DAGO HERON

Rapporto di storie – capitolo 2

Faceva freddo, molto freddo, a Milano. A scaldare Dago erano rimasti solo i ricordi di una notte d’estate lontana mesi, ma presente nella sua mente come se fosse ieri, qualche ora fa.

Non aveva resistito alla lontananza e aveva deciso di  percorrere migliaia di chilometri per poterla rivedere. Ma voleva che fosse una sorpresa. Dalle loro telefonata e nelle loro lettere, Dago aveva raccolto abbastanza indizi per poterlo fare.

Si fece spiegare la strada per arrivare sotto casa sua e si appostò davanti al portone.

Erano le 13, sperava sarebbe arrivata al più presto.

Ogni ragazza che passava con i capelli neri, che potevano sembrare i suoi Dago era percorso da un brivido, che si trasformava in delusione ogni volta che si rendeva conto che lei non era.

Oramai erano 2 ore che aspettava li fuori, malediva il freddo e la sua pazzia. Non sentiva più i piedi e le mani. Le gambe nei jeans erano congelate. Tremava e non riusciva a fare nulla per fermarsi, ma non voleva allontanarsi per andare a bere qualcosa di caldo, avrebbe potuto perderla.

All’improvviso un pensiero: ‘E se quella mattina non fosse andata a scuola??? Magari lei era su a casa!’

Avrebbe aspettato ancora 30 minuti e poi avrebbe pensato al da farsi.

Rassegnato e congelato, era oramai deciso a rinchiudersi in un bar a riscaldarsi e a pensare al da farsi quando improvvisamente vide sull’altro marciapiede una ragazza ferma che lo fissava. I capelli erano nascosti da un buffo cappellino di lana e il suo corpo era camuffato dai vestiti pesanti e goffi, ma i suoi occhi erano inconfondibili.

Dago era paralizzato dal freddo e dall’emozione. Riuscì a mala pena a muovere un braccio in cenno di saluto. Elena gli corse in contro, aggrappandosi al suo collo e riempiendolo furiosamente di baci intercalati da “Pazzo! … tu sei pazzo!”

Dago non riusciva a parlare. Gli occhi lucidi di gioia, si lasciava travolgere da Elena.

“Ma tu sei congelato, da quanto sei qui??”

“Non lo so, non ti preoccupare, l’importante è che sei arrivata. Non avrei resistito ancora molto.”

Elena lo guardo un istante con i suoi intensi occhi verdi, che improvvisamente si illuminarono ancora di più! “Vieni con me!” Lo prese per mano e lo tiro verso il portone. Dago la fermò. “Dove ? Dove mi stai portando?”

“Andiamo su a casa! – poi vedendo il suo sguardo perplesso – Stupido non cè nessuno fino a sta sera alle 8!”

Con il cuore che gli batteva in gola Dago si lascio trascinare su nell’appartamento. Il caldo lo avvolse subito, ma lui rimaneva impalato e vestito al centro della sala, guardandosi in torno, mentre Elena schizzava da una stanza all’altra in preda ad una agitazione incontrollata, continuando a parlare, raccontandogli cose senza senso che nemmeno lui riusciva ad ascoltare. Si tolse il giubbotto buttandolo sul divano, scomparendo nella propria camera da dove ricomparve senza il maglione, per andare in cucina a mettergli sul fuoco qualcosa di caldo da bere, per poi scomparire nello sgabuzzino e ricomparirvi senza scarpe, e riscomparire nel bagno, tornando poi in cucina per versargli la bevanda, e ritornare nella sua cameretta dalla quale ricomparve con solo una magliettona che le arrivava a mezza coscia, e andarsene nuovamente in cucina, uscendovi con una tazza fumante di tisana. Solo allora si accorse che Dago era ancora completamente vestito, fermo dove lo aveva lasciato appena entrati. Scoppiò a ridere.

“Che fai li immobile come uno spaventapasseri?? Togliti questo giubbotto, in questa casa si muore di caldo!!”

Appoggio la tazza su un tavolino e incominciò a slacciargli il giubbotto, lanciandolo poi sul divano vicino al suo. Gli accarezzò il viso, gli tocco le mani.

“Non mi sembri più molto congelato” cosi gli sfilò anche il maglione. I loro corpi si sfiorarono, Elena si allungo a baciarlo delicatamente. Dago, come risvegliato da un incantesimo, la prese tra le braccia. La maglietta non gli impediva sentire le forme e il calore del corpo di Elena. Gli fu impossibile controllare l’inizio di una erezione.

Elena se ne accorse. Trasformo il bacio delicato in uno più profondo e passionale, e incominciò a slacciargli la camicia. Le sue labbra scivolarono sul suo petto che sapeva ancora di salato, di mare, del loro mare. Così almeno a lei sembrava. Poi sempre più giù, mentre le mani aprivano la strada alla bocca. Dago, con gli occhi chiusi, inebetito e preso alla sprovvista si lasciava spogliare. Un brivido lungo e intenso lo sconvolse quando senti la bocca di Elena avvolgere il proprio sesso. Improvvisamente e violentemente raggiunse il massimo dell’erezione con un gemito.

I due giovani si ritrovarono nudi, sul tappeto, abbracciati uno all’altro, le gambe avvinghiate ai loro corpi, come le loro lingue che si muovevano freneticamente assieme.

Dago allontanò leggermente il suo viso per poterla vedere meglio. Le bacio delicatamente tutto il viso mentre le sue mani accarezzavano il corpo di Elena. Poi una mano si fermò sul suo seno, si passò la lingua sulle labbra e si lascio scivolare un po’ per poterlo baciare. Quando la sua lingua incominciò a sfiorare i capezzoli, Elena si inarcò dal piacere. Allora lui si dedicò con maggiore attenzione e passione fino a quando i capezzoli non furono gonfi e duri. Poi la giro a pancia in giù. Elena si lasciava guidare in estasi dal piacere.

Dago, a cavalcioni sulle gambe di Elena, incominciò ad accarezzarle la schiena, dalle spalle alle natiche, poi delicatamente appoggio le labbra sulla sua pelle, le baciò il collo le spalle, per poi scendere lungo la spina dorsale, giocando con la lingua sulle vertebre, mentre le mani correvano sui fianchi, sfiorando continuamente i seni e le gambe.

Arrivato in fondo alla schiena, iniziò a giocare con i suoi glutei, accarezzandoli, strizzandoli, baciandoli e mordicchiandoli, fino a quando Elena, inarcando la schiena, sollevo il sedere e allargò le gambe, offrendogli il proprio sesso.

Dago prima si fermo ad ammirare quanto gli veniva offerto, le prime gocce ne adornavano il contorno delle labbra, la accarezzò con una mano, lasciando che un dito prima scivolasse tra le labbra, andasse a sfiorare, solo sfiorare il clitoride, e poi scivolasse delicatamente dentro di lei.

Elena, con il volto appoggiato su una guancia al tappeto, contratto dal piacere, gemeva. Le sue mani tentavano di aggrapparsi al tappeto.

Dago, lasciò scivolare fuori il dito, appoggiò le mani sulle natiche, le accarezzò, poi mentre le allargava, avvicinò la bocca al sesso di Elena. Lo baciò delicatamente. Poi cominciò ad accarezzarla con la lingua,  e a lasciare che scivolasse dentro di lei per berne e gustarne il succo del piacere. Elena spingeva il proprio corpo verso il viso, la bocca, la lingua di Dago, ma con il crescere del proprio piacere, cresceva anche la voglia di darne a lui, così, come se si fossero spiegati lasciarono ruotare i loro corpi in modo da trovarsi con le bocche sui rispettivi sessi. Muovevano le lingua in sincronia, gareggiando a chi riusciva a dare più piacere all’altro.

Elena all’apice, si sollevo, tenendo con una mano il sesso di Dago, e strusciando il proprio per qualche minuto sul suo viso, poi lentamente si lascio scivolare verso il basso, lasciando una scia di piacere sul petto di Dago, fece in modo che i due sessi si trovassero finalmente vicini.

Si alzò leggermente sulle gambe, e incominciò ad accarezzare il proprio sesso con il membro, lasciando che il glande si riempisse del suo succo, fino a quando Dago, gemendo le chiese pietà. Allora lei, alzandosi ancora un po’ di più, guidò il sesso di lui dentro di lei, lasciandosi penetrare lentamente, e iniziando a muoversi con un ritmo regolare, lento, dolce, sicuro. Dago era inchiodato al pavimento dal piacere. Osservava il corpo di Elena muoversi, il proprio membro scomparire dentro di lei, per poi ricomparire quasi completamente.

Appoggiò le sue mani sulle sue chiappe, per aiutarla e seguirne meglio il movimento.

Man mano che il piacere cresceva, cresceva anche il ritmo, fino a quando non incominciò a muoversi anche Dago, allora incomincio a crescere anche l’intensità dei colpi.

Improvvisamente Elena si giro. Ricomincio a muoversi ma con gli occhi fissi negli occhi di Dago, le mani appoggiate sulle sue spalle, le gambe strette ai suoi fianchi, quasi per non farselo sfuggire.

L’orgasmo li travolse come un’onda travolge uno scoglio, una corrente si impossessò dei loro corpi che venivano scossi dal piacere, e catapultati in una nuova dimensione, in cui esistevano solo i loro corpi, i loro baci, le loro carezze.

Sopraffatti, esausti, si addormentarono uno sull’altro.

Li svegliò il suono del campanello … “Elenaaaaaa ! Apri sta portaaaaaa!” la voce del padre.

Terrorizzati i due ragazzi si guardarono non sapendo cosa fare …