Che cavolo di giornata!
Lo aveva sentito fino dal mattino, appena sveglio. Oddio, sveglio, diciamo in quello stadio in cui non si dorme ma il cervello è ancora ben lontano da svolgere tutte quelle funzioni per cui siamo definiti homo sapiens.
La serata era stata più impegnativa di quello che si aspettava. La cena con il gruppo di pubblicitari per i quali stava elaborando il sito web di una multinazionale francese era stata lunga e ricca di libagioni. In più a sorpresa era presente uno degli Amministratori Delegati della multinazionale che voleva conoscerlo a tutti i costi. Era stato incastrato, cosa che odiava, ma sapeva che a quel punto era importante affascinare il cliente.
Purtroppo quell’idiota di Rick si era fatto male la sera prima durante una partita di pallone. Menisco e tendine crociato a quanto pare erano messi in condizioni pessime. Costretto a letto non aveva potuto fargli, come sempre, da spalla.
Uno sguardo minaccioso al capo dei pubblicitari e una buona mancia ai camerieri aveva velocizzato la serata.
Arrivato in albergo un ulteriore imprevisto. Catia lo stava aspettando.
“Lo sapevi che avevo una cena di lavoro e che non sapevo quando mi sarei liberato … “
“Si ma sapere che eri a Milano e non vederti sarebbe stato peggio!”
Odiava essere messo sotto pressione da una donna, ma faticava ancora di più a dire di no a una donna.
Catia era riuscita a salire in camera con lui e, una volta in camera, ad ottenere tutto quello che desiderava.
Non gli aveva nemmeno dato il tempo di accendere la luce, lo aveva spinto contro il muro dell’ingresso e gli aveva strappato la camicia mentre lo baciava. Poi lentamente era scesa, aveva slacciato i pantaloni e aveva iniziato a succhiare avidamente il suo sesso. Sapeva che era il tallone di Achille di Ethan!
Lui, un po’ stordito dall’alcol e un po’ divertito l’aveva lasciata fare. Quando Catia pensava di averlo in pugno lui l’aveva presa per i capelli, messa carponi sulla moquette, alzato la corta gonna del vestito, strappato con violenza il sottile tanga e deflorata con calcolata prepotenza. L’alcool, a volte, esaltava la sua virilità e dopo averla portata all’orgasmo, si era concesso e nello stesso tempo le aveva regalato il piacere di concludere il lavoro iniziato.
Finito l’amplesso si era spogliato completamente. Si era avvicinato al mobile bar e si era servito un abbonante dose di wiskey, anche se non era dei migliori gli ricordava comunque casa.
Catia era rimasta per un po’ sul pavimento, sorpresa da una serie di comportamenti di Ethan che non aveva ancora deciso se le erano piaciuti o l’avevano spaventata. Certo che Carlo nemmeno nei sogni scopava cosi.
Poi lui, sempre più stordito dall’alcool si era buttato nudo sul letto.
Catia si era spogliata e come una gatta in calore aveva seguito l’odore del sesso. Scivolando sul letto dai piedi si era insinuata tra le sue gambe, dove aveva trovato il suo fallo, in quello stadio chiamato “barzotto”.
Lo aveva leccato, provocato, sentendolo reagire ai suoi stimoli e desideri, mentre Ethan rimaneva immobile sul letto. Quando era diventato cosi duro e grosso che era un peccato solo succhiarlo gli si era messa cavalcioni, impalandosi su quella verga capace di soddisfare suoi desideri.
Ethan l’aveva lasciata fare, Catia non aveva ancora capito che quando beveva era in piena crisi di malinconia, come la chiamava Rick, “Ethanite”!
C’era solo un rimedio, lasciarlo nel suo brodo e sperare che andasse in Scozia.
Mattino. Il telefonino, che regolava i ritmi e a volte anche i bioritmi della sua vita stava tentando di riportarlo alla realtà. Aveva allungato una mano per spegnerlo e guadagnare altri cinque minuti di tregua. Il suo cervello galleggiava ancora nell’alcool e la bocca era cosi impastata da sembrare impossibile aprirla.
Poi aveva sentito due cose fuori dalla stanza: un rumore e un profumo.
La famosa goccia che fa traboccare il vaso.
Aveva sentito il rumore delle macchine che passavano su un asfalto bagnato, ma non troppo.
Aveva sentito il profumo dell’asfalto bagnato da una pioggerellina delicata.
Era una delle cose che amava di Milano.
Milano e la sua Scozia erano lontane migliaia di miglia per tante cose, ma a volte Milano sapeva ricordargliela cosi tanto.
Quando aveva aperto gli occhi e si era trovato nel letto ancora Catia la decisione era stata presa.
Catia era simpatica, intelligente, bella … ma le mancava qualcosa, qualcosa che lui cercava da anni, qualcosa che lei non aveva.
Quando ne parlava con Rick faticava a definirlo questo qualcosa. Alla fine aveva detto: “Cerco una donna che sappia accendermi come quando apri il rubinetto dell’acqua calda e il boiler si infiamma!”
Rick naturalmente pensava fosse solo un problema di sesso.
Ethan sapeva che per lui accendersi era … accendersi tutto, anima, corpo e mente!
Così si era vestito in fretta e furia, un paio di jeans, un maglione, le sue Puma, e in silenzio era sgattaiolato fuori dalla camera. Aveva trangugiato un caffè e mezza brioche e poi era fiondato fuori, non prendendo nemmeno in esame l’ipotesi del taxi, ma raggiungendo gli uffici di Milano della ESW a piedi, gustandosi nei polmoni la prima sigaretta e sul viso la frizzante pioggerella.
Come un uragano aveva travolto tutti, dando istruzioni a seguito della cena della sera prima e disponendo tutto per la sua partenza immediata.
Contrattempi, voli stracolmi, nonostante tutte le sue conoscenze gli era stato impossibile partire prima delle 18.
Un taxi preso di fretta e furia. L’ufficio che, terrorizzato dall’idea di non avere capito i suoi ordini con il rischio che lui spegnesse per giorni il cellulare in Scozia e non essere in
grado di realizzare il prodotto e consegnarlo per tempo, lo rincorreva sui due cellulari, pagare il conto al taxista, raccogliere la valigetta del pc e il borsone con dentro gli indumenti di prima necessita, mentre guardava ansioso l’orologio con la paura di perdere anche l’ultimo volo disponibile per Edimburgo …
Solo quando la prassi di routine sugli aerei gli ricordava di tenere spento il cellulare per tutto il volo, solo allora si accorse di avere perso il Nokia.
“Merda!” non aveva fatto in tempo a trasferire i numeri di telefono di alcune persone sulla memoria del computer. Poi decise che ci avrebbe pensato con calma arrivato a Edimburgo. Aspettò che l’aereo si allineasse alla sua quota di volo, poi, godendo degli ampi spazi e servizi offerti dalla business class della British, si rilassò lasciandosi coccolare da Jane, responsabile di volo che negli ultimi cinque anni aveva incontrato almeno una sessantina di volte.
Gli antidolorifici lo avevano fatto dormire per quasi tutto un giorno. Oggi lo aveva passato a fare visite e controlli con la speranza che la prima diagnosi fosse sbagliata. Così non era stato.
Demoralizzato, ignaro di quanto aveva deciso Ethan nelle ultime ventiquattrore Rick aveva preso il cellulare e pigiato il tasto di chiamata rapida più comodo di tutti: il 5, corrispondente a Ethan.
Dopo un bel po’ di squilli finalmente il rumore dell’apertura della comunicazione.
“Hi, Ethan, it’s me – disse una voce maschile dall’altra parte – I had trying to call you all the day, did you get some problem?”