DAGO HERON

Passioni contrastanti – capitolo 12

Gianluca era alla finestra. Vide la macchina avventarsi su Dago. Un urlo gli si strozzo in gola. Vide Dago rotolare e accasciarsi per terra. In un lampo era in strada. Dago perdeva sangue dalla testa. Ma era una ferita superficiale. Nulla di grave. Lentamente stava riprendendo i sensi. La zona commerciale a quell´ora era deserta. I due amici, uno sorretto dall´altro, tornarono nell´appartamento. Entrambi silenziosi. Preoccupati da quello che stava accadendo attorno a loro.
Gianluca andò in cucina a preparare la borsa del ghiaccio. Tornando in sala trovo Dago su una poltrona che continuava a tamponarsi la ferita con il fazzoletto. Sempre in silenzio verso due dosi abbondanti di rum. E si sedette di fronte a lui.
“Non è stato un incidente vero?” disse Dago.
“Ero alla finestra. A me non è sembrato un incidente. La macchina si è messa in moto improvvisamente quando tu hai messo i piedi giù dal marciapiede. Peccato che oltre a poter dire che era una Mercedes non potrei dire altro.”
Il silenzio torno a regnare.
Dago era pensieroso, preoccupato da quello che Gianluca era riuscito a scoprire.
Gianluca era preoccupato anche per quello che stava succedendo tra Dago e Kika. Sapeva quanto lei era importante per lui. Era stata l´unica donna che lo aveva fatto riprendere dalla morte della sua prima moglie. Una morte tragica. Erano altri tempi. Erano giovani. Lavoravano per il governo. Avevano altre identità. Avevano altri incarichi. Erano delle spie. Gianluca da dietro un PC, e Dago spesso in azione. Il loro scopo principale era quello di individuare e sgominare una misteriosa organizzazione internazionale. Era stata questa organizzazione che aveva causato l´incidente in cui era morta sua moglie. Per questo motivo Dago era furente con Kika. Aveva avuto nel suo letto , amava una donna che faceva parte dell´organizzazione che aveva ucciso sua moglie. Sua moglie che stava aspettando un figlio. Dago era caduto in una profonda depressione da cui era uscito solo grazie a all´aiuto dell´amico e al nuovo lavoro. Anche se lo Stato si serviva spesso ancora di loro. Comunque Dago ne era uscito distrutto, e a quanto pare l´ultimo strascico che si portava dietro era una sterilità misteriosa. Si sospettava di origine psicosomatica.
Con l´arrivo di Kika aveva ripreso a vivere. E adesso la mazzata. Di nuovo nella mischia.
“Chi li chiama ???” chiese Dago guardando l´amico.
“Li chiamo io. Tu finisci di riprenderti. Gli dico solo che dobbiamo parlargli immediatamente. Li faccio venire qui subito.”
Dago si rilasso contro la poltrona mentre Gianluca era al telefono. Le lacrime gli riempirono gli occhi. I ricordi, i fantasmi tornavano al presente. E ancora una volta minacciavano la sua vita privata, i suoi sentimenti. Gente senza scrupoli e pietà. Chissà se erano già risaliti a lui. Al suo vero lui. Aveva bisogno di parlare con Kika. Spiegarle. Più le era lontano e più sentiva di amarla.
Prese il cellulare e la chiamo a casa. Sicuramente era a casa pensava. Nessuna risposta. Riprovo. Niente. Provo sul cellulare. Segreteria telefonica. Chiuse la comunicazione. Poi rifece il numero.
” … potete lasciare un messaggio dopo il segnale acustico … bip ”
“Kika … sono Dago. Ho sbagliato tutto … scusa. Devo parlarti. Chiamami. Mi manchi … Ti amo …” click!
Alzo gli occhi verso Gianluca in piedi davanti a lui.
“Arrivano. Credo che come al solito i bastardi sapessero tutto. Troppo solleciti.”
“Non cambieranno mai. Per quello ce ne siamo andati. Che ne dici di un altro rum mentre li aspettiamo ?”
“Che ne dici di finire la bottiglia ?” gli rispose Gianluca appoggiando la bottiglia tra loro due.
Il tempo può fare tante cose. Ma quando sei stato una spia lo sarai per tutta la vita. Erano pronti. Erano di nuovo delle spie pronte all´azione.