DAGO HERON

Roberta – capitolo 5

Roberta e Dago si risvegliarono che era pomeriggio inoltrato. La fame era l’unica cosa che sentivano più della stanchezza. Dago aveva riempito un vassoio con tutto quello che era possibile mangiare stando a letto. In compagnia di un buon vino rosso erano rimasti nudi a letto mangiando, scherzando e parlando.
Lui non riusciva a staccarle gli occhi di dosso, ancora incredulo di quanto era successo.
Lei faceva le fusa come una gattona che era stata riempita di coccole. I suoi sensi, ancora eccitati, continuavano a ricordarle tutte le piacevoli sensazioni di quelle fantastiche 24 ore.
Con fatica e dispiacere si erano rivestiti per andare a casa di Roberta. Dago era al settimo cielo, premeditava e sognava futuri incontri con Roberta, e non riusciva a capire perché lei improvvisamente si era fatta così triste e nervosa. La cosa innervosiva lui per primo, così iniziò a parlare, travolgendola con un fiume di parole, quasi avesse paura che le dovesse dire qualcosa di spiacevole e volesse impedirglielo.
Le confesso tutte le sue fantasie, i suoi sogni, confidandole quali erano i suoi progetti con lei, per lei. Mentre si avvicinavano alla macchina la morsa allo stomaco di Roberta si era fatta ancora più dolorosa, forse perché si rendeva conto meglio di quanto stava per lasciare, oltre al dispiacere di infrangere i sogni e i progetti di Dago.
Entrati in macchina riuscì a fermarlo e a parlare lei.
“Dago non so come dirtelo, io domani pomeriggio parto, parto per New York”
Il colpo fu secco e ben mirato nelle parti basse. Nonostante questo tento di aggrapparsi a qualche speranza:
“Beh, non starai via per sempre, tornerai prima o poi …”
“Vado via per lavoro, mi trasferiscono la, non ho la minima idea per quanto tempo, 1 anno, 2 anni, proprio non lo so …”
Il mondo gli crollò addosso. Sembrava un bambino a cui avessero negato il giocattolo più bello dopo averglielo fatto toccare. Senza più parlare accese la macchina e si immise nello scarso traffico della domenica.
Roberta capiva perfettamente quello che Dago provava, lei stessa non era più felice di andare a NY come lo era poche ore prima, ma non poteva ribellarsi al destino e poi quel lavoro, quel posto se lo era cercato e guadagnato, e rinunciare alla possibilità di essere la responsabile della sede di New York era impensabile.
Non poteva sapere che quella sera a quella cena, tra amici visti mille volte, ci sarebbe stato lui. Ma poi in fin dei conti lui cosa era ? Era forse più importante di quel sogno che si realizzava dopo anni di fatiche? Poche ora di conoscenza, anche se condite da sensazioni uniche, non potevano prevalere sui sacrifici fatti fino ad oggi.
Si era appoggiata con la testa sulla spalla di Dago e aveva iniziato ad accarezzargli il petto, le dita si infilavano tra i bottoni alla ricerca del calore della sua pelle. Lentamente li slaccio uno ad uno, per potersi infilare meglio, iniziando a baciargli il collo, stuzzicargli i lobi delle orecchie con la lingua, respirandogli contro la sua voglia.
La mano era ora scivolata sui pantaloni sentendo l’erezione che vi era nascosta. Aveva slacciato anche i pantaloni e portato allo scoperto il suo fallo, e con lo sguardo incollato a quel pezzo di carne aveva iniziato a muovere su e giù la mano, sentendolo, gustando l’erezione aumentare tra le sue dita, guardandolo diventare sempre più grosso.
Non riuscendo e non volendo resistere, si lasciò scivolare con la testa, con la bocca verso il suo uccello, iniziando a succhiarlo. Lo lasciava scivolare piano tra le labbra, gustandone la pienezza che le riempiva la bocca. Giocava con la lingua sulla cappella e sull’asta, mentre le sue dita stuzzicavano le palle e lo scroto.
La mano di Dago era scivolata sotto il suo corpo. Sapeva cosa stava cercando. Si inginocchio sul sedile allargando le cosce per facilitargli il compito.
La macchina proseguiva la sua marcia praticamente con una sola marcia, spesso singhiozzando. Ma loro quasi non se ne accorgevano. Roberta ulteriormente stimolata dalle dita di Dago che toccavano, pastrugnavano, invadevano la sua figa, aveva iniziato ad accelerare il movimento della sua testa e della sua lingua, cercando nello stesso tempo di non esagerare. Voleva gustarsi ogni millimetro di quel cazzo, ricordarsi la sensazione di averlo il più possibile, voleva gustarsi ogni millimetro della sua sborra, non perderne nemmeno una goccia.
Le dita sapienti la portarono velocemente vicina all’orgasmo, mentre sentiva la cappella pulsarle sempre più velocemente in bocca.
Il mugolio di piacere del suo orgasmo provoco il primo schizzo dell’orgasmo di Dago, riempiendole la bocca di liquido caldo. Mentre riempiva la mano di Dago con la sua birra, succhiava e ingoiava avidamente ogni stilla di sborra che riusciva estrasse dal suo membro.
Dopo essersi assicurata di averlo ripulito dal più piccolo residuo di seme, lo baciò e accarezzo come per salutarlo, prima di riporlo nei pantaloni, giusto pochi istanti prima che la macchina accostasse sotto casa.
Lo baciò, quasi più per zittirlo che per piacere. Sapeva che quello che stava per dire, qualunque cosa stesse per dire, era qualcosa che le avrebbe fatto male. Fu un bacio lungo, con la mano di Dago ancora appoggiata alla figa di Roberta.
Lei odiava gli addii. Quello lo odiava particolarmente.
Lentamente si separarono. Lui si porto le dita alla bocca, se le succhio.
Mille sarebbero state le cose che volevano dirsi. Mille e uno le cose che era meglio non dirsi.
“Addio” gli disse Roberta. “Arrivederci” lui le rispose. Non era disposto ad arrendersi cosi facilmente.
Roberta sali in casa, cercando di controllare che tutto fosse pronto per la partenza, ma la sua testa era da tutt’altra parte.
Dago schizzo in mezzo al traffico guidando fino a notte per cercare di scaricare la rabbia.

New York e il suo lavoro non erano stati proprio come si aspettava. Probabilmente era New York il problema, una città in cui non si era mai riuscita ad ambientare del tutto, nonostante i due anni passati la.
Ora era sull’aereo e tornava in Italia. Di nuovo casa. Ne era felice.
Mentre guardava le nuvole sotto di lei, la sua mente vagava da un ricordo all’altro, la casa, il vecchio quartiere dove abitava e dove era cresciuta, gli amici. Era normale pensare anche a Dago e a quella magica notte. Pensare, sperare che tutto potesse riaccadere.
Si erano tenuti in contatto. Era riuscita a entrare in possesso dell’indirizzo email di Dago, e così erano riusciti a mantenere alta la tensione tra di loro, nonostante la distanza. I sogni erano viaggiati nell’etere, nero su bianco. Aveva iniziato Dago confessandole in una email quello che, in una delle pause di quella notte, aveva sognato di fare con lei in uno dei successivi appuntamenti, ed era un sogno che ripeteva spesso quando si infilava a letto pensando a lei. Roberta rispose raccontandogli suoi sogni, suoi desideri. Le email erano cresciute di intensità. Spesso Roberta si allontanava dal computer con le mutandine fradice.
Il rientro in Italia era stato improvviso e non previsto, come sempre avveniva nel suo lavoro. Non era stato facile ma Roberta era riuscita a non fare sapere nulla a Dago. Era stata folgorata dall’idea di fargli una sorpresa. Ma doveva essere una sorpresa speciale, da mozzargli il fiato. Doveva essere pienamente in linea con quanto si erano scritti per email e con le storie che lui le scriveva.
Era nata così, prendendo lo spunto da un suo racconto, l’idea di farsi un servizio fotografico, un servizio molto particolare.
Dopo qualche tentativo fai-da-te, scartato per la scarsa qualità e raffinatezza, quando era oramai disperata era incappata in un sito internet dove aveva trovato Dax: il fotografo del tuo lato nascosto.
Si era messa subito in contatto con lui. Il fotografo non era un tipo facile con cui mettersi in contatto, molto diffidente. Lei dal canto suo non voleva finire in mano al primo maiale che sapeva usare una macchina fotografica. Decisero che era il caso si parlassero.
Dax le telefono il giorno prima della partenza. La voce calda e tranquilla dimostrava tutta la sua sicurezza. Fece poche domande per capire che tipo di servizio aveva in mente Roberta. Gli piacque, molto, e le diede anche qualche suggerimento su come presentarsi allo studio per aumentare effetto e mistero. La tariffa per il servizio sarebbe stata di 1.000 €, ma non si sarebbe limitato nel numero di scatti.
Roberta non si aspettava un prezzo del genere e tentò una contrattazione. Dax le spiegò che non era una lavoro che in molti si offrivano di fare in maniera seria e professionale, e dei fotografi professionisti erano capaci di chiedere 3 o 4 volte quello che chiedeva lui. Roberta tentò ancora.
“Senti facciamo cosi, quando sei qui ne riparliamo, a volte vedendo il soggetto delle mie foto decido di cambiare la tariffa”
L’appuntamento era per il giorno successivo al suo arrivo, un venerdì. La sua mente iniziò da quel momento a pensare come realizzarlo al meglio. Doveva eccitarlo, incuriosirlo, senza rivelare chi fosse. La sorpresa doveva essere completa.

Dago aveva attraversato un periodo di apatia dopo che Roberta fu partita. Non riusciva ad accettare di averla persa. Poi una sera aveva acceso il computer e aveva trovato una sua email. Da quel momento si era riacceso e ne aveva fatte di cose.
Nella prima email Roberta gli confessava il casino che aveva dovuto mettere in piedi per riuscire ad avere il suo indirizzo email, e quanto gli era veramente dispiaciuto doverlo lasciare. Ora sperava almeno di mantenere i contatti con lui.
I toni delle email si erano piano piano appassionati. Una notte, ricordando la notte passata assieme si era lasciato travolgere dalla sua passione segreta e le aveva scritto un racconto, un racconto dove prendevano forma le fantasie che avrebbe voluto realizzare con lei, un racconto erotico. Oltre a scriverlo aveva trovato anche il coraggio di mandarglielo. L’effetto era stato notevolmente superiore alle aspettative. Roberta oltre che essere il suo sogno, era diventata la sua musa, e la sua più accanita fan.
Stufo di quella vita, sulle ali dell’entusiasmo che lei sapeva trasmetterle aveva iniziato i passi per stravolgere la sua vita.
Aveva iniziato a frequentare corsi serali e ora era un abile grafico web e uno scrittore dotato della giusta strumentazione.
Aveva iniziato a costruire siti per gli amici, poi il passaparola aveva iniziato a portargli clientela. Niente di importante o impegnativo, non lo voleva nemmeno lui. Gli introiti di questa attività, abbinati a quanto guadagnava con la pubblicazione delle sue storie sui giornali maschili,  gli avevano permesso di abbandonare il posto da manager che tanto gli stava stretto e gli aveva impedito di volare con lei. Anzi diciamo pure che guadagnava qualcosa di più, ma lavorava molto meno. E poi erano tutte cose che gli piacevano, e gli rimaneva un sacco di tempo libero.
Parte di questo tempo lo passava in internet, vagando per siti e per chat alla ricerca di ispirazioni per le sue storie. Le storie che scriveva per Roberta non le aveva mai pubblicate, erano solo per lei.
Girovagando aveva scoperto una nuova possibilità di guadagno e divertimento, e perché no, di ispirazione.
Si era attrezzato e aveva allestito uno studio fotografico specializzandosi in servizi erotici più o meno spinti. Si entrava in contatto con lui solo tramite internet, ed era lui a dettare le condizioni.
Preferiva lavorare esclusivamente con donne, anche se gli era capitato di fare dei servizi a delle coppie. Il suo segreto per rendere una donna particolarmente eccitante e provocante nelle sue foto era quello di parlare con loro, incitarle, commentare mentre continuava instancabilmente a scattare. In quella foga, in quella euforia, spesso e volentieri ci scappava un pompino. Li aveva tutti fotografati e appesi all’ingresso dello studio. Diciamo che servivano a mettere a proprio agio le nuove clienti.
Una cosa incuriosiva tutte le sue clienti, ma in pochissime avevano avuto il coraggio di chiedergli perché portava quella bandana che gli copriva mezzo viso. In realtà non lo sapeva nemmeno lui. Era una delle cose che aveva trovato all’interno di un baule di vecchi oggetti teatrali che aveva comperato per avere qualcosa da mettere a disposizione delle clienti. Il giorno del primo servizio aveva deciso di curiosarci dentro e aveva trovato la bandana. La indossò per vedere se gli stava bene come stava a Zorro. In quel momento era entrata la cliente che era talmente bella da avergli fatto dimenticare cosa indossava. La donna invece lo aveva trovato particolarmente intrigante con quella maschera, inquietatamene eccitante lo aveva definito, e gli aveva mandato molte altre clienti.
Da quel momento era diventato il suo portafortuna e lo aveva sempre indossato.
Quel pomeriggio aveva finito un racconto per Roberta e glielo aveva mandato. Era soddisfatto ed eccitato, ed alla sua eccitazione partecipava la curiosità nei confronti della cliente di quella sera. Sentiva che sarebbe stata un’ottima serata, fonte di molte ispirazioni.
Usci di casa fischiettando, cercando di immaginarsi la donna che avrebbe incontrato tra poche ore. Si infilò nel ristorante non lontano dallo studio e cenò da solo, accompagnandosi con una bottiglia di novello. Non si accorse quando il pensiero della cliente venne inghiottito e sostituito dal pensiero di Roberta.
Si incammino a piedi fino allo studio, fumando una sigaretta, cercando di ricordare ogni singola cosa che ancora era rimasta viva nella sua mente di Roberta. In realtà erano tante.

Aveva preso un giorno da dedicare completamente a se stessa perché aveva bisogno di tempo per prepararsi come aveva in mente. Era andata dall’estetista e ci aveva passato praticamente tutta la mattina. Peeling, brushing, massaggio e tutto quanto poteva servire per mettere in risalto il suo corpo e la sua pelle. Poi era andata a fare compere. Un vestito come aveva in mente lei e diversi completi intimi. Quando entrava in un negozio di biancheria intima non sapeva trattenersi. Non aveva tralasciato di passare da un sexy shop. Il fotografo le aveva consigliato di portarsi attrezzatura personale. “Non voglio rischiare trasmissioni di malattie e poi è meglio che si scelga personalmente le misure”
Era rientrata a casa piena di borse. Aveva speso una follia ma era felice ed eccitata, e adorava essere in quello stato. Adesso non vedeva l’ora di vedere il risultato che le foto avrebbero avuto su Dago.
Fantasticando aveva rovesciato il contenuto delle borse sul letto, si era spogliata e si era tuffata sul letto iniziando ad aprire tutti i pacchetti con la frenesia di una bambina la mattina di Natale. Particolare attenzione aveva posto allo studio dei falli che aveva comperato.
Inizialmente era solo semplice curiosità. Insomma non li aveva mai usati, e voleva farci conoscenza prima di stasera. Poi, mentre li toccava, qualcosa era scattato in lei. Guidata da una forza misteriosa aveva iniziato a succhiare il primo fallo. La curiosità si era lentamente trasformata in malizia, e mente succhiava quel grosso fallo, aveva iniziato a fantasticare che ci fosse attaccato un uomo. Sognando le sue esigenze stavano crescendo, e ora la sua figa iniziava a reclamare attenzioni.Si sfioro con una mano rendendosi conto di quanto si stava bagnando, cosi prese il secondo fallo e inizio a stantufarselo dentro. Oramai si era eclissata in un mondo fantastico dove quei falli erano degli uomini che facevano esattamente quello che lei voleva.
Con una frenesia mai provata prima aveva inserito le pile nel vibratore, non con poche difficoltà. Quando inizio a vibrarle tra le dita, quasi spaventata lo lascio cadere. Lo raccolse. Inizio a passarselo sul viso. Poi sui seni, passandoli accuratamente. La vibrazione iniziava a fare effetto. Lo fece scivolare giù, tra le cosce, iniziando a passarlo sul clitoride. Quella vibrazione le ricordo la lingua di Dago, e da quel momento la sua figa divento un lago. Lascio scivolare dentro il vibratore.
Allargo le gambe, guardando quello che faceva nell’armadio a specchio. Sposto lentamente il vibratore sull’ano. La vibrazione sul suo buchino inizio a mandarle scosse di piacere dritte al cervello. Lo spinse dentro tutto, lasciando che vibrasse e continuasse a stimolarla.
Raccolse gli altri due falli, ricominciando a succhiarne uno e a lavorarsi la figa con l’altro.
Sogni e fantasie si sovrapponevano continuamente, intrecciandosi con le scosse di piacere che riceveva da ogni punto del suo corpo, creando nel suo cervello un caleidoscopio di sensazioni e di immagini.
Si inarco, mordendo il fallo che aveva in bocca, a causa dello sconvolgente orgasmo che si stava procurando, mentre un fiume di birra colava a macchiare il copriletto.
Era sempre ricorsa poco alla masturbazione e non aveva mai usato artifici del genere. Parte di lei era sconvolta da quanto piacere stava provando, mentre l’altra parte quasi si rammaricava di non averlo scoperto prima. Languidamente guardò l’orologio. Merda, erano già le 16.
Andò in bagno e aprì il rubinetto della vasca. Si insaponò la figa e prese un rasoio nuovo controllando che fosse ben affilato. Con attenzione rasò la sua passerina alla “moicana” lasciando una sottile striscia di peli a coprire le labbra e nascondere il clitoride.
Apri un’altra scatoletta e preparò un intruglio che sparse sui peli residui. Quando la vasca fu piena chiuse l’acqua e si sciacquò la passera nel bidè. Controllò attentamente. Adesso i peli erano rossi come aveva in mente. Un bel rosso forte, acceso ma non pacchiano. La cosa più simile al rosso mogano che aveva trovato nelle tinture intime.
Lascio cadere degli olii profumati ed emollienti nell’acqua calda e si immerse lasciando che il corpo si rilassasse mentre la sua mente prendeva le ultime decisioni importanti.

Non fu facile decidere cosa mettere, visto anche tutti i completi che aveva sparso sul letto. Tutti le piacevano, ma nessuno sembrava poi avere l’effetto che aveva in mente. Alla fine prese tutti i completi e li infilo nella borsa che si sarebbe portata e decise di non indossare nulla al di fuori delle calze autoreggenti sotto il vestito.
Prima di vestirsi raccolse i lunghi capelli e indosso la parrucca. Non avrebbe mai tagliato i suoi capelli ma doveva essere irriconoscibile. Si guardò allo specchio. I capelli rossi lunghi fino alle spalle, mossi, le calze autoreggenti, le scarpe nere con il tacco, il suo corpo nudo. Si trovo particolarmente eccitante.Sperava di avere lo stesso effetto su di lui nelle foto. Indosso la camicetta di organza nera e le gonna lunga al ginocchio con due lunghi spacchi che ottenevano più effetto di una minigonna. Controllò il risultato allo specchio.
La combinazione sembrava avere raggiunto l’effetto desiderato. I suoi seni, sodi e prosperosi erano palesemente visibili. Guardarsi la eccitò, e oltre a sentirli vide nello specchio i capezzoli inturgidirsi e tendere il tessuto della camicetta. Non aveva più molto tempo, doveva muoversi. Provo alcune pose allo specchio, controllando anche l’effetto dei tacchi che slanciavano le sue gambe, e i movimenti migliori per aprire gli spacchi nel modo desiderato. Indosso il cappello con la veletta. Era il sistema che aveva escogitato per mantenere celato il suo viso. Ripassò il rossetto sulle labbra. Ora le sembrava tutto perfetto.
Il taxi prenotato doveva essere già di sotto ad aspettarla.

Era sua abitudine arrivare piuttosto in anticipo. Preferiva controllare le costose reflex digitali e la sincronizzazione con i computer e i flash. Sistemava e preparava lo scenario cercando di interpretare al meglio quello che la cliente chiedeva. Sentiva che sarebbe stata una serata particolare. Sentiva dentro di lui che la cliente di quella sera era uno di quei soggetti unici. Aveva imparato a non sottovalutare le sue sensazioni. Il suono del citofono lo stappo dalle sue fantasticazioni. Controllo il videocitofono. L’aspetto della donna che vedeva in quella pessima immagine era più di quanto potesse sperare. Le aprì senza nemmeno chiedere chi fosse.

Il taxi l’aveva lasciata a qualche centinaio di metri dallo studio. Preferiva fare due passi a piedi e fumarsi una sigaretta prima di entrare. Camminando in mezzo alla gente sentiva gli sguardi posarsi su di lei, anche se tutta la sua preparazione era nascosta sotto il cappotto. Quanto si vedeva era in grado di attirare non solo gli sguardi maschili. La cosa la riempì di piacere. Imbocco lo stretto vicolo che Dax le aveva indicato. Il civico 5 corrispondeva a una vecchia casa di Milano. Spinse senza esitazione il bottone con una macchina fotografica. La luce della videocamera si accese. Lo scatto del portone le fece capire che le aveva aperto. Aprendo il pesante portone di legno si trovo davanti un curatissimo cortile tutto ciottoli. Certo non il terreno migliore su cui camminare con i suoi tacchi. Raggiunse incolume la porta nell’angolo del cortile che Dax le aveva spiegato. Suonò nuovamente e un scatto le fece capire che anche quella porta si era aperta.
Indosso la mascherina che aveva comperato per celare parte del suo volo.
All’ingresso la luce era soffusa, quasi non volesse aggredire chi entrava. La galleria di pompini appesa alle pareti era tutt’altra cosa. Diciamo che faceva il suo effetto. La curiosità maggiore stava nel capire se il soggetto maschile era sempre lo stesso.
In fondo al corridoio si apriva una stanza molto grande, dove sembrava che la luce fosse molto più intensa. In realtà non era proprio cosi. La luce forte era concentrata sulla zona che fungeva da set, al centro del quale dominava la scena un letto senza testata ricoperto di seta rossa. In una zona non lontana, illuminata come il corridoio, piena di attrezzature elettroniche, si distingueva di spalle una figura maschile. Al suono dei suoi tacchi lentamente si giro. Le due figure mascherate si fronteggiarono per qualche istante. Dago non era la prima volta che si trovava di fronte a una cliente che desiderava celare la propria identità. Era semplicemente spiaciuto perché sperava di vedere anche il suo viso. Roberta in vece non si aspettava che il fotografo fosse mascherato e fu presa in contropiede. La sua voce e la sua sicurezza le avevano fatto un’ottima impressione, le spiaceva non vedere il volto di quell’uomo interessante. In fin dei conti adesso giocavano ad armi pari.
Dago la invitò ad accomodarsi in un angolo attrezzato a salotto, offrendole qualcosa da bere. Roberta si tolse il cappotto qualcosa di misterioso la obbligo a mettere subito alla prova quanto aveva preparato per Dago con il fotografo accomodandosi sul divano e ordinando un wisky. Tutta la baldanza che dimostrava fuori in realtà era solo un modo per combattere il nervoso che aveva dentro, al quale si era aggiunta una strana sensazione che proveniva da lui.
Non notò nessuna reazione eclatante in lui, in particolare teneva sotto osservazione il cavallo dei pantaloni dove sperava di vedere comparire una erezione. La maschera nascondeva le emozioni che potevano comparire sul suo volto. La sua gestualità, le sue mani, il fisico asciutto e in forma che si intuiva sotto i morbidi vestiti che indossava le lasciavano intuire un uomo tra i 30 e i 40 anni. Sicuramente un uomo interessante. Un uomo che somigliava molto al ricordo che aveva di Dago.
Mentre parlavano del servizio fotografico, mente lui le dava gli ultimi consigli e le spiegava come si sarebbe svolto il tutto, ad Roberta balenò un’idea. Voleva vedere se e quanto sarebbe riuscita ad eccitarlo. Sicuramente se avesse ottenuto l’effetto desiderato su di lui, un professionista, su Dago sarebbe stato un effetto sconvolgente.

Finalmente iniziò il servizio fotografico. Con un sottofondo musicale adeguato iniziò la prima serie di foto molto soft. In piedi vicino al letto, giocando con gli spacchi della gonna e le trasparenze della camicetta, slacciare piano i bottoni, le maniche scivolano sulla pelle, le dita giocano con i capezzoli. Cercava di individuare qualche cenno di eccitazione. Non riusciva a individuarne.
Gli si piantò davanti a gambe aperte lasciando scivolare una mano dentro uno degli spacchi, movendola inequivocabilmente. Spalanco la gonna improvvisamente, offrendo alla macchina fotografica il suo sesso, con le dita che tenevano spalancate le labbra. Lui sembrava non fare una piega. Continuava a scattare. Roberta iniziava a spazientirsi.
Lasciò scivolare la gonna a terra e si sdraiò languidamente sul letto lasciando che le mani scivolassero su tutto il suo corpo cercando di portare ripetutamente l’attenzione del fotografo alla sua figa.
Il gioco sembrava iniziare ad avere affetto più su se stessa che su di lui.
Scivolo con il sedere sul bordo del letto spalancando le gambe, offrendo all’obbiettivo e al fotografo lo spettacolo delle sue dita che giocavano su e nel suo sesso, sul clitoride, sempre più frenetiche, sempre più veloci.
Improvvisamente senti qualcosa di caldo e umido passarle sulla figa. Le sue mani trovarono la testa di Dax tra le sue cosce, mentre la sua lingua si accaniva sul suo sesso. Roberta spalanco maggiormente le gambe e tenendo le labbra del suo sesso aperte con le dita. La lingua vibrava velocemente sul clitoride, affondava dentro di lei, guizzava tra le sue chiappe stimolandole il buchino, la leccava tutta e ovunque mandandola in orbita. Roberta si spingeva sempre più in avanti, per offrirsi meglio, offrirsi tutta a quella lingua.
Dopo una serie di lunghe leccate, utilizzando tutta la lingua, premendola con forza contro di lei, poi era tornato a concentrarsi sul clitoride, limonandoci vorticosamente, succhiandolo e mordicchiandolo. Roberta si inarcava sempre di più sul letto, contorcendosi in progressione con il suo orgasmo. La lingua di Dax adesso aveva iniziato a scoparla, affondando ripetutamente dentro di lei, succhiandole la figa sempre più appassionatamente, cercando di raccogliere tutta la birra che colava in continuazione.
Improvvisamente senti le sue mani afferrarle le cosce, spingere le gambe verso di lei. Ora la lingua lavorava con forza e decisione sul buchino, leccandolo e sondandolo con la punta della lingua, per poi tornare a lavorare sulla e nella figa, ricominciando a lavorare velocissima, strofinando sul clitoride. Quella lingua che sapeva dove e quando colpirla la porto rapidamente all’orgasmo, con fiumi di birra che colavano fuori dalla sua passera. Insaziabile continuava a leccarla, anche se più lentamente, per raccogliere ogni goccia dei suoi umori.

Non sapeva cosa era successo esattamente. Era la prima volta che si permetteva di approfittare così delle grazie di una cliente, ma qualcosa in lei aveva scatenato violenti ricordi e passioni, sensazioni che fino ad oggi aveva tenuto per se e trasferiti meglio che poteva sui fogli di carta dove scriveva le storie per Roberta. Eppure quella donna era riuscita a eccitarlo come nessuna, o meglio, solo una, prima era solo riuscita.
Ma mentre leccava golosamente le ultime colate del suo orgasmo si rendeva conto d quello che aveva fatto e cercando dentro di se il contegno del professionista, cercando di nascondersi dietro la macchina fotografica per riprendere il controllo, cercare la distanza, si era allontanato da lei, e aveva ricominciato a scattare fotografie.

Sicuramente quello che era successo era un fuori programma, o almeno lo era per lei. Ma adesso, dopo tutta la tensione sessuale che questo appuntamento le aveva causato e dopo quella fantastica leccata, ora più che mai, Roberta aveva voglia di cazzo, voglia di uomo, soprattutto in questo momento aveva voglia di lui, voglia di sentire il suo cazzo riempirle la bocca, la figa, il culo, riempirla tutta!
Ma lui sembrava essere tornato il serio professionista, anche se adesso, nei leggeri pantaloni, si vedeva il piacevole rigonfiamento di una interessante erezione.
Roberta non si perse d’animo, anzi, la trovo una sfida interessante. Raggiunse i suoi due falli e inizio a giocarci, lasciandoli scorrere sul suo corpo mentre lui continuava a scattare. Dopo esserseli passati ovunque guido il primo verso sua bocca e l’altro verso la figa.
Guardando quei due falli che giocavano con il corpo della cliente Dago, che già si sentiva parecchio eccitato ebbe un ulteriore fremito nelle palle, e una gran voglia di prenderselo in mano per iniziare a menarselo per venire su di lei si impossesso di lui. SI aggrappo alla sua macchina fotografica, cercando di concentrarsi sul lavoro per allontanare da se quelle tentazioni.
Le continuava a dimenarsi sempre di più sul letto, seguendo il ritmo dei falli che la riempivano in bocca e nella figa. Lui era perso in un trans eccitato-artistico che lo allontanava dalla realtà obbligandosi a guardarla dall’obbiettivo. In questo caos di sensazioni e di movimenti, Dago non si rese nemmeno conto che, alla ricerca di inquadrature sempre più particolareggiate e precise, si era avvicinato “pericolosamente” a lei.
Roberta non aspettava altro. Aveva fatto di tutto per attirarlo vicino a lei, come un ragno che attira nella trappola la propria preda.
Con l’abilità di una borsettatrice aveva slacciato e abbassato i pantaloni di Dago portando finalmente allo scoperto quel magnifico cazzo, eretto e duro come un obelisco di marmo.
Sdraiata sulla schiena, si era infilata tra le gambe di Dago, aggrappandosi ad esse per non permettergli di sfuggire, e aveva iniziato a leccarlo da sotto, dedicando particolare cura alle palle e allo scroto, una veloce puntata tra le sue chiappe. Poi aveva iniziato a risalire con la lingua tutta l’asta. Quando era oramai arrivata verso il glande la mano di lui piego il cazzo verso la sua bocca, spingendolo tra le sue labbra, spingendoglielo in bocca, obbligandola a inarcarsi ancora di più per accoglierlo tutto in bocca. Era la prima volta che si trovava a spompinare un cazzo in quel modo e trovava la cosa ancora più stimolante. Inoltre le mani di lui si era impossessate dei sui seni, palpandoli e strizzandoli, dedicando particolare cura ai capezzoli che strizzava con forza e tirava verso l’alto.
Aveva allungato le mani verso la sua figa che aveva massaggiato con vigore per un po’, poi aveva iniziato a scoparla in bocca mentre si spogliava completamente anche lui. Scivolato fuori dalla sua bocca per togliersi i pantaloni, si era poi sdraiato sul letto, impugnando con una mano il cazzo, massaggiandolo lentamente, mentre con l’altra mano aveva ripreso la macchina fotografica. “Finisci quello che hai iniziato”
Roberta ubbidì molto volentieri, inginocchiandosi tra le sue gambe, risucchiando voracemente quel cilindro di carne in bocca, succhiandolo con tutte le sue forze, stringendolo con le labbra mentre le dita giocavano con le palle e lo scroto. Lui per un po’ aveva scattato fotografie, poi aveva abbandonato la macchina fotografica e aveva appoggiato le mani sulla testa di Roberta. Lei capi che stava per venire e moltiplico i propri sforzi, cercando di rendere ancora più partecipi anche le proprie mani e la lingua. Lo sentì inarcarsi, contrarre tutto il corpo spasmodicamente, mentre le sue mani la obbligavano a ingoiare ripetutamente e sempre più velocemente tutto quel bastone pulsante. Un urlo accompagnò il primo di una serie di abbondanti, caldi e violenti schizzi di sborra che le riempirono la bocca. Fatico a trattenere tutto in bocca, soprattutto perché contemporaneamente anche lei raggiunse l’orgasmo. Abbandono il cazzo solo dopo l’ultima contrazione, solo dopo che era riuscita a bere l’ultima goccia del suo sperma, incominciando a ripulirlo a colpi di lingua come una brava gattina. Mentre leccava si capì che quello che per un primo momento le era sembrata soddisfazione era inveco solo un piccolo e breve appagamento, l’antipasto di un nuovo attacco di desiderio, e si scoprì a pensare che solo un’altra volta le era successo cosi forte. Le era successo con Dago.

Non riusciva a capacitarsi di quanto stava accadendo. Non lo spaventava il fatto di essere li a fare sesso, a scoparsi una cliente. In fin dei conti era capitato decine di volte. Lo spaventava quello che lei gli stava facendo ricordare. Lo stava riportando violentemente indietro di due anni, a quella notte con Roberta, notte che aveva cambiato la sua vita per sempre. Aveva sempre pensato che lei sarebbe stata insostituibile, ed adesso davanti a lui, si trovava una temibile alternativa. Ancora una volta si aggrappo alla macchina fotografica ricominciando a scattare fotografie.

Roberta lo guardava cercando di capirne il comportamento. Sentiva che, come in lei, anche in lui stava scatenandosi un turbine di sensazioni inaspettate, e lui si difendeva nascondendosi, aggrappandosi alla sua macchina fotografica.
Nudo, con quella strana bandana e la macchina fotografica a una persona che osservava la scena poteva sembrare ridicolo, ma lei lo trovava irresistibile. Il suo sguardo, e il suo desiderio, non si staccavano dal suo fallo, ricordandone la consistenza e il sapore in bocca, sognando il momento che le avrebbe riempito il corpo. Sapeva che sarebbe riuscita. E ricominciò il suo gioco di provocazione.
Si mise in ginocchio sul letto, mostrandosi generosamente, inequivocabilmente offrendosi. Le sue dita allargavano le labbra della figa, mettendo in risalto il rosa acceso del suo sesso. Il gioco sembrava funzionare ancora una volta. Le sue dita incominciarono a giocare con il clitoride, massaggiandolo vigorosamente, e la cosa provoco nuovi flussi di umori che la bagnarono abbondantemente. Mentre con una mano lavorava sempre più alacremente la sua figa, lascio scivolare l’altra tra le chiappe, iniziando a stimolarsi il buchino, prima con carezze arrivando poi ad affondare con decisione dentro un dito.
Roberta si rese conto che ci stava prendendo più gusto di quello che pensava, e quasi dimenticò l’obbiettivo iniziale del suo gioco. Raccolse il fallo di gomma che vide vicino a lei e inizio a stantufarselo con decisione nella figa. Si lascio rapire dalla musa della perversione con la mente che vagava per i sentieri del piacere, mentre cavalcava con tutte le forze quel fallo di gomma.
Una decisa pressione sull’ano, leggermente dolorosa, la riporto alla realtà. Poi senti una verga dura, calda, vera, riempirla. Allargarle prepotentemente l’ano. Riempirle il culo, il corpo, la mente. Senti le mani di lui muoversi sul suo corpo possessivamente, mentre il suo cazzo scivolava tutto dentro di lei. Poi lo senti aggrapparsi alle sue chiappe e iniziare a muoversi nel suo culo, e lei cerco di adattare il ritmo della mano che guidava il fallo di gomma al suo. Ma lui spingeva sempre più forte e Roberta abbandono il fallo per dedicarsi con tenacia al proprio clitoride, iniziando a mugolare di piacere, urlando di piacere.
Dago, che con gli occhi chiusi era perso nei piaceri di quel culo, quando lei inizio a gemere, si senti proiettato indietro nel tempo a quella famosa notte, con gli occhi chiusi poteva giurare che Roberta fosse li con lui in quel momento.
Senza che il pensiero avesse il tempo di prendere forma aveva allungato la mano e aveva tirato con decisione i capelli. Gli rimase in mano la parrucca di capelli rossi, mentre i lunghi capelli castani di Roberta si scioglievano sul letto.
Ora non aveva più dubbi. Eccitato come non lo era da almeno due anni spise con tutte le sue forze, violentemente, aggrappandosi alle sue natiche fino a farle male, il cazzo dentro di lei.
Roberta si accorse di quanto stava accadendo ma non voleva e non aveva le forze di reagire. Senti le mani di lui scivolarle sul corpo, su fino al viso, sfilarle la maschera. Non capiva quello che aveva in mente, lo lasciava fare, schiava del piacere che le stava dando.
Lui invece non aveva più dubbi, spingeva sempre più forte, sempre più veloce, sempre più eccitato e vicino all’orgasmo. Roberta sotto quei colpi non si sentiva più padrona del suo corpo, e sentiva l’orgasmo impossessarsi di lei a un ritmo incredibile. Gemeva sempre più forte ad ogni spinta, con una venatura di dolore che ne colorava l’espressione.
Inizio a godere spasmodicamente, spingendosi contro di lui. Poco dopo anche lui raggiunse l’amplesso, riempiendole il culo violentemente con il suo caldo sperma senza smettere di spingere.
Nonostante fosse travolto in ogni parte dal piacere fisico e dal piacere di averla ritrovata, doveva trovare il modo di farsi riconoscere.
Lentamente scivolarono l’uno sull’altra, fino a trovarsi con Roberta sopra di lui.
Le accarezzo il viso, baciandola dolcemente. Adorava il suo volto stravolto dall’orgasmo, ed era piacevole avere la conferma di ricordarselo esattamente.
“Toglimi la bandana!”
Roberta vedeva le proprie mani tremare mentre si avvicinavano al viso di lui per svelarne l’identità. Fatico a scogliere il nodo e lentamente inizio a scoprirgli il volto.
Nella sua mente tutta la scena si svolse al rallentatore.
Ogni millimetro del suo viso che si scopriva nella sua mente sentiva echeggiare il suo nome “Dago … Dago … Dago … Dago … Dago …”
Non arrivo nemmeno a scoprire tutto il suo viso per esserne certa. Inizio a baciarlo con la foga e la felicità di averlo li con lei.