DAGO HERON

Roberta – 8

Roberta lo fissò solo per qualche secondo.
“Voglio farti un pompino al ristorante … già sta sera volevo fartelo ma … ti ho visto un po’ imbarazzato appena ho provato a slacciarti i pantaloni!”
Dago era leggermente preso alla sprovvista. Era pronto a catene o cose più mirabolanti, ma non a quella richiesta. E poi lei aveva ragione, si sentiva parecchio imbarazzato solo all’idea. Ma oramai aveva promesso, ed era stato così stupido da fare per primo la domanda. Ora non poteva più tirarsi indietro.
“Roberta, ma sei sicura …?”
Lei lasciò scivolare la mano sul suo petto avvolgendogliela sul sesso ed iniziando ad accarezzarglielo.
“Sicurissima, lo voglio, e se non manterrai la promessa, non avrai nient’altro da me!” e così dicendo abbandono il cazzo di Dago che stava reagendo positivamente alle sue attenzioni.
“Ho promesso, e manterrò la promessa, ma … almeno lasciami scegliere il ristorante”
“Mmmmm – lo fissò Roberta pensierosa – va bene, ma deve esserci gente, se è uno di quei locali squallidi dove non cè nessuno, non è la stessa cosa.”
“Va bene, va bene … ”
Roberta lo baciò di slancio, riafferrando il suo sesso tra le dita. “Per convincerti che hai fatto la cosa migliore, ti do un assaggio di quello che succederà …” e si getto verso il membro ingoiandolo e succhiandolo avidamente.
Dago rimase pietrificato dal piacere, gustandosi quel fantastico premio in anticipo mentre cercava di immaginare cosa sarebbe potuto succedere al ristorante.
Non fu facile scegliere il posto. Doveva essere sicuramente uno dei locali che non frequentava di solito e, possibilmente, nemmeno uno di quelli che gli amici frequentavano. Insomma, in mezzo a sconosciuti si sentiva più a proprio agio per quella situazione.
Roberta lo tempestava di messaggi e telefonate, e quando lui due giorni dopo le fece sapere che aveva deciso, lo aveva chiamato e aveva sentito nella sua voce una eccitazione mai sentita prima. Certo, oltre a quel nodo allo stomaco tipico della paura, anche Dago provava una certa eccitazione quando pensava alla situazione.
La cosa che più lo spaventava era il fatto che Roberta gli aveva promesso di scivolare sotto il tavolo quando meno se lo aspettava.
Quando quella sera era passato a prenderla Roberta si era fatta trovare giù al portone. Dago aveva capito subito che aveva in serbo qualche sorpresa e che non voleva che lui avese qualche possibilità di scoprirla.
Contrariamente a quanto Dago sperava aveva indossato un paio di pantaloni, anche se a vita bassa, cosa che lui riteneva poco pratica. Era all’antica sotto certi punti di vista e la donna con la gonna per lui era un’icona classica. E poi volete mettere il piacere di accarezzare la pelle liscia di una donna invece di ruvida stoffa ?
Sopra aveva indossato un bellissimo maglioncino di cotone, con tanti bottoncini, altra cosa poco pratica, e soprattutto con uno scollo poco generoso.
La studiò facendo finta di nulla, cercando di capire cosa avesse in mente.
“Andiamo?” lo sollecità lei.
Accelerò immettendosi nel traffico.
Il locale era dall’altra parte della città, giusto per essere più tranquilli, anche se il mondo è sempre più piccolo di quello che crediamo, o che in certe occasioni speriamo.
Dago per non correre rischi aveva prenotato, e per cercare di non deludere Roberta si erano presentati dopo le 21, in modo che il locale fosse decentemente pieno.
Era un locale piuttosto elegante, e con grande sollievo di Dago, aveva delle lunghe tovaglie bianche. Già sarebbe stato difficile giustificare la scomparsa di lei, e le sue espressioni, figuriamoci se il cameriere gli avesse chiesto cosa stava facendo la sua commensale sotto il tavolo.
Roberta, dal sorriso, sembrava soddisfatta. Quando il cameriere li fece accomodare in un tavolo vicino al muro Dago le chiese cosa ne pensasse.
“Si direi che può andare, ma non ho ancora deciso. Intanto ho fame, ordiniamo ?”
Continuava a tenerlo sulle spine, e la cosa un po’ lo infastidiva, ma con suo stupore scoprì anche che lo eccitava. Non cera nulla di scontato.
Ordinarono la cena, e il cameriere si adoperò per soddisfare tutte le loro richieste.
La cena proseguiva, il locale si svuotava e si riempiva, mentre Roberta, mangiava lentamente.
Aveva obbligato Dago a sedersi dal lato del muro in modo che guardasse in faccia la gente, mentre lei furbescamente controllava il locale da uno specchio posto dietro di lui.
Aveva chiacchierato, ma non come il solito. Si sentiva parecchia tensione tra loro, e più la cena arrivava verso la fine, più Dago sentiva la propria tensione crescere per la paura di averla delusa.
Arrivò anche il dolce. Dago aveva ordinato un Tiramisù, provocatoriamente, mentre lei aveva chiesto del gelato alla crema.
Studiato la propria fetta di dolce, Dago provò ad affrontare lo spinoso argomento.
“Devo pensare che il locale non sia stato di tuo gradimento …” ma quando alzò gli occhi lei non era più al suo posto.
Senti invece scomparire rabbiosamente il suo tovagliolo dalle gambe e delle mani furiose che aprivano i suoi pantaloni.
Senti il viso avvampargli improvvisamente, mentre il suo sesso reagiva imperiosamente.
Roberta sotto il tavolo era eccitatissima e, quando gli calò i pantaloni e i boxer contemporaneamente, fu felice di trovare il sesso di Dago che la aspettava gioioso. Socchiuse la bocca, lasciandoselo scivolare dentro. Peccato non poter vedere la faccia di Dago quando la sua cappella avrebbe incontrato la sorpresa che aveva in bocca.
Dago si guardava attorno cercando di capire se qualcuno si fosse accorto della sua scomparsa, ma tutti sembravano interessati alla propria cena, e continuavano a mangiare rumorosamente. Quando senti le labbra di Roberta sfiorare il proprio glande cercò di rilassarsi per gustarsi quel piacere, ma poi quasi rischiò di urlare quando senti qualcosa di gelido avvolgergli la cappella. Lo sguardo gli cadde sulla coppa di gelato dalla quale mancava una abbondante cucchiaiata.
Dopo questo primo incontro, Roberta lascio scivolare fuori tutta l’asta, e lascio colare sopra di essa tutti il gelato che le si era sciolto in bocca, correndo poi con la lingua a rincorrere tutte le gocce che scivolavano. Aveva pensato tante cose da fare, ma non aveva calcolato lo spazio angusto che cè sotto un tavolo. Sotto il maglioncino non aveva indossato nulla, sperando di poterlo far venire tra le tette, ma proprio non riusciva a infilarsi così sotto il tavolo. Allora, arrabbiata, si accanì succhiandolo con tutte le forze. Dago cercava di mantenere un’espressione normale, ma non era certo facile con lei sotto che si adoperava così selvaggiamente, e poi, un paio di volte aveva anche urtato con la testa contro il tavolo.
Si abbandonò senza remore, accadesse quello che doveva accadere, abbassando lo sguardo come se stesse pensando a qualcosa di importante solo nel momento cruciale.
Roberta accolse con piacere il suo sperma caldo, e rimase tranquilla sotto il tavolo a ripulirlo completamente, succhiandolo anche quando oramai sembrava non avesse più forze, ed aiutando Dago a rivestirsi.
Poi come se nulla fosse scivolò fuori dal tavolo. All’angolo della bocca si vedeva ancora qualcosa di bianchiccio, i capelli in disordine, il viso accaldato
“Per me puoi anche chiedere il conto, il dolce era stupendo, io vado un attimo in bagno a rifarmi il trucco.”
Dago era sbalordito dalla sua tranquilla incoscienza. In effetti sembrava nessuno se ne fosse accorto, tranne una avvenente signora in fondo al locale, che lo guardava con aria maliziosa e complice e il cameriere che guardava Roberta andargli incontro con aria imbecille, e che Roberta completamente inebetì quando gli strizzò l’occhio e gli lancio un bacio.
Quando tornò fini lentamente il suo gelato, succhiando maliziosamente il cucchiaino. Il cameriere arrivò con il conto, e continuava a spostare lo sguardo dall’uno all’altro quasi cercasse di capire cosa fosse successo.
Dago dal canto suo sentiva incollato su di se lo sguardo della signora di prima. Non sapeva se sentirsi adulato o imbarazzato.
Roberta gli sorrise.
“Mi sono mancati i tuoi gemiti mentre te lo succhiavo, e poi – lasciando scivolare dell’altro gelato in bocca – mi sarebbe piaciuto vedere la tua faccia quando hai sentito il gelato nella mia bocca”
“Potresti chiedere a quella signora la infondo, credo non si sia persa nulla”
Roberta cerco la persona nello specchio, trovandola in pochi istanti. Le due donne si sorrisero complici.
Arrivò il resto e i due uscirono con calma dal ristorante.
In macchina Roberta si girò immediatamente verso Dago.
“Adesso tocca a te!”
I desideri affollano sempre la nostra testa, ma quando ne cerchi uno, sembra che si nascondano di proposito.
Aveva passato notti a fantasticare su Roberta, e aveva scritto decine di storie, ma in quel preciso momento si sentiva come lo scolaro a cui la maestra fa la domanda. Vuoto totale.
Improvvisamente l’idea di ricambiarla con qualcosa di simile.
“Ho deciso, ma sarà una piccola sorpresa, devi fidarti di me.”
Roberta lo osservò corrucciata per qualche istante. “D’accordo, per questa volta mi fido.”
Dago accese la macchina e guidò tranquillo per la città dirigendosi verso una zona esterna, industriale.
Roberta seguiva distrattamente dove stava andando lasciandosi cullare dalla musica, ma quando inaspettatamente lo senti mettere la freccia e girare in un grande posteggio semibuio si riscosse.
“Dove mi stai portando?”
“Dammi qualche secondo e ti spiego tutto, fidati”
In questo grande posteggio cerano alcune macchine ferme, e altre che continuavano a muoversi, passando vicine a quelle ferme.
Dago si mosse per il posteggio con calma, fece un ampio giro panoramico, lasciando che lei si rendesse conto dove l’aveva portata.
“Hey, ma questo è un posteggio per scambi di coppia …. Sei gia stufo di me ? Mi vuoi cambiare ?”
“Ma sei pazza ? Con te ho appena iniziato, la mia intenzione è un’altra, aspetta che mi fermo e ti spiego.”
Cercava con lo sguardo in giro il posto che aveva in mente, e finalmente sembrava averlo trovato. Si diresse rapidamente sotto un grande lampione e vi posteggio in piena luce.
“Quello che ho in mente è semplice, voglio farti qui, in mezzo a tutti, in modo che tutti ti, ci possano vedere !”
Roberta lo fissava un po’ sorpresa, non si aspettava da lui una cosa del genere visto che si vergognava per il pompino sotto il tavolo.
“Ma che porcellino … e se qualcuno si avvicina troppo ?”
“La macchina è chiusa, facciamo sempre in tempo a scappare! Questo è il mio desiderio, se non vuoi …”
Roberta lo interruppe. “Voglio, anche perché quel pompino non sono riuscita a fartelo come volevo!” e gia era al lavoro sui suoi pantaloni.
“Aspetta, togliti prima i tuoi, voglio che mentre me lo succhi ti metti con il culetto in bella mostra fuori dal finestrino …”
Roberta non se lo fece ripetere, la cosa iniziava ad eccitarla. Mentre si sfilava i pantaloni notò che le macchine iniziavano ad avvicinarsi a loro. Si mise in ginocchio, slaccio abilmente il maglioncino mostrando a Dago e a tutti i suoi splendidi meloni con i capezzoli gia tesi.
“Avrei voluto che mi sborrassi qua sopra al ristorante, mi ero preparata per questo … ” e dopo avergli succhiato per bene l’asta e lubrificata con la saliva, se lo mise in mezzo ai seni.
Le macchine giravano sempre più vicine e lente per vedere meglio. Dago allora lasciò scivolare una mano tra le cosce di Roberta iniziando a stuzzicarla con le dita, ad aprirle le labbra mettendo in mostra a tutti il frutto rosa tra le sue cosce, scivolando spesso a stuzzicare anche il buchino.
Dago si accorse di come era eccitata Roberta da come succhiava il suo cazzo. In un momento di lucidità si accorse che una macchina era proprio ferma davanti a loro, e il tipo in macchina non solo li osservava, ma sembrava che il suo braccio facesse un movimento in equivocabile.
“Fermati, abbiamo uno spettatore in prima fila, non possiamo deluderlo.”
Roberta alzo la testa e vide la macchina ferma capendo immediatamente anche lei cosa stava succedendo li dentro. Sapere che cera un uomo che si stava masturbando guardandola accese ancora di più la sua eccitazione, sentiva la figa grondare di piacere.
“Lascia fare a me” le disse Dago.
Scivolo sul sedile del passeggero, reclinando un po’ lo schienale, poi si fece scivolare sopra Roberta in modo che gli desse le spalle. Se la strofino sull’asta in modo che capisse chiaramente cosa voleva da lei, e lei accondiscese più che volentieri.
Dago la sollevo prendendola per le chiappe, mentre lei guidava la sua cappella contro il suo ano. Lui la lascio scendere piano, e il buchino si ingoio tutto il cazzo mentre Roberta faceva una piccola smorfia di dolore. Il loro spettatore si immobilizzo per qualche istante.
Poi Dago prese le gambe di Roberta e le fece appoggiare i piedi al cruscotto e le sussurrò.
“Apriti la figa e sgrillettati per il nostro ospite, mentre io ti inculo!”
Non aveva mai sentita Dago usare quel linguaggio, me in quel momento la cosa gli procurò solo un aumento del piacere.
Le sue dita, il tipo davanti che aveva ripreso a smanettarsi energicamente, il sesso di Dago che le riempiva le viscere vigorosamente, il tutto la stava facendo impazzire e più si sentiva vicina all’orgasmo più cercava di mettersi in mostra al tipo. Anche il guardone ci aveva preso gusto e cercava a sua volta di mostrare quanto stava gradendo lo spettacolo ad Roberta. Dago era eccitatissimo e avrebbe voluto essere dove era e nello stesso tempo essere il guardone che si smanettava guardando Roberta.
Venne per primo il guardone, che dalla gioia schizzo sul vetro.
Roberta si lascio travolgere da quello spettacolo raggiungendo un intenso orgasmo che le fece vibrare tutto il corpo e colare fiotti abbondanti. Dago si lasciò trascinare, spingendoglielo dentro con violenza mentre schizzava e procurando ad Roberta un secondo orgasmo senza pausa dal primo.
Sicuramente era molto di più di quello che si aspettavano entrambi.
Rimasero cosi per qualche istante. Roberta abbandonata contro di lui, il suo membro ancora nel culo, mentre cercavano di tornare alla realtà.
Il guardone si riprese molto più velocemente, e mentre i due tentavano di ricomporsi, si avvicinò.
Incuriosita Roberta fece scendere un po’ il finestrino.
“Siete stati fantastici, ma se volete, si potrebbe fare di meglio”
Roberta guardò Dago con la curiosità dipinta sul volto.
“Ascoltiamo cosa ci propone, se non ci và, possiamo sempre rifiutare!”