DAGO HERON

Taxi – capitolo 10

Un messaggio. Un fottutissimo sms, ecco cosa doveva mandarle. Che idiota non pensarci prima!

Ma mentre pigiava i tasti per comporre il primo messaggio che gli veniva in mente, qualcosa nella sua mente fermo le dita. No, non un fottutissimo sms, doveva essere un sms di prima categoria, qualcosa che doveva incuriosire chi aveva il suo cellulare, il pezzetto di formaggio che attira il tipo nella trappola.

Doveva pensare.

Scese di volata nella sua camera per cambiarsi, indossando quegli indumenti cosi logori e intrisi di sudore che Margareth avrebbe tanto voluto buttare ma che lui si ostinava a indossare. Cosa poteva saperne lei di indumenti per il movimento fisico, devono essere comodi e usati, soprattutto se fai podismo. Gli indumenti nuovi ti provocano escoriazioni e vesciche.

Cambiato corse nella dependance che aveva trasformato in palestra multiuso.

Una piscina olimpionica a due corsie e le più moderne attrezzature per il fitness lo aspettavano. Lo sforzo fisico lo aiutava a pensare. Come diceva il motto, mens sana in corpore sano.

L’ideale sarebbe stata una lunga nuotata nella piscina, ma con quello che aveva mangiato, e bevuto, non era il caso. Visto che fuori era oramai troppo buio per correre si diresse con decisione verso il tapi roulant. Impostò l’avanzamento a un ritmo tranquillo e inizio a lasciare correre la sua mente.

 

Dopo poco il ritmo ipnotico dettato dai suoi piedi ottenne i primi effetti e la mente iniziò a volare sola. Ma i suoi pensieri non volarono inizialmente alla misteriosa donna che si era impossessata del suo cellulare, ma al suo passato, a suo padre, come spesso gli capitava in quei momenti.

Non so voi cosa ne pensiate di spiriti guida, fantasmi, presenze ancestrali o quant’altro venga catalogato sotto fenomeni paranormali, ma Ethan Salgado Fallace, per quanto tecnologico e pratico, amava credere di sentire il padre al suo fianco nei momenti di difficoltà.

Questo pensiero nasceva forse dal fatto che il padre gli era stato strappato in modo violento e improvviso all’età di dieci anni, che da quel momento la sua vita era stata stravolta e che solo a vent’anni aveva scoperto la verità.

Joan Salgado era un esponente dell’ETA, l’organizzazione Basca per la liberazione, e dopo anni di attività cruenta aveva imboccato la strada del dialogo.

Il suo fascino e la sua abilità stavano ottenendo gli effetti tanto desiderati con il governo di Madrid, ma a qualche pazzo dell’ala estremista e violenta questo non andava a genio.

Così Joan, per salvare la pelle e il lavoro si era rifugiato in Italia, dove dopo poco aveva conosciuto Elizabeth e l’aveva sposata. Ma questo non aveva fermato la sua attività, anche se da esule era notevolmente rallentata.

Alla fine era stato tradito e venduto dagli estremisti ai servizi segreti Spagnoli, a cui erano state raccontate un sacco di menzogne perché lo facessero fuori. E così fecero. Un lavoro perfetto. Non solo lo fecero esplodere nella sua auto mentre dall’ufficio tornava a casa, ma ne distrussero tutta la vita, coprendolo di fandonie e sequestrandone ogni proprietà.

Ad Ethan vennero raccontate altre menzogne, soprattutto dal nonno materno, che gli aveva dipinto il padre come un avventuriero fannullone, dedito al gioco d’azzardo con il quale aveva sperperato tutti i guadagni.

L’amore di Ethan per il padre gli aveva sempre urlato che erano bugie.

A vennt’anni, durante una vacanza aveva scoperto la verità.

Era stato avvicinato da un anziano signore dai modi molto distinti, che con un tono pacato e che non ammetteva repliche gli aveva detto “Seguimi, è giunto il momento che tu sappia la verità”

Esteban, questo il suo nome, o cosi aveva sempre detto a lui, ma Ethan non gli aveva mai creduto, era un vecchio esponente dell’ETA, amico e sostenitore di suo padre.

Gli aveva raccontato tutta la verità, compresa la verità sulla sua morte e il rifiuto della madre agli aiuti dell’ETA per la paura che anche Ethan venisse coinvolto.

Eteban aveva accettato il rifiuto di Elizabeth, e la aveva aiutata, anche se in segreto a proteggere il giovane Salgado.

Scoperta la verità, Ethan come primo impulso ebbe il desiderio di vendicare il padre. Non fu facile per il vecchio tenere a freno il giovane leone, ma certo lo calmò molto sapere che il padre era stato adeguatamente vendicato da l’uomo che aveva di fronte.

“Voglio entrare nell’ETA, seguire le orme di mio padre!”

“Lascia perdere giovane amico, le uniche orme che seguiresti di tuo padre sono la sua morte. Ma potresti comunque aiutare l’ETA aiutando me.”

“Come?”

“A tempo debito lo saprai.”

Poi si era alzato ed era scomparso tra la folla.

Ethan da quel giorno aveva avuto spesso contatti con Esteban, che ne seguiva la brillante carriera scolastica e poi imprenditoriale.

I favori che negli anni gli chiese restano un segreto tra loro due.

 

Il sudore gli colava su tutto il corpo, alzando gli occhi al quadrante scopri che oramai erano più di trenta minuti che correva su quell’aggeggio infernale. E ancora non gli era venuta una idea. Stava forse perdendo il suo smalto ?

Saltò giù dal tapi roulant e prese in mano il suo Nokia 9110

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E lo inviò.

Non sapeva se essere soddisfatto o meno, Sapeva solo di avere fatto una mossa. Adesso toccava al suo avversario, solo in quel momento avrebbe capito se era buona o no.

Tornò in camera e si infilò sotto una doccia bollente per quindici minuti.

Poi si infilò sorridente nel letto.

Nei sogni, Francesca lo venne a trovare. Non sappiamo fino a che punto questa è una buona cosa.