DAGO HERON

Roberta – capitolo 7

Dopo mille indecisioni e continui scambi di “Decidi tu” e “No decidi tu” Dago aveva optato per un ristorante indiano di cui aveva sentito parlare. In fin dei conti era anche vicino a casa e lui non vedeva l’ora di avere nuovamente il corpo, la pelle di Roberta contro la sua.

I profumi e i sapori esotici della cucina indiana si adattavano perfettamente al loro spirito e poi quel posto era rinomato perché si mangiava con le mani.

Dago aveva sempre sostenuto uno stretto feeling tra il sesso e il cibo e pensava che poteva essere una parentesi interessante.

Erano stati fatti accomodare ad un tavolo tondo, con un comodo divanetto che permetteva loro di restare seduti vicino. Il cameriere, con la calma tipica e il sorriso perenne degli indiano li aveva guidati nella scelta dei cibi. Certo il suo lavoro era stato facilitato …

Dago e Roberta avevano iniziato a raccontarsi quello che era successo in quel tempo in cui erano rimasti separati e che nelle email non rendeva o non aveva trovato spazio.

Il cibo portata dopo portata era arrivato sulla tavola.

Inizialmente si erano praticamente abbuffati come due disperati che non mangiavano da mesi. Poi, man mano che lo stomaco si riempiva, avevano iniziato a guastare lentamente il cibo. Distrattamente Roberta mentre parlava o ascoltava, aveva iniziato a succhiarsi le dita ripulendole dagli intingoli che le rimaneva appiccicati. Dago ogni volta che la osservava farlo riceveva piccole scosse di piacere immaginando e ricordando quelle labbra fare la stessa cosa su una parte precisa del suo corpo.

Quando Roberta si accorse dell’effetto che quel suo gesto ingenuo provocava in lui inizio a farlo diventare sempre meno ingenuo, iniziando a portare anche il cibo alla bocca in modo sempre più malizioso. Dago aveva iniziato a proseguire i discorsi con crescente difficoltà, continuando a bloccarsi nel mezzo delle frasi, quasi diventando balbuziente con il filo logico dei suoi pensieri completamente sconvolto dalle immagini che la sua fantasia proiettava nella sua mente.

Roberta scivolo un po’ più vicino a lui sul divanetto, e mentre lui tentava di continuare a parlare inizio a imboccarlo, lasciando le dita sulle sue labbra in modo che potesse succhiargliele.

Dago smise di parlare. Roberta aveva smesso di seguire i suoi discorsi da parecchi minuti distratta da altri desideri. Iniziarono a giocare con il cibo e le loro bocche in modo sempre più malizioso, senza nemmeno curarsi se gli altri avventori li guardassero o meno.

Dago cercava di tenere a freno la fantasia visto che erano in un locale pubblico e non era il caso di sdraiare Roberta nuda sul tavolo, cospargerla di bocconcini da raccogliere poi con la lingua e con le labbra.

Mentre queste fantasie, assieme alle provocazioni di lei, facevano volare il desiderio ad altezze vertiginose senti la mano di Roberta appoggiarsi sulla sua gamba e risalirla velocemente cercando e trovando quello che desiderava tra le gambe di lui. Dago la guardò con uno sguardo di sorpresa: cavoli erano in un ristorante, e anche parecchio affollato. Roberta sorrise a quello sguardo così sorpreso.

“O mi segui in bagno o ti faccio un pompino qui davanti a tutti!!”

Dago era disponibile a parecchie cose ma non se la sentiva proprio di restare in mezzo a tanta gente che lo fissava mentre lei, più o meno nascosta dal tavolo, lo portava a un’estasi incontrollabile.

“Ti seguo …” le rispose con la gola strozzata dall’imbarazzo e dal desiderio.

Roberta lo scaravento nel piccolo bagno, chiuse la porta e si butto in ginocchio davanti a lui, slacciando cosi freneticamente i suoi pantaloni da sembrare volesse dilaniarli.

Il sesso di Dago aspettava solo lei, liberato dalla stretta degli indumenti puntava inequivocabilmente verso la sua bocca.

Roberta lo ammirò per qualche istante, lasciando scivolare la mano lungo l’asta.

Poi vi appoggio la bocca, le labbra, accarezzandolo per tutta la lunghezza con la lingua, ricoprendolo di saliva, mentre le dita erano scivolate tra le sue gambe, a giocare con lo scroto e con le palle.

Dago chiuse gli occhi dal piacere per un solo istante, e lei ne approfittò per risucchiarlo avidamente tutto in bocca. Si sarebbe maledetto per avere perso quello spettacolo.

Lasciò per un po’ che lei placasse il suo desiderio e le sue voglio succhiandolo come la sua fantasia la guidava, poi la afferrò per i capelli, sfilandoglielo dalla bocca.

Roberta fece per protestare, ma lui stava già spingendoglielo tra le labbra.

“Volevo solo guardarlo scomparire nella tua bocca!”

Roberta si sentì pervadere dal desiderio violentemente a quelle parole. “Scopami!” gli sussurrò con lussuria.

Dago si concesse ancora qualche istante di piacere nella sua bocca, poi la strappo dal suo fallo, mettendola in piedi, appoggiandola al muro mentre le apriva freneticamente la camicetta con una mano e le sollevava la gonna con l’altra. La riempì con la violenza dell’esigenza di sentirla sua.

Roberta si aggrappò al suo corpo, usando le braccia e le gambe per afferrarsi a lui, mentre Dago pensava solo a tenerla premuta contro la parete e a spingere ripetutamente con tutte le su forze, con una furia da sesso a pagamento. Le bocche unite, le lingue intrecciate.

Un minuto, dieci minuti, mezz’ora. Nessuno dei due si rese conto di quanto poteva essere passato.

L’orgasmo li travolse ancora una volta, e aspettarono baciandosi che la curva del piacere lentamente scendesse a livelli accettabili, con i sessi ancora uniti e le bocche che gustavano le ultime stille di piacere.

“Andiamo a casa” disse Dago, quasi con un tono di supplica, mentre gli occhi sprizzavano ancora desiderio.

Cercarono di risistemarsi in modo da non attirare sospetti, ma rientrati nella sala fu inevitabile sentire gli sguardi indagatori degli altri commensali.

Conclusero rapidamente la cena e sgattaiolarono verso la macchina che li avrebbe portati alla loro alcova di piacere.

 

Cercando di contenere la frenesia del desiderio cercarono di raggiungere la casa di Dago.

Roberta non aveva nessuna intenzione di smettere di torturarlo, e mentre lui guidava lo baciava, gli accarezzava il petto sussurrandogli nelle orecchie tutto il suo desiderio.

Dago cercava di approfittare di ogni pausa di guida per gustare bocconi di piacere, mentre tentava di districarsi dal traffico del venerdì sera per arrivare il prima possibile a casa. Ah, se fossero stati in autostrada si sarebbe fermato nella prima piazzola disponibile, in città non era pensabile. Anche se … Ma non adesso.

Posteggiò velocemente la macchina e raggiunsero il portone quasi correndo.

In ascensore non mancarono le preliminari scaramucce.

Chiusero la porta e già erano incollati in un bacio furente con le mani che quasi strappavano i vestiti dai corpi.

Una volta nudi questa volta fu più rapido Dago, scivolando in ginocchio tra le cosce di Roberta, affondando la lingua nel suo pozzo di piacere, succhiandole il clitoride, affondando le dita ora in un buco, ora nell’altro.

Sentirla godere aumentò solo il suo desiderio, la prese con forza sul pavimento.

Ma la cosa non gli dava abbastanza soddisfazione, voleva sentirla gemere di più, voleva farla godere di più. Allora la portò verso una sedia, vi ci sedette sopra guidandola in modo che lei sedesse sopra di lui, mentre il suo cazzo la riempiva. Giocarono per un po’ cosi. Lasciò che lei scegliesse il ritmo, mentre lui, con la bocca, con le mani, oltre che con il suo sesso, cercava di aumentare il suo godimento.

Per qualche istante le mani, le dita, la bocca e la lingua erano tutti concentrati sul seno, poi rimaneva solo un capezzolo intrappolato tra le sue labbra, mentre le mani, scivolando lungo la schiena, si aggrappavano alle sue chiappe, e magari un dito profanava piacevolmente l’ano. Poi la bocca si spostava sul collo, o risaliva fino a cercare la bocca e la lingua di lei, mentre le mani forti si aggrappavano ai suoi seni, prima di scivolare sulla pancia e andare a stuzzicare con la punta delle dita il clitoride.

Roberta, al culmine dell’eccitazione, si sfilo da lui, e con fare felino si mise in ginocchio sul soffice tappeto della sala, scodinzolando il culetto in modo inequivocabilmente provocante.

Lo spettacolo di quella stupenda albicocca nel mezzo della quale spuntava quel succoso nocciolo grondante piacere era qualcosa di irresistibile.

Dago si posiziono dietro di lei, avvicinandosi in ginocchio, pregustando il sapore dei suoi abbondanti umori sulla lingua. Ma lei abbassò ancora di più il viso, e con le mani allargò le natiche. Senza proferire parola era stata piuttosto esplicita. Non contenta iniziò a massaggiarsi il buchino con le dita.

Dago non si fece più pregare, puntando il suo sesso deciso nell’ano e spingendolo dentro tutto piuttosto decisamente. Un piccolo urlo mischiato a un gemito di piacere usci dalla sua bocca. Non ci impiegarono ancora molto a raggiungere l’apice del godimento, con il corpo di Roberta scosso violentemente mentre la sua figa gocciolava stille di piacere mentre lui schizzava ripetutamente dentro di lei il caldo nettare.

Impiegarono parecchio tempo a raggiungere il letto, quasi paghi per quella serata. Ma era incredibile come ognuno sapeva soddisfare pienamente i desideri dell’altro e questo continuava a tenere acceso il desiderio in entrambi.

A letto, abbracciati e avvinghiati, anche una semplice carezza diventava qualcosa di pericoloso.

Poi lei si puntò su un gomito cercando gli occhi di lui nella fioca luce della luna che entrava dalla finestra.

“Cosa siamo io e te ?”

Dago era completamente sorpreso. Fisicamente stanco e mentalmente in un’altra dimensione certo non si aspettava una domanda del genere.

“Spiegati ..”

“Ci siamo aspettati per anni, e adesso siamo qui. Hai dei progetti ? Siamo una scopata e via o siamo qualcosa di più ?”

Lui continuava a guardarla allibito. Non se l’aspettava proprio quella domanda, e cercava dentro di se una risposta, cercandola il più vicino possibile alla realtà e il più lontano possibile da una risposta che avrebbe potuto distruggere quel paradiso appena scovato.

“Tu come la vedi ?”

“Non fare l’idiota, non cercare di far rispondere me …”

Dago le accarezzò il viso, cercando con quel gesto di placare la rabbia che aveva sentito nascere.

“Non lo so cosa ne pensi tu, ma a me non piace l’idea dei fidanzatini. Questo non vuol dire che non tengo a te ma … ma che vorrei che fosse qualcosa di speciale! Anche se adesso non so cosa.”

Roberta appoggio delicatamente le labbra sulle sue. Quel bacio valeva più di centinai di premi dei quiz televisivi.

“Sei un amante stupendo, sai prima le mie fantasie. Voglio tenere acceso per sempre questo fuoco che ce in te. Anche a me non piace l’idea dei fidanzatini che si devono vedere tutte le sere. Ho i miei impegni e voglio anche io la mia libertà. Ma voglio anche te!”

“Hai qualche soluzione ?”

“Forse … viviamo … viviamo giorno per giorno … e facciamoci una promessa …”

Dago si sedette sul letto per cercare di guardarla meglio, restando in silenzio e aspettando di ascoltare qualcosa di importante.

“Voglio che tu mi dica tutte le fantasie che ti passano per la testa e voglio essere io quella che cercherà di soddisfarle …”

Forse era questo che aveva sentito Dago la prima volta che si erano incontrati, anzi ne era quasi certo.

“Te lo prometto, ad una sola condizione.” Le rispose prendendole le mani e lasciando lui questa volta il silenzio di suspance. “Che tu faccia lo stesso con me, voglio aiutarti a realizzare tutte le tue fantasie.”

Roberta rispose con un bacio carico di felicità, travolgendolo con il suo corpo formoso, riempiendolo di baci come una quindicenne impazzita. Lui le prese la testa tra le mani, fissandola negli occhi.

“Dimmi quale è la prima fantasia che ti passa per la testa.”