Il tempo era volato. Solo adesso fermandosi a pensare, si era reso conto che oramai era passato un anno e mezzo. Ripensandoci non ci poteva credere che fosse passato cosi poco tempo da quel pazzo giorno in cui aveva lasciato il suo paese il suo mondo per seguire il cuore, per seguire un istinto.
Aveva abbandonato tutto, si era trovato un lavoro, si era abituato a stare lontano dal suo sole e dal suo mare. In fin dei conti cera lei che compensava tutto. Aveva fatto tutto questo per lei. E ne era stato ripagato abbondantemente. Non aveva nessun rimpianto.
Solo che adesso era li solo, nel loro appartamento. Fissava la televisione senza vederla ne ascoltarla. Il suoi pensieri erano solo per lei. Dove era adesso? cosa stava facendo? Stava pensando a lui?
La mancanza si sentiva in ogni angolo della casa. Dago faceva un fatica pazzesca a infilarsi in quel letto vuoto, e quando rientrava in casa sentiva tutta la freddezza di Milano, senza il suo sole che lo riscaldava.
Ma cosa poteva farci. Non poteva certo obbligarla a perdere un’occasione del genere. Si era laureata con un brillantissimo voto, e raccomandata da alcuni professori le era stata offerta la possibilità di partecipare ad un importantissimo ed esclusivo master. Era il sogno di moltissimi universitari questo master, anche perché apriva delle considerevoli opportunità di lavoro.
L’unica pecca era che il master si teneva a Parigi. Non esattamente dietro l’angolo. Non era facile incontrarsi e non era facile telefonarsi, con quello che costava.
Un pochino la tecnologia veniva in aiuto. Sms e email erano il loro più frequenti mezzi di comunicazione. Ma certo era un’altra cosa sentire la sua voce. E un’altra cosa era sentire le sue mani, la sua bocca, la sua pelle.
Dago aveva tremendamente voglia di lei. Erano 2 mesi che era a Parigi, e ne dovevano passare altri 4 perché finisse il master. Prima della fine di quel periodo sicuramente sarebbe impazzito.
Aveva venduto un casa importante in centro a Milano e aveva guadagnato un sacco di soldi, ma cosa erano i soldi senza avere nessuno con cui festeggiare?
Si sedette davanti al computer cercando le parole per raccontare la sua giornata a Elena, ma la tristezza gli rallentava i processi mentali. Non aveva voglia di scrivere, voleva averla tra le braccia, accarezzarla, baciarla … fare l’amore con lei …
Guardava distrattamente la televisione cercando le parole per iniziare l’email.
Improvvisamente un’idea, apri una pagina di explorer, digitò velocemente l’indirizzo che era pubblicizzato in televisione in quel momento.
Una veloce ricerca, inserì gli estremi della sua carta di credito, aspetto la conferma sul video, e si alzò con l’eccitazione che gli brillava negli occhi.
Andò in camera a preparare una borsa con lo stretto necessario, prese il telefono, chiamò un taxi. Modena28 sarebbe arrivato in 10 min. Chiamò anche Andrea, un suo collega avvisandolo che non rientrava in ufficio quel pomeriggio e fino a Lunedì non ci sarebbe stato. “Cosa succede Dago?” “Nulla di particolare Andrea, credo che mi merito una piccola vacanza. In fin dei conti mancherò solo venerdì, lunedì in tarda mattinata sarò in ufficio.” “Ok … tranquillo … avviso io in ufficio.”
Scese ad aspettare il taxi che non si fece attendere molto. Man mano che si avvicinava alla meta il suo cuore batteva sempre più forte. Volare non era una delle cose che amava maggiormente fare.
Arrivato all’aeroporto riuscì a farsi capire da uno scontroso tassista e raggiunse l’albergo che era compreso nell’offerta. Sinceramente rimase un po’ male. Aveva un vago ricordo di della città che aveva visitato qualche anno prima.
La fretta sicuramente era stata colpa della fretta di partire. Cosi non si era preoccupato tanto di guardare dove era l’albergo, ma di avere un posto dove dormire. Beh, diciamo che in fondo al cuore dormire non era proprio nei suoi programmi.
La camera in fin dei conti però era carina. Semplice ma tutto funzionava. Si fece una doccia e indosso un elegante abito con quella maglietta al posto della camicia che piaceva tanto a Elena e si apprestò a uscire. Teoricamente quello era l’orario giusto.
Si fermò alla reception chiedendo di chiamargli un taxi.
Durante il tragitto si accorse che le mani gli sudavano e il cuore aveva ripreso a battere forte. Sotto sotto gli si stava anche insinuando la paura che questa sorpresa poteva non essere gradita. Perso per i suoi pensieri, guardava fuori dal finestrino.
Improvvisamente la paura di avere fatto una cazzata lo assalì. La lontananza e la città dell’amore potevano essere un pericoloso cocktail. Elena poteva aver conosciuto qualcuno … poteva essere stata una pessima idea fare una sorpresa.
Il suo cellulare emise il classico beep beep di ricevimento sms.
<Mi manchi … tremendamente … ho avuto una giornata orribile e vorrei essere tra le tue braccia. Elena>
Il taxi rallentò accostando. Il tassista gli farfuglio che erano arrivati. Scese dal taxi e guardò verso il palazzo dove aveva la camera lei.
Prese il telefono e rispose all’sms. <Guarda in strada! Dago>
Inviò e attese guardando verso le finestre. I secondi passavano lenti. Nulla sembrava cambiare alle finestre. Poi un’ombra. La tenda che si sposta. La finestra si apre. Un urlo!
“Dagooooooo” La figura scompare e pochi istanti dopo il portone si apre. Elena corre fuori e si lancia tra le sue braccia. Le loro labbra si cercano, con foga, quasi volessero mangiarsi di baci.
Elena lo trascino per le scale fino all’appartamento dove viveva con altre 7 ragazze che partecipavano al master. Entrando urlo che era in compagnia maschile, di cercare di non girare nude per case altrimenti le avrebbe sistemate per le feste.
Dago sentiva ancora quella sensazione strana nelle viscere. Appena dentro la sua stanza Elena si chiuse la porta alle spalle. Guardava Dago con una strana luce negli occhi. Lasciò cadere il cappotto per terra. Fece un piccolo passo verso di lui, sbottonandosi lentamente il maglioncino che indossava. Infilo le mani all’interno del cappotto di Dago, accarezzandogli il petto lo fece cadere a terra. Inizio a baciarlo e a spogliarlo. Lentamente la sensazione negativa dentro di lui svaniva, lasciando spazio alla passione che lei sapeva accendergli. Lei lo baciava. Gli baciava tutto il viso, cercava la sua bocca, la sua lingua. Le mani di Dago lentamente si mossero infilandosi dentro il maglioncino. Il contatto delle sue mani fredde con la pelle di lei la fece rabbrividire.
Le mani di lei raggiunsero velocemente i suoi pantaloni, aprendoli. “Non sai quante notti sono che sogno di farlo … “ gli mormorò in un orecchio. Scivolò piano piano lungo il suo corpo. Lentamente abbasso i suoi slip, scoprendo il suo membro che iniziava a dimostrare interesse per la situazione. Elena lo accarezzò dolcemente e inizio a baciarlo alla base mentre diventava sempre più turgido e arrivata al glande lo lascio scivolare dentro la sua bocca.
Dago era rimasto immobile fino a quel momento e lascio scappare tra le labbra un gemito. Anche lui aveva sognato questo e altri momenti praticamente tutte le notti. Lei faceva scorrere la propria bocca con sempre maggiore foga sul suo membro. Finì di spogliarsi gettando lontano la camicia. Poi prese la testa di lei tra le sue mani e la tenne ferma. Inizio a far scivolare il suo membro nella bocca di lei decidendo lui il ritmo e la profondità della penetrazione. Lasciò scivolare il suo membro fuori dalla sua bocca lasciandolo oscillare davanti a lei. Elena cercava di riprenderlo, ma lui lo spostava. Lentamente glielo lascio scivolare ancora tra le labbra, poi la costrinse ad alzarsi. La sedette sulla scrivania. Con foga le tolse il maglione e il reggiseno. La sua bocca avidamente si aggrappo ai suoi seni mentre le mani correvano lungo il suo corpo. Elena gemeva, gli accarezzava i capelli, sentiva il suo corpo bruciare sotto le sue dita.
Le mani scivolarono sotto la gonna e le sfilarono le mutandine. Risalendo dalle caviglie le mani allargavano sempre di più le gambe mentre la sua bocca scendeva lungo il suo corpo baciandola tutta. Poi finalmente l’incontro con il suo sesso. La sua lingua che finalmente la accarezzava, la penetrava, quante volte l’aveva sognata mentre nel buio della notte si coccolava. La lingua si muoveva dentro di lei, poi scivolava sul clitoride leccandolo con foga, mentre le dita scivolavano al posto della lingua.
Le sfilo la gonna e si fermo a guardare il suo corpo nudo. Elena sussurrava “Prendimi … ti voglio… prendimi … “ Lentamente Dago scivolò dentro di lei, e senza riuscire a resisterle iniziò a muoversi con ardore, con furore. In un attimo furono all’orgasmo.
Elena si alzo e lo prese per mano accompagnandolo al suo piccolo letto. Si sdraiarono vicini per poter stare nel letto. Lei lasciava correre la sua mano lungo il corpo di lui.
Arrivata al membro lo senti ancora turgido, e pieno dei loro umori, una cosa irresistibile. Si mise a cavallo del suo corpo assaporandolo tutto, mentre offriva il suo sesso al viso di Dago. Il pene divenne immediatamente duro. Elena lo succhiava, lo leccava, lo accarezzava sempre più voracemente. Dago dal canto suo usava la lingua con parsimonia, preferendo giocare con le sue dita sul e nel sesso di lei. Quando usava la lingua la affondava con forza dentro di lei allargandole le natiche e spesso andava a giocare anche sull’altro buchino, e in qui momenti sentiva cambiare la pressione delle labbra sul suo membro.
Lascio che le sue dita entrassero ancora una volta dentro di lei e poi con l’altra mano le accarezzo il buchino. Appoggiando un dito lascio che scivolasse dentro di lei. Le sue labbra si strinsero sul membro. Lentamente muoveva le anche sentendo il piacere crescere dentro di lei. Ma voleva di più.
Si mise a cavalcioni sopra si lui, appoggiando le mani sul suo petto. Dago teneva dritto il proprio sesso verso di lei, che scendendo lo accolse dentro di lei. Gli sussurrava “Fermo … fermo … “ mentre continuava a muoversi lentamente. Dago si sentiva morire dal piacere che stava provando. Si impose di ubbidire alla sua richiesta, ma le sue mani cercarono i seni di lei: Elena gli prese le mani e le appoggiò sui suoi fianchi. Improvvisamente spinse il suo corpo indietro allargando ancora di più le gambe, in modo che Dago potesse vedere i loro sessi penetrarsi.
Lentamente si alzò fino a far scivolare fuori il membro. Con uno sguardo malizioso lo impugnò. Accarezzò con il glande il proprio sesso, per proseguire ancora. Fermo il pene quando il glande, premeva contro il suo ano. Lentamente vi si lascio scivolare sopra. Dago era paralizzato dallo spettacolo e dal piacere. Elena continuava a muoversi. Dago guardava il proprio membro scomparire dentro il corpo di Elena mentre il suo sesso, gonfio di piacere, continuava a guardarlo. Inizio ad accarezzarlo con le proprie mani. La penetrava con le dita, mentre contemporaneamente le massaggiava il clitoride. Sentiva l’orgasmo crescere in lei, da come si contraeva, da come si muoveva, da come si bagnava. Lui sentiva il proprio sesso pulsare sempre di piu dentro di lei.
Sentiva la passione bruciargli nelle vene e prendere possesso del suo cervello, portandolo a uno stadio primordiale.
In un attimo aveva preso il controllo della situazione. Elena inebetita dal piacere non aveva reagito. L’aveva presa e sdraiata sulla scrivania, lasciandola con il sedere sul bordo. Lui era in piedi tra le sue gambe e le accarezzava il sesso e l’interno delle cosce con il suo membro. Poi le allargò decisamente le gambe. Lei sentì il glande premere contro il suo ano, aprirla lentamente e fermarsi solo con la punta dentro. Gli occhi fissi negli occhi. Le sue mani si aggrapparono con forza ai suoi seni, e contemporaneamente con una spinta decisa la deflorò. Urlò. Piacere e dolore fusi nella stessa sensazione. Senti uscire dal proprio sesso un fiotto di caldo piacere. Dago la prendeva con una forza e passione che non ricordava. Lo vedeva con il viso trasfigurato, vedeva i suoi muscoli contrarsi ad ogni spinta, sentiva il suo membro riempirla.
“Si ti prego … vieni … riempimi …” si udì gemere
Le mani di Dago si contrassero maggiormente sui suoi seni , e mentre lei avvinghiava le sue gambe a lui in preda all’orgasmo, sentì il suo sperma caldo riempirla, mentre il viso si contraeva in una dolorosa smorfia mentre tentava di trattenere l’urlo selvaggio che avrebbe voluto emettere.
Elena lo strinse a se. La sua testa era tra i suoi seni, i loro corpi ancora uniti, straziati dall’orgasmo … e dalla lontananza.
Si trascinarono fino al letto, dove si avvinghiarono l’uno all’altro in un bacio lunghissimo.
Poi ritrovarono la forza di parlare.
Dago le racconto dell’affare concluso e dell’irresistibile voglia di festeggiarlo con lei. Di come aveva organizzato tutto nella speranza di trovarla in casa.
“In realtà non mi aspettavo un’accoglienza così … travolgente … avevo in mente di portarti a mangiare qualcosa … che ne so a Mont Maitre …”
Elena si puntò su un gomito e lo fisso con i suoi occhi verdi furbetti. “Così hai una camera d’albergo tutta per te … – un sorriso irresistibile le comparve – non so se riuscirai a portarmi a cena … muoviti …”
Lei era già in piedi che si stava rivestendo. Non credo che le intenzione fossero di andare a cena