Il giorno dopo scorse via veloce e incasinato come al solito e Angela non si ricordò del cellulare trovato fino alla sera, quando a cena non le venne in mente di mostrarlo a Carolina, la sua migliore amica.
“Guarda cosa ho trovato ieri in un taxi..” disse Angela mostrando orgogliosa l’oggetto
“Bello, ma è di quelli che fanno anche le foto…- commentò Carolina – che fortuna. Se lo trovavo io stai sicura che non era neanche Gsm” aggiunse un po’ scoraggiata
“Sì, è uno degli ultimi modelli. Non so neanche come si usa, non li conosco i Nokia “ continuò Angela
“Beh, sarà come tutti gli altri. Fammi vedere, io ho un Nokia”
“Ok ma non lo accendere, se poi suona che figura ci facciamo?” si preoccupò Angela
“Ma dai, e poi mica l’abbiamo rubato, no? Tanto peggio per chi l’ha perso e poi sai cosa ti dico? Se uno ha un telefono così, ne può comprare altri dieci” concluse pratica come al suo solito Carolina
“Va bene, vediamo almeno se riusciamo a capire di chi è…” fece eco Angela ormai intrigata dal gioco
Carolina accese l’apparecchio e cominciò a sbirciare la rubrica. La cosa che colpì subito le due amiche fu la quantità di nomi stranieri, molti femminili. Entrando nei singoli contatti notarono che gli indirizzi memorizzati si riferivano a vari posti sparsi in tutto il mondo, segno inequivocabile di una certa internazionalità del proprietario. La loro attenzione tuttavia fu attirata da quelli che sembravano essere cognomi, ma in realtà erano nomi di cose o città affiancate a nomi femminili. Per esempio c’era una Susan LA, una Liza Paris, una Samantha Sugar, una Barbara Love, ecc.
Angela e Carolina si guardarono un attimo negli occhi e dissero all’unisono “E’ di un uomo”! e scoppiarono a ridere rumorosamente.
La loro risata fu interrotta dal cellulare che inaspettatamente cominciò a squillare.
Si guardarono un po’ titubanti e lessero sul display “Rick” mentre il telefono continuava a suonare e la gente nei tavoli vicini cominciava a manifestare una certa insofferenza. Così dopo alcuni secondi di perplessità Angela premette risolutamente il pulsante per la risposta e accostò il telefono all’orecchio senza parlare.
“Hi Ethan, it’s me. I had trying to call you so much , where the heck were you all day??”
Angela ascoltava senza dire niente, non sapeva se rispondere o no, ci pensò un attimo e poi…