La giornata era partita male e non accennava a migliorare. Dago girava per strada con la sua valigia cercando dentro di se la forza per ribaltare la giornata. Meno male che c’era almeno il sole.
Camminando lungo il corso principale di quel paese, alla ricerca dell’indirizzo del prossimo appuntamento, incrociò una ragazza, la vide da lontano, potendo così osservarla progressivamente e con più attenzione.
Le prime cose che notò da lontano furono i lunghi capelli neri, il cappotto nero e lungo aperto, gli stivali con il tacco a spillo alto.
Poi notò la sua camminata, ancheggiante con passo sicuro, lo sguardo deciso, e la gonna lunga al ginocchio, che si muoveva in modo strano. Avvicinandosi ancora di più capi cosa aveva di strano quella gonna, un lungo spacco fino a quasi all’inguine che camminando scopriva le gambe belle e ben tornite.
La vista di questa ragazza rianimo gli ormoni di Dago mettendolo subito di buon umore. Certo avesse avuto il tempo, e anche il coraggio, di conoscerla la giornata sarebbe stata molto diversa. Rise dentro di se per questo suo pensiero birichino e prosegui per la sua strada.
Proseguendo per la sua serie di appuntamenti di quella mattina per il paese gli capitò di incrociarla un’altra volta. Questa volta ebbe la possibilità di osservare altri particolari che la prima volta non aveva avuto il tempo di osservare.
Certo non era di una bellezza appariscente, ma la cura con cui vestiva e la sicurezza dei suoi modi e atteggiamenti la rendevano particolarmente affascinante.
Durante il secondo incrocio notò che anche lei lo stava osservando e al momento che si incrociarono si scambiarono uno sguardo furbetto, con un lieve sorriso.
Gongolante Dago proseguì per la sua strada, felice di non essere rimasto un’ombra nella giornata di quella ragazza.
Arrivati alle ore 13, ora in cui le attività che doveva visitare chiudevano, si apprestò a ritornare al parcheggio dove aveva posteggiato la sua automobile. Certo la giornata non era stata un granché, probabilmente durante la pausa pranzo avrebbe trovato il modo per ricaricarsi, magari telefonando a qualche amico.
Spostando lo sguardo distrattamente sull’altro marciapiede vide una sagoma familiare. Non era possibile, ancora lei. Stava litigando con il suo cellulare mentre camminava con il suo passo deciso. Quando il cappotto si spostava, era possibile, anche da questo lato della strada, sbirciarle le gambe.
Lei si girò all’improvviso quasi si fosse accorta che lui la stava osservando, appena i loro sguardi si incocciarono vide il suo sguardo trasformarsi in uno sguardo incuriosito. Improvvisamente attraversò la strada e gli si affianco.
Dago fu sorpreso dalla sua manovra, ma proseguì a camminare facendo finta di niente, in realtà, dentro di se, stava cercando il coraggio per dirle qualche cosa, possibilmente di originale.
Mentre lei continuava a litigare con il telefonino improvvisamente gli disse “Per caso mi stai seguendo?” e girò la testa per guardarlo dritto negli occhi. Si fermarono continuando a guardarsi negli occhi. “Sinceramente no, anche se è stato un piacere continuare a incontrarti – lei continuava a fissarlo. Sembrava che lo stesse analizzando, che cercasse di valutarne la sincerità – speravo fossi tu a seguire me” proseguì Dago. Lei rise. “Ti confesso che qualche volta da ragazzina l’ho fatto, ma oramai è da molto tempo che i ruoli si sono invertiti.”
“Ti confesserò una cosa anche io, se non avessi avuto da lavorare mi sarebbe piaciuto molto seguirti, sperando di trovare il momento giusto per parlarti” Continuavano a ridere delle loro battute senza lasciare che i loro occhi staccassero “Senti – riprese Dago – visto che ho un po’ di tempo libero perchè non la smettiamo di inseguirci e andiamo a bere o mangiare qualcosa ?”
Lei lo osservò ancora per qualche istante in silenzio. Dago si sentiva a disagio quando i suoi occhi scuri si fissavano dentro i suoi quasi a scandagliargli l’anima. All’improvviso lo prese sotto braccio “Vada per qualcosa da bere” e incominciarono a camminare in silenzio. Pochi metri più avanti trovarono un bar e vi entrarono in tacito accordo. Lei puntò verso un tavolino d’angolo abbastanza isolato. Sedendosi accavallò le gambe accentuando il movimento in modo che lo spacco si aprisse. Gli occhi di Dago erano attratti dalle sue gambe anche se cercava di non darlo a vedere. Per fortuna a interrompere quella battaglia psicologica arrivò il cameriere a prendere le ordinazioni. Ordinarono 2 margherita. Dago aveva bisogno di qualcosa di forte.
Fino all’arrivo degli aperitivi la conversazione rimase molto vaga, poi per il brindisi lei gli si avvicinò e gli appoggiò una mano sulla coscia. “Che programmi hai per il pomeriggio ?”
Dago non si era mai trovato in una situazione come quella. Che fosse una donna decisa lo aveva capito, certo non si aspettava che fosse anche cosi audace. O forse era lui che stava correndo un po’ troppo con la fantasia ? “Fino alle 17 non ho appuntamenti. E vista come è andata la mattinata non è che abbia voglia di fare molto oggi. Tu invece cosa fai ?” Lei gli si avvicinò ancora di più, il suo viso le sue labbra a pochi millimetri da lui, sussurrando gli disse “Faccio sesso con te!” lasciò che la sua mani si appoggiasse sul sesso di Dago e lo baciò delicatamente, sfiorandogli le labbra con la lingua. Poi, allontanandosi da lui “Che ne dici di venire a mangiare qualcosa da me?”
Dago la fissò. I suoi occhi la percorsero cercando di immaginare il suo corpo sotto i vestiti, e con uno slancio di coraggio le disse “Preferirei mangiare te …” Non finirono nemmeno gli aperitivi. Uscirono dal bar e camminarono per pochi isolati lei si fermò davanti a un cancello ed estrasse le chiavi. Dietro il cancello si intravedeva una villetta semplice e carina. Dago si fermò un attimo assalito da qualche dubbio su quello che stava facendo. Lei se ne accorse “Vivo sola – gli disse – non ci disturberà nessuno!” e proseguì verso la porta. Dago la segui con la sensazione di entrare nella tana della tigre. Entrarono. Lei lanciò il suo cappotto sul divano e si girò subito verso di lui. Gli sfilò il giaccone lasciandolo cadere a terra e fece fare la stessa fine alla giacca, ma molto più lentamente, approfittandone per sentire il suo corpo attraverso la camicia. Gli si strinse contro, lasciandogli scivolare una mano dietro la nuca per attirarlo a se e baciarlo. L’altra mano intanto gli slacciava la camicia. Il contatto della sua mano fredda sulla sua pelle riempiva Dago di contrastanti sensazioni eccitanti. Finito di slacciare la camicia la sua mano prosegui con i pantaloni. Lentamente si lascio scivolare sul corpo di Dago baciando e accarezzando ogni millimetro di pelle. Dago riuscì a mala pena a sfilarle la maglia mentre lei proseguiva nella sua discesa verso i suoi slip. Con la lingua segui il bordo degli slip, mentre con la mano accarezzava il sesso attraverso il tessuto. Gli occhi di Dago erano fissi a guardare quello che lei gli stava facendo, immobilizzato dall’eccitazione. Lei alzò gli occhi, li fissò nei suoi, e con un sorriso malizioso incominciò a sfilargli gli slip. Il sesso di Dago, eretto puntava verso di lei, la sua mente sognava il momento in cui sarebbe entrato nella sua bocca. Lei lo impugnò. Baciò l’asta delicatamente, e incominciò a passarselo sul viso, sul collo, sui seni, strusciando il glande contro i capezzoli duri e gonfi. Dago era esasperato dall’eccitazione e dalla voglia, ma lei continuava a stimolarlo, con la lingua iniziò a giocare con i testicoli e a muoverla lungo l’asta, senza accennare a prenderglielo in bocca.
Dago non resisteva più. Prese in mano il proprio sesso puntandoglielo contro, mentre con l’altra mano tirava verso di se la sua testa. Gli passò il glande sulle labbra, schiudendogliele, e iniziando a spingere lentamente. La bocca di lei si schiuse, calda e accogliente, accogliendolo tutto dentro di lei. Dago appoggiò anche l’altra mano sulla sua testa. Tenendola ferma, e iniziando a muoversi nella sua bocca. Era eccitatissimo, e in istante di razionalità fu colto dal dubbio di esagerare, ma lei gli appoggiò le mani sui glutei per fare in modo che entrasse ancora di più dentro di lei. La sua bocca, la sua lingua, lei, lo stavano portando verso un’estasi di piacere unica. Mentre guardava il suo sesso muoversi nella sua bocca la vide far scivolare una mano sotto la gonna e iniziare ad accarezzarsi voluttuosamente tra le gambe. La cosa lo eccitò ancor di più e iniziò a muoversi ancora più velocemente, lasciandosi trascinare dai suoi mugolii di piacere. Pochi istanti dopo raggiunse l’orgasmo nella sua bocca. Lei non si lasciò scappare nemmeno una goccia del suo succo, anzi continuò fino a quando non fu certa che era l’ultima goccia.
A Dago girava la test, per fortuna era appoggiato al muro. Lei gli abbracciò le gambe e appoggiò il viso al suo sesso. La fece sollevare e la baciò. Lei ricambiando con ancora più passione gli prese una mano e la appoggiò sul sesso. “Adesso tocca a te mangiare!” Lui le sorrise e non se lo lasciò ripetere. Scivolò lungo il muro mettendosi tra le sue gambe aperte, il suo sesso già gocciolava di piacere. Le fece sentire subito con decisione la forza della sua lingua, le scappò subito un gemito. Dago ricominciò con più delicatezza, leccandole il sesso con meticolosa precisione, andando a scovare tutti i punti più sensibili del suo sesso, quelli che nemmeno lei immaginava di avere. Ogni tanto si aiutava con le dita, aprendole le labbra o accarezzandola, piuttosto che penetrandola. Man mano che sentiva l’eccitazione di lei aumentare, aumentava il ritmo e la forza delle sue stimolazioni. Poco prima dell’orgasmo, lei gli prese la testa tra le mani e lo attirò con forza contro il suo sesso, e durante l’orgasmo quasi lo soffocò.
Ma lui non era ancora soddisfatto, anzi, il piacere di averla fatta godere aveva aumentato ancora di più in lui la voglia. Le fece appoggiare le mani al muro, lasciando che rimanesse leggermente piegata, e si inginocchio dietro di lei. Incominciò ad accarezzarle il sedere restando ad ammirare il suo sesso che si intravedeva tra i glutei. Poi lasciò che la sua mano ricominciasse ad accarezzarle il sesso. Lei si Bagnò immediatamente. La penetrò con un dito, guardando estasiato quello spettacolo e rimanendo ad ascoltare l’effetto che faceva. Lo lasciò scivolare fuori, andando a raggiungere il clitoride, giocandoci, accarezzandolo e torturandolo, poi lasciò di nuovo scivolare il suo dito verso l’apertura e questa volta la penetrò con 2 dita. Le due dita si muovevano in ogni direzione e la sua eccitazione aumentò così rapidamente che non riusciva a stare ferma, si muoveva al loro ritmo, andando loro incontro. Dago avvicinò la sua bocca, e dopo aver baciato delicatamente i suoi glutei, inizio a giocherellare con la punta della lingua sul suo ano. I suoi gemiti aumentarono immediatamente. Lasciò scivolare le dita dal sesso all’ano, puntò un dito nel buchino e rimase fermo. Lei si spinse lentamente indietro lasciando che il dito scomparisse dentro di lei. Dago allora la penetrò nel sesso con l’altra mano, muovendo le mani con ritmi diversi. Bastarono pochi minuti per farle raggiungere un altro orgasmo.
Dago era eccitatissimo a questo punto e la desiderava con tutte le sue forze. Si alzo in piedi e dopo averle massaggiato il sesso con il suo glande la penetrò con decisione e forza. Si aggrappò ai suoi seni, e incominciò a muoversi dentro di lei, uscendo lentamente e penetrandola con un colpo deciso che la faceva gemere ogni volta. Nella foga, ad un certo punto scivolo fuori. Lei recupero il suo membro velocemente e lo guidò puntandolo nel buchino. “Ti prego spingi piano” la senti sussurrare. Lui la prese per i fianchi, e mentre lei lo teneva in posizione la penetrò lentamente. Era difficile trattenersi da iniziare a spingere con foga. Fare sesso con lei lo eccitava a un punto tale che sognava di poterla penetrare contemporaneamente in più modi e punti.
Dopo poco usci da lei, la girò appoggiandola contro il muro e prendendola in braccio. I loro corpi e le loro bocche erano nuovamente uniti. Le braccia di lei attorno al suo collo cercavano di aiutare i movimenti. L’orgasmo li travolse cosi violentemente che si ritrovarono sul pavimento.
Restarono così non sanno nemmeno loro per quanto.
Gli occhi chiusi, il cuore martellante, il respiro affannato …
Non credo che Dago sia andato all’appuntamento delle 17 …