Per Kika era una liberazione poter dire tutto all´uomo che amava. Quasi tutto Non gli aveva raccontato della lettera, ma chi gliela aveva spedita? Dago stava con lei in macchina, stavano andando a casa. Il silenzio regnava sovrano la tensione era palpabile. “Parlami dimmi qualcosa – implorò Kika – ti prego, parlami.”
“Cosa vuoi che ti dica. Sei una spia. Da non credere. E quando me lo avresti accennato … sai Dago ogni tanto rubo di qua … VADO A LETTO CON QUALCUNO di là” scimmiottò lui e diede un pugno sul volante.
“Non fare cosi, io ti amo.” gli disse Kika ormai singhiozzante.
Arrivarono a casa. Lui saLì subito sopra senza aspettarla. Maledetto il giorno che mia madre è morta, penso Kika, Dago non me lo perdonerà mai, oh Dago. Apri la porta di casa. Andò in cucina e vi trovò Dago seduto sulla sedia, le mani al volto come se stesse pensando.
“Ne usciremo, lo sai quando voglio una cosa niente può ostacolarmi.” Le disse quasi per rassicurare più lui che la donna che aveva di fronte. Lei si fece coraggio gli si avvicinò, tese la mano per accarezzarlo.
“Non toccarmi. Non lo tollero, sei una bugiarda, una donna falsa. Le tue carezze erano una menzogna. Cosa provavi quando andavi a letto con quelli?? E quando venivi a letto con me?? Dio arrivo persino ad odiarti. Ti ho dato tutto, il cuore, l´anima e tu mentivi soltanto.”
Le parole di Dago erano macigni, urla incontrollabili quasi isteriche.
“Lasciami stare, sei solo una sgualdrina!” se ne andò in camera.
Kika si buttò sul divano e pianse tutte le lacrime che aveva. Si svegliò il mattino seguente guardò l´orologio erano le otto si alzò Dago era già uscito.
Kika osservò il letto e penso a Dago a quanto poteva averlo ferito. Tutto. Era finito tutto.
Come un´automa mise la casa in ordine, come se come se fosse importante. Ormai non doveva nemmeno fingere di lavorare. Presto arrivarono le due e Kika si preparò per andare all´appuntamento. Di Dago nemmeno l´ombra. Senti lo squillo del cellulare rispose.
“Sono Dago non torno resto a mangiare da Gianluca non aspettarmi alzata stanotte farò tardi.” le disse sbrigativo.
“Ti prego Dago…”
“Di cosa mi preghi ? Di essere sincero? Si stanotte mi fermo a casa di una amica.” Il tono era ironico ma sofferente.
“Non farmi questo Dago, non lo sopporterei.”
“Io invece devo sopportare tutto vero?” e attaccò.
Il cuore di Kika era distrutto. Un´amica. Le tempie le ronzavano. Ma non doveva pensarci doveva andare all´appuntamento. Dago rifletteva. Perché se la prendeva con Kika? Dopotutto non era l´unico ad avere un segreto ogni volta che si parlava di bambini lui cambiava discorso. Notava lo sguardo con cui Kika guardava i bambini nel parco, ma lui di bambini non ne poteva parlare. Era sterile. Un segreto che lo aveva distrutto. Una volta si dimenticò per la passione di proteggere il rapporto, pensò che Kika sarebbe andata da lui dopo pochi mesi per dargli la notizia che aspettava un bambino, ma niente. Come un presentimento andò a fare le analisi e risultò che era sterile. Quella notizia lo uccise quasi dal dolore. Quindi perché biasimava la donna che amava?
Kika arrivò in albergo, apri la porta della camera vi entrò.
“Kika sei tu?” Una voce di donna la investi, una voce familiare. Si girò di scatto.
“Mamma sei tu??!” Dago era appena uscito da lavoro, stava andando a casa di Gianluca, lo avrebbe ospitato per questa notte.
La sua mente era piena di congetture voleva solo staccare la spina per un po´ e Gianluca di certo lo avrebbe aiutato.
Gianluca abitava vicino alla sede della società. Decise di non prendere la macchina. Attraversò la strada sopra pensiero, ma all´improvviso vide due fari accecarlo e una macchina venirgli addosso. Si scansò appena in tempo, ma nell´evitare la macchina andò ad urtare contro a un palo e perse i sensi.
Il suo ultimo pensiero fu per Kika.
“Cosa vuoi che ti dica. Sei una spia. Da non credere. E quando me lo avresti accennato … sai Dago ogni tanto rubo di qua … VADO A LETTO CON QUALCUNO di là” scimmiottò lui e diede un pugno sul volante.
“Non fare cosi, io ti amo.” gli disse Kika ormai singhiozzante.
Arrivarono a casa. Lui saLì subito sopra senza aspettarla. Maledetto il giorno che mia madre è morta, penso Kika, Dago non me lo perdonerà mai, oh Dago. Apri la porta di casa. Andò in cucina e vi trovò Dago seduto sulla sedia, le mani al volto come se stesse pensando.
“Ne usciremo, lo sai quando voglio una cosa niente può ostacolarmi.” Le disse quasi per rassicurare più lui che la donna che aveva di fronte. Lei si fece coraggio gli si avvicinò, tese la mano per accarezzarlo.
“Non toccarmi. Non lo tollero, sei una bugiarda, una donna falsa. Le tue carezze erano una menzogna. Cosa provavi quando andavi a letto con quelli?? E quando venivi a letto con me?? Dio arrivo persino ad odiarti. Ti ho dato tutto, il cuore, l´anima e tu mentivi soltanto.”
Le parole di Dago erano macigni, urla incontrollabili quasi isteriche.
“Lasciami stare, sei solo una sgualdrina!” se ne andò in camera.
Kika si buttò sul divano e pianse tutte le lacrime che aveva. Si svegliò il mattino seguente guardò l´orologio erano le otto si alzò Dago era già uscito.
Kika osservò il letto e penso a Dago a quanto poteva averlo ferito. Tutto. Era finito tutto.
Come un´automa mise la casa in ordine, come se come se fosse importante. Ormai non doveva nemmeno fingere di lavorare. Presto arrivarono le due e Kika si preparò per andare all´appuntamento. Di Dago nemmeno l´ombra. Senti lo squillo del cellulare rispose.
“Sono Dago non torno resto a mangiare da Gianluca non aspettarmi alzata stanotte farò tardi.” le disse sbrigativo.
“Ti prego Dago…”
“Di cosa mi preghi ? Di essere sincero? Si stanotte mi fermo a casa di una amica.” Il tono era ironico ma sofferente.
“Non farmi questo Dago, non lo sopporterei.”
“Io invece devo sopportare tutto vero?” e attaccò.
Il cuore di Kika era distrutto. Un´amica. Le tempie le ronzavano. Ma non doveva pensarci doveva andare all´appuntamento. Dago rifletteva. Perché se la prendeva con Kika? Dopotutto non era l´unico ad avere un segreto ogni volta che si parlava di bambini lui cambiava discorso. Notava lo sguardo con cui Kika guardava i bambini nel parco, ma lui di bambini non ne poteva parlare. Era sterile. Un segreto che lo aveva distrutto. Una volta si dimenticò per la passione di proteggere il rapporto, pensò che Kika sarebbe andata da lui dopo pochi mesi per dargli la notizia che aspettava un bambino, ma niente. Come un presentimento andò a fare le analisi e risultò che era sterile. Quella notizia lo uccise quasi dal dolore. Quindi perché biasimava la donna che amava?
Kika arrivò in albergo, apri la porta della camera vi entrò.
“Kika sei tu?” Una voce di donna la investi, una voce familiare. Si girò di scatto.
“Mamma sei tu??!” Dago era appena uscito da lavoro, stava andando a casa di Gianluca, lo avrebbe ospitato per questa notte.
La sua mente era piena di congetture voleva solo staccare la spina per un po´ e Gianluca di certo lo avrebbe aiutato.
Gianluca abitava vicino alla sede della società. Decise di non prendere la macchina. Attraversò la strada sopra pensiero, ma all´improvviso vide due fari accecarlo e una macchina venirgli addosso. Si scansò appena in tempo, ma nell´evitare la macchina andò ad urtare contro a un palo e perse i sensi.
Il suo ultimo pensiero fu per Kika.