
Nel cuore della notte più profonda, quando l’oscurità è così densa da sembrare una presenza tangibile, la coscienza di Dago galleggiava in quella dimensione liquida dove realtà e fantasia si fondono come inchiostro nell’acqua. Le tenebre della camera avvolgevano ogni cosa in un manto di velluto nero, rendendo i confini del reale ancora più incerti. In questo limbo notturno, Paola abitava i suoi sogni con una presenza così vivida che distinguere l’immaginazione dalla realtà diventava un esercizio futile. Percepiva il calore della sua bocca, il movimento sinuoso della sua lingua, sensazioni troppo intense per essere solo il frutto della sua mente assopita, troppo concrete per appartenere al regno delle ombre.
La penombra della stanza amplificava ogni sensazione, come se l’oscurità stessa fosse complice di questo momento sospeso. Il piacere cresceva in ondate sempre più intense, troppo reali per appartenere al regno dei sogni. Fu questo pensiero a incrinare il velo dell’incoscienza.
Gli occhi si aprirono nel buio vellutato della camera, mentre la consapevolezza si faceva strada nella sua mente ancora annebbiata. Non era un sogno. La sagoma di Paola si muoveva tra le sue gambe con la grazia di una danzatrice, il suo respiro caldo sulla pelle sensibile creava piccoli brividi di piacere che risalivano lungo la spina dorsale. La realtà superava qualsiasi fantasia il suo subconscio potesse aver creato.
Si lasciò ricadere sul cuscino, abbandonandosi a quella bocca che lo divorava con fame primordiale. “Non ti accontenti mai?” mormorò, la voce roca intrappolata tra sonno e desiderio, mentre il suo cazzo rispondeva con un’urgenza che smentiva ogni protesta.
Paola lasciò la presa del suo uccello e iniziò a risalire lungo il suo corpo con la lingua, ogni movimento carico di una sensualità che faceva tremare l’aria attorno a loro. I suoi seni pieni strusciavano contro la sua pelle, trovando naturalmente la via per accogliere il suo membro tra loro. La sensazione di quella carne morbida che lo avvolgeva gli strappò un gemito profondo.
Quando il suo viso arrivò a pochi millimetri dal suo, Dago poteva sentire il suo alito caldo sulla pelle, un respiro che sapeva di passione e promesse proibite. La figa bagnata di lei si strofinava contro il suo cazzo duro, un invito esplicito che non richiedeva parole. “Dimmi che ce la fai ancora a fare l’amore con me!” sussurrò Paola. La sua voce era diversa ora – non più solo carica di desiderio, ma velata di una vulnerabilità che lo colpì dritto al cuore. Non aveva detto “scopare” o “fottere”, ma “fare l’amore”. Quelle parole, pronunciate con quella voce roca e tremante, lo eccitarono più di qualsiasi tocco fisico.
Il suo cazzo pulsò in risposta, ma fu il suo cuore a saltare un battito. Paola lo fissava con quegli occhi verdi che sembravano voler guardare dentro la sua anima, mentre la sua figa calda e bagnata continuava a strofinarsi contro di lui con movimenti lenti e deliberati.
Non attese risposta. Le sue labbra si posarono su quelle di lui in un bacio profondo e vorace, la lingua che invadeva la sua bocca con un’urgenza primordiale. Con un movimento fluido del bacino, infilò il suo cazzo dentro la sua figa bollente, gemendo quando lo sentì entrare fino in fondo. Si fermò per un momento, tremando, godendosi la sensazione di averlo tutto dentro. Poi iniziò a muoversi lentamente su e giù, assaporando ogni centimetro di quella penetrazione, senza mai staccare le labbra dalle sue.
Dago si lasciò trasportare in quel vortice di sensazioni dove piacere fisico ed emotivo si fondevano in qualcosa di più grande. I suoi umori colavano lungo il suo cazzo mentre lei lo cavalcava con un’intensità crescente, ogni movimento più profondo del precedente. Le sue mani si aggrapparono ai suoi fianchi morbidi mentre lei aumentava il ritmo, i suoi seni che rimbalzavano ipnoticamente davanti al suo viso. La sentiva stringersi intorno a lui ad ogni spinta, la sua figa che pulsava e si contraeva mentre si avvicinava all’orgasmo. “Sei mia”, pensò Dago, “anche se solo per questa notte.”
I suoi umori colavano caldi lungo il suo cazzo mentre continuava a cavalcarlo, la lingua che esplorava la sua bocca con un’urgenza primordiale che amplificava ogni sensazione. Il piacere si propagava attraverso i loro corpi come onde di calore, ogni movimento una nuova scoperta di quanto potessero darsi l’un l’altra.
Appoggiò le mani sul suo petto, allontanandosi dalle sue labbra per cambiare angolazione. Il suo corpo si inarcò all’indietro mentre iniziava a muoversi con più decisione, sollevandosi lentamente per poi riprendere il suo cazzo dentro la figa con spinte sempre più profonde. I suoi seni pieni oscillavano ipnoticamente davanti al viso di Dago, le punte dei capezzoli duri che sfioravano la sua pelle come inviti silenziosi.
Le sue mani salirono istintivamente a catturare quelle curve perfette, il contrasto tra la morbidezza della carne e la durezza dei capezzoli che gli faceva girare la testa. La sua bocca trovò un capezzolo, la lingua che tracciava cerchi sempre più stretti attorno alla punta turgida prima di prenderlo tra le labbra e succhiarlo avidamente. Le sue dita affondavano nella carne morbida, stringendo e modellando quei seni generosi mentre la sua lingua e i suoi denti giocavano con i capezzoli, alternando morsi delicati a carezze umide che facevano gemere Paola sempre più forte.
Sentendo l’orgasmo avvicinarsi, Paola si raddrizzò completamente. I suoi piedi si piantarono nel materasso dandole la leva per cavalcarlo con una ferocia primitiva. Dago poteva solo aggrapparsi ai suoi fianchi e guardare ipnotizzato mentre lei prendeva il suo piacere, il suo cazzo che pulsava dentro quella figa stretta e rovente che lo spremeva sempre più forte.
“Cazzo… sì… così…” ansimava lei, le unghie che gli graffiavano il petto mentre aumentava ancora il ritmo. Il suo corpo era una tempesta di sensazioni, ogni muscolo teso verso quell’unico obiettivo. L’orgasmo li travolse quasi contemporaneamente – il cazzo di Dago che esplodeva dentro di lei mentre i suoi lombi si contraevano spasmodicamente, la figa di Paola che pulsava e si stringeva intorno a lui mentre urlava il suo piacere.
Si accasciarono l’uno sull’altra, i corpi ancora uniti, tremanti e coperti di sudore. Non c’era bisogno di parole – i loro respiri affannati e i piccoli brividi di piacere che ancora li attraversavano parlavano di un’intimità che andava oltre il semplice sesso. Poco a poco, il respiro di Paola si fece più regolare, si abbandonava completamente a lui. Dago la strinse a sé, sentendo il calore di quel corpo incredibile contro il suo. Si lasciarono scivolare insieme nel sonno.
Quando Dago si svegliò, ogni muscolo del suo corpo cantava una dolce melodia di piacevole dolore. La presenza di Paola era ovunque – nel peso del suo corpo contro il suo fianco, nel profumo della sua pelle che saturava l’aria, nel calore che emanava dalla sua carne nuda. I suoi seni morbidi premevano contro di lui, i capezzoli ancora leggermente turgidi che gli solleticavano la pelle. La sua figa calda aderiva alla sua coscia, lasciando una traccia umida che parlava delle ore passate insieme. Il suo respiro regolare gli accarezzava il collo, mentre una ciocca dei suoi capelli gli solleticava la spalla.
Si mosse con cautela, scivolando fuori da quell’abbraccio intimo. Nel sonno, Paola si agitò leggermente, ruotando sul dorso. Le sue gambe si aprirono appena, rivelando la sua figa glabra e lucida, le labbra ancora gonfie dalle attenzioni della notte che rosee e invitanti facevano capolino tra le cosce. Dago sentì il desiderio risvegliarsi immediatamente alla vista di quella carne delicata.
Si posizionò silenziosamente tra le sue gambe, lasciando che la sua lingua tracciasse delicatamente il contorno di quelle labbra morbide. La reazione fu immediata – un sussulto, un gemito soffocato, le cosce che istintivamente si stringevano attorno al suo viso. Poi, nel momento in cui la coscienza penetrava la nebbia del sonno, un altro gemito, questa volta di puro piacere. La sua lingua continuava a esplorare quella carne sensibile, sentendola bagnarsi sempre di più sotto le sue attenzioni.
“Non puoi farmi questo… non così di mattino presto…” mormorò Paola, la voce ancora impastata dal sonno ma già vibrante di desiderio. Il suo corpo però la tradiva, l’umidità che aumentava sotto i colpi esperti della sua lingua, il bacino che si sollevava leggermente per andare incontro alla sua bocca. Dago sorrise contro la sua pelle quando la sentì gemere più forte – sapeva quanto adorasse il sesso mattutino, quanto spesso si toccasse da sola al risveglio quando era nel suo letto solitario.
Percependo l’umidità crescente della sua figa, Dago si mosse sopra di lei con la grazia di un predatore. Paola era ancora intrappolata in quella dolce dimensione tra sonno e veglia, il suo corpo pesante di desiderio che rispondeva più agli istinti che ai pensieri. Impugnò il suo cazzo già duro e lo guidò dentro di lei con una lentezza straziante, ogni millimetro una nuova scoperta di quanto fossero perfetti insieme. La sentiva aprirsi e accoglierlo, calda e stretta, mentre lui scivolava più in profondità con piccoli movimenti che lo facevano indurire ancora di più dentro di lei.
La sua bocca trovò la pelle sensibile del collo, alternando morsi delicati a baci roventi che la facevano tremare. I suoi seni erano un invito impossibile da resistere – li assaggiò con fame, la lingua che tracciava spirali sempre più strette attorno ai capezzoli turgidi mentre lei si contorceva sotto di lui, già persa in un vortice di sensazioni.
Infilò le braccia sotto le sue ginocchia, ripiegandole contro il suo petto. La nuova posizione la apriva completamente a lui, permettendogli di affondare ancora più in profondità nella sua figa bollente. Iniziò a muoversi con un ritmo controllato, ogni spinta più profonda della precedente, guardando il suo cazzo scomparire dentro di lei con una precisione ipnotica. Gradualmente aumentò la velocità e la forza delle penetrazioni, il suono dei loro corpi che si scontravano si mescolava ai gemiti sempre più intensi di Paola.
Lei gli prese il viso tra le mani, gli occhi verdi che brillavano di desiderio mentre attirava la sua bocca sulla sua. La sua lingua lo cercò con la stessa urgenza con cui la sua figa accoglieva il suo cazzo, i due ritmi che si sincronizzavano in una danza primordiale. Ad ogni spinta più profonda, la sua lingua affondava più voracemente nella sua bocca, come se volesse divorarlo da entrambe le parti.
La passione li consumava come una febbre. Le mani di Paola scivolarono sui glutei di Dago, le unghie che affondavano nella carne mentre lo guidava sempre più in profondità dentro di lei. I loro corpi si muovevano all’unisono, sull’orlo di un precipizio di piacere, quando in un movimento troppo avido il suo cazzo scivolò fuori dalla sua figa grondante.
Fu in quel momento che qualcosa cambiò nell’aria. Gli occhi di Paola si accesero di una luce diversa, più selvaggia, mentre la sua mano si chiudeva attorno al suo cazzo pulsante, bagnato dei loro umori mescolati. Lo strinse con decisione, guidandolo dove lo voleva davvero.
“Riempimi il culo,” sussurrò con voce roca, gli occhi verdi fissi nei suoi, carichi di una lussuria che non ammetteva rifiuti. “Voglio sentirti tutto dentro.” Lo posizionò contro il suo buchino stretto, il suo sguardo una miscela di sfida e supplica.
Dago esitò solo un istante prima di spingersi dentro di lei con un movimento deciso. Un grido le sfuggì dalle labbra, gli occhi che si chiudevano mentre una lacrima scivolava sulla sua guancia. Si fermò, il cuore che gli martellava nel petto, ma quando Paola riaprì gli occhi, brillavano di un piacere quasi doloroso.
“Non fermarti,” ansimò, la voce spezzata dal desiderio. “Scopami così… più forte.” Le sue parole erano benzina sul fuoco della sua eccitazione. Il suo culo lo stringeva come un guanto di seta bollente, più stretto di qualsiasi cosa avesse mai provato. I suoi occhi verdi lo ipnotizzavano, accesi di una lussuria primordiale che lo faceva impazzire.
Perse ogni controllo, spingendosi dentro di lei con foga crescente, il suo cazzo che pulsava e si gonfiava sempre di più in quella stretta rovente. Il respiro di Paola si faceva sempre più affannoso, i gemiti più acuti, il suo corpo che tremava sotto di lui in preda a un piacere che sembrava quasi troppo intenso da sopportare.
Le dita di Paola si conficcarono nei fianchi di Dago, tirandolo verso di sé con una forza disperata, cercando di spingerlo ancora più in profondità nel suo culo. Il suo viso, bagnato di lacrime di piacere puro, si contorse in un’espressione di estasi quasi dolorosa. “Vengo… vengoo…” la sua voce si spezzò in un urlo selvaggio, “VENGOOO… RIEMPIMI!” Il suo corpo si inarcò violentemente sotto di lui mentre un fiotto caldo di umori schizzava copioso dalla sua figa, bagnando la pancia e le palle di Dago in un’esplosione di piacere femminile che sembrava non avere fine.
La vista di Paola che si contorceva sotto di lui, che squirtava così violentemente mentre lo tirava ancora più dentro di sé, unita alla pressione del suo culo che si contraeva ritmicamente intorno al suo cazzo, fu troppo da sopportare. Con un ruggito primordiale, Dago perse ogni controllo, riversando ondate di sperma bollente nelle sue profondità. La sensazione dello sperma caldo che la riempiva scatenò in Paola un nuovo picco di piacere – il suo corpo fu attraversato da spasmi ancora più intensi, un nuovo fiotto di umori che sgorgava copioso dalla sua figa mentre urlava il suo godimento senza ritegno.
Le sue braccia e le sue gambe si avvinghiarono attorno a lui come liane, imprigionandolo dentro di sé. Non voleva che uscisse, non ancora, voleva sentirlo pulsare dentro mentre gli ultimi spasmi dell’orgasmo la attraversavano come scosse elettriche. Le orecchie le ronzavano, il cuore le martellava nel petto con tale violenza che sembrava voler sfondare la gabbia toracica. Il suo corpo intero vibrava come se fosse stato attraversato da una corrente ad alto voltaggio, ogni terminazione nervosa ancora accesa e ipersensibile al minimo movimento.
I loro corpi si separarono lentamente, come se ogni centimetro di distanza fosse una piccola perdita. “Sei un vigliacco ad approfittare così di una signora indifesa,” mormorò Paola, punteggiando ogni parola con baci leggeri sulle sue labbra, sul suo viso. La sua voce era morbida, carica di una tenerezza che contrastava con la passione selvaggia di pochi momenti prima.
“E cosa dovrei dire io di stanotte?” ribatté lui, un sorriso che gli danzava negli occhi.
“Mi sono svegliata con la paura di essere sola,” confessò lei, il viso che si atteggiava in un broncio studiato che la faceva sembrare improvvisamente vulnerabile. “Avevo bisogno di essere rassicurata.” La verità nascosta in quelle parole aleggiava tra loro come un profumo sottile.
Averlo così vicino le provocava una vertigine dolcissima. Il desiderio non l’abbandonava, pulsava ancora in ogni fibra del suo essere nonostante i muscoli le cantassero una sinfonia di dolore delizioso. Il suo corpo portava i segni del loro piacere come medaglie segrete. Si mosse contro di lui come acqua che cerca il suo livello, le sue mani che esploravano la geografia del suo corpo con reverenza curiosa. Le dita tracciarono il suo petto quasi glabro, giocando con il piccolo arcipelago di peli al centro, poi scivolarono più in basso, disegnando spirali attorno all’ombelico.
Ma era più in basso che voleva andare, attratta da una forza magnetica che non poteva – né voleva – resistere. Le sue dita si persero nei peli ispidi del pube, cercando il suo sesso con una fame che sembrava impossibile da saziare. Si mosse come una predatrice languida, posando la testa sulla sua pancia mentre le sue dita iniziavano una danza delicata attorno al suo membro.
“No, no, non è possibile ancora…” la protesta di Dago era debole, quasi una supplica.
Il suo rifiuto la eccitò ancora di più. Avvicinò le labbra alla cappella, la lingua che tracciava percorsi umidi lungo la carne sensibile. Un fremito, quasi impercettibile, la incoraggiò. Continuò la sua esplorazione paziente, la lingua che scivolava lungo tutta l’asta, scendendo a giocare con i testicoli, determinata a risvegliare quella carne assopita. Il suo corpo richiedeva ancora attenzione, e lei era decisa a ottenerla.
Paola accolse il suo sesso nella bocca con una lentezza quasi reverenziale, la lingua che lo avvolgeva in una danza intima. Sentirlo così, ancora morbido e vulnerabile, le provocava un brivido di puro piacere che si irradiava dal basso ventre fino alla gola. I suoi gemiti di apprezzamento vibravano attorno alla carne sensibile come una preghiera sussurrata, un’invocazione di piacere che sembrava richiamare il sangue nelle vene di lui.
Il cazzo di Dago rispose a quella dedizione con un fremito quasi impercettibile, un risveglio lento ma inesorabile sotto le attenzioni della sua lingua esperta. Paola si dedicava a lui con una fame crescente, esplorando ogni centimetro con la bocca e la lingua, scendendo a leccare e succhiare le palle con devozione, spingendosi anche più in basso, strappandogli gemiti profondi che rivelavano quanto il suo corpo stesse tradendo la sua apparente inerzia.
Dago si abbandonava a quelle sensazioni con gli occhi chiusi, ogni nervo del suo corpo che cantava sotto le attenzioni di quella bocca insaziabile. La sentiva variare il ritmo, ora prendendolo tutto fino in gola in un’offerta di piacere totale, ora rallentando per assaporarlo con una lentezza esasperante, la sua saliva che scivolava lungo l’asta come olio sacro.
Il calore dei suoi seni attorno al suo cazzo ormai duro era come una seconda bocca che lo divorava. Paola orchestrava questo concerto di piacere con maestria, facendo scivolare la cappella gonfia oltre la valle morbida dei suoi seni per catturarla tra le labbra affamate, la lingua che danzava sulla punta sensibile prima di lasciarlo scivolare di nuovo nel caldo abbraccio del suo décolleté.
Il tempo perdeva significato mentre lei alternava bocca, lingua e seni in una sinfonia di piacere che lo portava sempre più vicino al punto di non ritorno. Il suo cazzo pulsava ora con una durezza che sembrava sfidare le leggi della natura, ogni terminazione nervosa accesa e ipersensibile sotto quell’assalto implacabile di piacere.
Dago si arrese completamente al suo controllo, ogni muscolo del suo corpo abbandonato al piacere che lei gli donava. La sua resistenza non faceva che eccitarla di più, come se il potere di portarlo all’orgasmo fosse una droga di cui non poteva fare a meno. Il suo cazzo le riempiva la bocca esattamente come desiderava, duro e pulsante, promettendo quel sapore caldo che bramava sentire sulla pelle.
Un gemito profondo sfuggì dalla gola di Dago, un suono primordiale che le annunciava la vittoria imminente. Intensificò le sue attenzioni, succhiando e leccando con una fame che non aveva mai provato prima. Quando sentì la cappella gonfiarsi e pulsare, preludio dell’esplosione imminente, lo guidò tra i suoi seni, la bocca aperta in attesa come un calice sacro. Il primo fiotto la colpì sul viso come una benedizione proibita, prima che lei lo catturasse tra le labbra, determinata a non perdere una singola goccia di quel nettare.
Mentre il suo sperma le riempiva la bocca, un orgasmo inaspettato la travolse, una scarica elettrica che le attraversò la spina dorsale per esplodere nella sua figa, i suoi umori che le colavano copiosi lungo le cosce. Con dita tremanti, raccolse le tracce del loro piacere mescolato e le offrì alle labbra di Dago, che le leccò con reverenza. Lo guardò affascinata mentre lei stessa raccoglieva lo sperma dal suo viso per portarlo alla bocca, un rituale di intimità che andava oltre il sesso.
“Non possiamo continuare così,” mormorò lui, la voce roca di stanchezza e desiderio. “Finiranno per ricoverarci.”
“Ma io voglio fare ancora l’amore con te,” sussurrò Paola con un sorriso malizioso che prometteva altri peccati, prima di scoppiare in una risata che nascondeva una verità più profonda – sapevano entrambi che questa fame l’uno dell’altra era pericolosa, ma nessuno dei due era ancora pronto a rinunciarvi.