La fiducia è una cosa importante nel rapporto tra due persone. Dago ne aveva sempre avuto nei confronti di Kika. Come ne aveva avuto sempre nei confronti delle persone con cui lavorava. Ma mantenerla non è una cosa semplice. Soprattutto quando la tua compagna inizia a comportarsi in modo strano e non è in grado di darti risposte soddisfacenti.
Mentre Kika si preparava in bagno Dago si infilo una maglietta sgualcita e un paio di jeans vecchissimi che non indossava mai e si rimise sotto le coperte fino al collo tornando a far finta di dormire come aveva fatto tutta la notte.
Era distrutto. Non aveva chiuso occhio. E come avrebbe potuto d´altronde ? Nel cervello sentiva un costante ronzio causato dalla stanchezza e i suoi pensieri erano inquinati dal germe della gelosia.
Durante quella notte aveva pensato tutto e il contrario di tutto. L´amava e non era disposto a perderla restando alla finestra a guardare. Era pronto alla battaglia per riconquistarla. Ma prima doveva capire.
Senti la porta del bagno aprirsi. Chiuse gli occhi e tento di calmare il respiro per sembrare ancora nel pieno del sonno. Senti Kika muoversi per casa. Il tintinnio delle chiavi. La porta che si apriva e richiudeva.
Era già in piedi. Corse a infilarsi le scarpe da tennis senza nemmeno slacciarle, e raccolse un giubbetto sportivo, un cappellino e i suoi inseparabili occhiali da sole.
Fece le scale a piedi volando sopra i gradini. Arrivato nell´atrio vide Kika uscire e il portone richiudersi dietro di lei.
“Giovanni” disse rivolgendosi al custode “è un´urgenza, prestami la macchina”
Giovanni non lo aveva mai visto cosi teso. Senza quasi fiatare estrasse le chiavi della sua macchina dal cassetto. “E´ a destra lungo il marciapiede … mi raccomando … ”
“Tranquillo Giovanni … grazie … e sai che saprò sdebitarmi ”
Vide la macchina di Giovanni, una piccola Micra nuova nuova, e in fondo alla via la macchina di Kika che metteva la freccia per uscire.
Si butto in macchina e con la stessa foga si butto all´inseguimento di Kika nel traffico, cercando di ricordarsi le regole che usavano i poliziotti nei telefilm. Il suo vantaggio era che Kika negli specchietti non guardava molto.
Dopo 20 minuti di traffico intenso Kika posteggio la macchina. Per fortuna la Micra è facile da posteggiare. Dago trovo un posto libero poco più avanti di Kika. Le passo davanti mentre scendeva dalla macchina. Era bellissima. Neanche per uscire con lui si preparava in quel modo. La gelosia gli fece ribollire il sangue. Posteggio e cerco di seguirla. Quando i suoi occhi la trovarono stava girando l´angolo di un palazzo. Le corse dietro. Il cuore martellava per la corsa e per l´agitazione. Appena girato anche lui l´angolo vide Kika ferma sul marciapiede. Si stava guardando in giro. Lui cerco di mimetizzarsi tra la folla. Poi la vide infilarsi dentro l´androne di un albergo.
Lentamente, con il cuore che oramai martellava sempre più forte nelle orecchie, si avvicino all´ingresso dell´albergo. La vide prendere una chiave alla reception e avviarsi verso l´ascensore. Chiamarlo. Entrarci. E scomparire alla sua vista.
Le gambe e le ginocchia non avevano più forza. La vista gli si annebbio. Avrebbe voluto urlare. Non poteva non pensare a un tradimento. Come poteva non pensarlo. Ma era una persona intelligente.
Un bar. Proprio di fronte all´albergo c´era un bar. Lui aveva bisogno di un po´ di tempo per pensare e di un caffè. Forse due. Entro e si sedette a un tavolino dal quale poteva controllare l´ingresso dell´albergo. Con la tazzina del caffè tra le mani e lo sguardo fisso sul portone tento di iniziare a pensare.
Mentre Kika si preparava in bagno Dago si infilo una maglietta sgualcita e un paio di jeans vecchissimi che non indossava mai e si rimise sotto le coperte fino al collo tornando a far finta di dormire come aveva fatto tutta la notte.
Era distrutto. Non aveva chiuso occhio. E come avrebbe potuto d´altronde ? Nel cervello sentiva un costante ronzio causato dalla stanchezza e i suoi pensieri erano inquinati dal germe della gelosia.
Durante quella notte aveva pensato tutto e il contrario di tutto. L´amava e non era disposto a perderla restando alla finestra a guardare. Era pronto alla battaglia per riconquistarla. Ma prima doveva capire.
Senti la porta del bagno aprirsi. Chiuse gli occhi e tento di calmare il respiro per sembrare ancora nel pieno del sonno. Senti Kika muoversi per casa. Il tintinnio delle chiavi. La porta che si apriva e richiudeva.
Era già in piedi. Corse a infilarsi le scarpe da tennis senza nemmeno slacciarle, e raccolse un giubbetto sportivo, un cappellino e i suoi inseparabili occhiali da sole.
Fece le scale a piedi volando sopra i gradini. Arrivato nell´atrio vide Kika uscire e il portone richiudersi dietro di lei.
“Giovanni” disse rivolgendosi al custode “è un´urgenza, prestami la macchina”
Giovanni non lo aveva mai visto cosi teso. Senza quasi fiatare estrasse le chiavi della sua macchina dal cassetto. “E´ a destra lungo il marciapiede … mi raccomando … ”
“Tranquillo Giovanni … grazie … e sai che saprò sdebitarmi ”
Vide la macchina di Giovanni, una piccola Micra nuova nuova, e in fondo alla via la macchina di Kika che metteva la freccia per uscire.
Si butto in macchina e con la stessa foga si butto all´inseguimento di Kika nel traffico, cercando di ricordarsi le regole che usavano i poliziotti nei telefilm. Il suo vantaggio era che Kika negli specchietti non guardava molto.
Dopo 20 minuti di traffico intenso Kika posteggio la macchina. Per fortuna la Micra è facile da posteggiare. Dago trovo un posto libero poco più avanti di Kika. Le passo davanti mentre scendeva dalla macchina. Era bellissima. Neanche per uscire con lui si preparava in quel modo. La gelosia gli fece ribollire il sangue. Posteggio e cerco di seguirla. Quando i suoi occhi la trovarono stava girando l´angolo di un palazzo. Le corse dietro. Il cuore martellava per la corsa e per l´agitazione. Appena girato anche lui l´angolo vide Kika ferma sul marciapiede. Si stava guardando in giro. Lui cerco di mimetizzarsi tra la folla. Poi la vide infilarsi dentro l´androne di un albergo.
Lentamente, con il cuore che oramai martellava sempre più forte nelle orecchie, si avvicino all´ingresso dell´albergo. La vide prendere una chiave alla reception e avviarsi verso l´ascensore. Chiamarlo. Entrarci. E scomparire alla sua vista.
Le gambe e le ginocchia non avevano più forza. La vista gli si annebbio. Avrebbe voluto urlare. Non poteva non pensare a un tradimento. Come poteva non pensarlo. Ma era una persona intelligente.
Un bar. Proprio di fronte all´albergo c´era un bar. Lui aveva bisogno di un po´ di tempo per pensare e di un caffè. Forse due. Entro e si sedette a un tavolino dal quale poteva controllare l´ingresso dell´albergo. Con la tazzina del caffè tra le mani e lo sguardo fisso sul portone tento di iniziare a pensare.