una donna vera, testarda e ribelle, una donna da amare, una donna con cui discutere, una donna da domare nel letto ed in ogni altro posto avessero voglia di fare sesso.

Ma forse oggi non era il giorno giusto per cercarla. Certo se avesse raggiunto Gary a Perth, oltre a fare il solito rifornimento di whisky, avrebbero passato uno dei loro indimenticabili venerdì sera.

Guidando con molta più calma di prima in direzione dell’amico usò il telefono per avvisare Thomas e Gary, poi una controllata in ufficio.

Nei rimanenti venti minuti liberi, senza nulla di particolare a cui pensare si accorse che il suo messaggio non aveva avuto ancora nessuna risposta. La cosa lo infastidiva, e si sorprese a pensare un po’ troppo a chi poteva avere il suo telefono più che al suo telefono. Il suo sesto senso stava tentando di dirgli qualcosa ?

 

Gary era un rubicondo omaccione che puzzava costantemente di whisky. Questo è il prezzo che si paga lavorando in una distilleria. Lui era il general manager. Nella distilleria vera e propria ci andava solo quando accompagnava qualche amico a fare il tour, spiegando saccentemente tutti i procedimenti che venivano tramandati di generazione in generazione in quella piccola ma redditizia fabbrica.

Certo, con la compagnia giusta non disdegnava di farsi qualche bicchiere di whisky. Peccato dovesse sempre riaccompagnare a casa tutti quelli che tentavano di bere quanto lui.

 

Aveva dovuto aspettare l’amico bloccato in una riunione importante. Lo aveva fatto accomodare nel suo ufficio e gli aveva messo a disposizione tutto quello che poteva servirgli. Un computer e una connessione era tutto quello che bastava a Ethan.

Mente si collegava al suo ufficio e controllava che il progetto proseguisse nel modo corretto, sentiva una parte della sua mente costantemente distratta. Continuava a cercare di immaginare la donna che poteva avere il suo cellulare. Sapeva che se fosse riuscito a immaginarsela, se fosse riuscito a immedesimarsi in lei, ne avrebbe capito maggiormente la psicologia e … e avrebbe trovato il modo di provocarla a modo giusto. Poi sarebbe stato quello che sarebbe stato.

Ecco, lo sapeva.

Avrebbe dovuto fermarsi almeno due bicchieri prima. Tre era meglio.

Calcolando che erano andati a letto alle 4 di mattina, essersi alzato alle 2 del sabato pomeriggio non era poi una cosa tanto tragica. Tragica era quella cosa che sentiva nella testa al posto del cervello. Non affrontiamo il discorso stomaco.

Gary gli aveva proposto la ricetta della nonna per fare passare il dopo sbornia, ma il colore e la densità della bevanda avevano provocato a Ethan più urti di vomito di quello che avrebbe potuto fare berla.

“Lascia perdere i rimedi di tua nonna, quelli funzionano per chi ha lo stomaco come il tuo. Stai tranquillo io ho in macchina quello che mi serve. E’ sempre con me, per ogni evenienza.”

I saluti di Gary erano sempre lunghi ed estenuanti. Ci volle più di mezzora ad Ethan per riuscire a raggiungere la macchina. Prima di sedersi al posto di guida prese una bottiglia da una borsa nel baule. Seduto bevve un lungo sorso. Il sapore poco gradevole gli fece fare una smorfia. Ma il fresco che iniziava a sentire già nello stomaco lo aiutava anche a schiarire la mente. Erano i due volti della Aloe vera.

Era a Linlinghtgow per cena, ma di cenare proprio non ne aveva voglia.

Decise che una passeggiata nel parco era la cosa migliore. Raggiunse il lago che il sole stava tramontando dentro.

Ancora una volta la sua mente pensava a lei.

Doveva assolutamente sapere di più di lei. Stava diventando un’ossessione, una tortura.

C’era solo un modo per saperlo.

Prese il cellulare con determinazione per comporre il numero un’altra volta, ma quando guardò il display, vide il segnale di messaggio in entrata. Strano, non se ne era accorto prima considerò perplesso, avvertendo contemporaneamente una vibrazione particolare.

Il sospetto si fece certezza quando vide: messaggio da Ethan Wallace. Rapidamente diede ok. Sul display c’era scritto:

<A quello che preferisci, sempre che tu sappia perdere…>

Un’espressione allibita si dipinse sulla faccia di Ethan.

Lui perdere ? La bimba forse non aveva capito con chi aveva a che fare!

L’espressione allibita lentamente si traformò in un ghigno divertito.