DAGO HERON

Roberta – capitolo 1

Doveva essere una semplice cena, un’occasione per incontrare quegli amici che si erano sparpagliati e che era difficile incontrare la sera nei soliti locali.
Lentamente il gruppo si era formato. In mezzo gente che conosceva e gente che non conosceva, comunque tutti simpatici. Come al solito stavano aspettando che arrivasse Massimo, il solito ritardatario, ma poverino, era dovuto passare a prendere degli amici. Quando arrivarono erano ancora tutti fuori a chiacchierare e fumare, aspettando che finissero di preparare il tavolo. Dago non si aspettava che ci fosse lei. Istintivamente ad amici aveva associato maschi. Quando lei apparve sulla scena per un attimo gli parve non ci fosse nient’altro. Poi i loro occhi si incrociarono.
“Tu devi essere Dago, Massimo mi ha parlato cosi tanto di te che mi sembra quasi di conoscerti. Piacere io sono Roberta.”
Si strinsero la mano, una stretta sicura, piacevole, e per un istante restarono a fissarsi negli occhi. Dago era ipnotizzato dai suoi occhi cosi caldi. Poi il caos della compagnia li travolse, separandoli.
Stordito, inebetito, vagabondò per il locale, accorgendosi che i più furbi avevano trovato da mangiare, e ascoltando il suo stomaco vuoto si sedette con loro rimpinzandosi con i primi stuzzichini. Mossa fatale. Improvvisamente tutti arrivarono a tavola e si trovo lontano da lei, impossibilitato anche solo a guardarla.
Ma le loro cene erano piuttosto movimentate. Prima ancora delle ordinazioni, con la scusa dei saluti e di fare quattro chiacchiere, la tavolata era stata rivoluzionata almeno due volte e, improvvisamente, lei era seduta al suo fianco. Casualità ? Destino ? Forse, ma le donne sanno muoversi con molto più tatto e scaltrezza.
La cena fu divertente e interessante, passata quasi esclusivamente a parlare con lei, anche se spesso coinvolgevano quelli attorno a loro, ma poi finivano sempre per parlare loro due. Avevano parlato di un sacco di cose, piacevolmente e scherzosamente, anche quando non erano in accordo.
Dago non sa come, ma tra il dolce e il caffè, Roberta era finita seduta sulla sua sedia, tra le sue gambe. Si erano formati diversi gruppetti e loro erano rimasti leggermente isolati, continuando a parlare.
Parlando e gesticolando, senza nessuna premeditazione, la sua mano, al posto di appoggiarsi sulla propria coscia, si era appoggiata sulla coscia di lei. Una scossa di piacere era salita lungo il braccio di Dago, mentre Roberta aveva per un istante interrotto il discorso che stava facendo, e i suoi occhi avevano avuto un lampo. Ma nulla fece o disse perché lui spostasse la mano. Quando Dago appoggio la mano anche sull’altra coscia, Roberta non fece altro che controllare distrattamente cosa stessero facendo gli altri, e continuando a parlare come se nulla fosse successo, appoggio le proprie mani su quelle di lui, iniziando a farle scorrere sulle cosce.
Dago stringeva le mani quel tanto che bastava per conoscere meglio le forma di lei, cercando nello stesso tempo di tirarla maggiormente contro di se. Senti Roberta allargare leggermente le gambe, e non resistendo al richiamo di quel segnale, lascio che entrambe le mani scivolassero dalle ginocchia verso l’interno delle cosce fino a sfiorare, toccare, velocemente il suo sesso.
Una parte di se era come catapultata in un’altra dimensione, dove erano soli loro due, mentre l’altra parte era pienamente di essere seduto ad una tavolata di amici, in un ristorante pieno di gente. Ma le sue mani erano sotto il tavolo, nascoste dalla lunga tovaglia, e oramai nel suo sangue stava scorrendo qualcosa di molto più forte dell’adrenalina.
Lascio che le sue mani scivolassero sotto la gonna di lei, entrando finalmente in contatto con la sua pelle, calda e liscia, puntando direttamente al suo sesso. La sua mano si appoggio sulle sue mutandine di seta, la sentì fremere per un istante. La sua mano avvolse tutto il suo sesso, accarezzandolo e stringendolo nello stesso tempo, mentre tentavano di proseguire la conversazione come se nulla fosse. Roberta si appoggio meglio a lui, cercando di strusciarsi contro i suoi pantaloni, cercando di sentire la sua erezione premere contro le sue natiche. La mano di Dago scivolò sotto le mutandine, il suo sesso, completamente rasato, la pelle liscia. Un brivido di eccitazione lo percorse. Roberta senti il suo cazzo pulsare nei pantaloni, mentre le dita scivolavano tra le labbra.
Improvvisamente il caos della compagnia li travolse, rompendo l’incantesimo e separandoli.
In quelle occasioni mille erano le cose che volevano raccontarsi e chiedersi. Non poteva pretendere che fosse tutta per lui. Ma niente poteva impedirgli di desiderarla, di sognarla.
Con la sua erezione che non accennava a calare uscì in cortile fumando nervosamente, sentendo ancora nel palmo delle mani il calore della sua pelle, sentendo nelle narici il suo profumo.
La sua passeggiata lo aveva portato nell’angolo più tranquillo e nascosto del giardino estivo, vicino le toilette esterne, adeguatamente celate alla vista di chi mangiava fuori, oggi nessuno. Si accorse di avere bisogno di fare una breve sosta. Apri la porta e inizio a cercare a tastoni l’interruttore, quando senti qualcuno che con delicata decisione lo spingeva dentro il bagno. “Lascia la luce spenta Il suono della sua voce, il suo profumo lo avvolsero. Dago si giro mentre la sua erezione ricominciava a pulsare gioiosa. Fu travolto dal suo corpo, dalle sue labbra, dalla sua passione, mentre le loro lingue si avvinghiavano vorticosamente, le loro mani correvano sui corpi, sotto i vestiti, cercando il contatto con la pelle.
Dago aveva alzato la gonna di Roberta, strizzava e palpava le sue chiappe, mentre lei gli aveva già slacciato e sfilato la camicia dai pantaloni e ora stava armeggiando con la chiusura dei pantaloni. Nel buio i loro occhi, luccicanti di passione, brillavano.
Sentì la sua mano scivolare dentro i boxer, impugnare il cazzo, stringerlo per gustarne la consistenza. Brividi riempirono il suo corpo, e quasi lui le venne in mano per l’eccitazione. Poi la senti scivolare con la bocca lungo il suo corpo, senti la sua lingua sul collo, sul petto, e mentre arrivava sull’addome, le mani gli sfilarono i pantaloni e i boxer, liberando finalmente il suo membro da quella costrizione.
In ginocchio davanti a quell’erezione, Roberta inizio ad accarezzarlo, guardarlo, massaggiarlo. Se lo passo sul viso, baciandolo dolcemente. Nel silenzio della stanza si sentiva solo il respiro affannoso ed eccitato di Dago. Lei continuava calma, leccandolo piano, tutto, senza nessuna fretta, senza trascurarne un millimetro o una piega, dalle palle fino alla punta. Il corpo di Dago tremava nel tentativo di ritardare il più possibile l’orgasmo, ma oramai sentiva le palle frizzare, bruciare, dalla voglia di schizzarle in faccia tutto lo sperma che contenevano. Stava per supplicarla quando sentì il calore delle sue labbra appoggiarsi sul glande, e poi schiudersi appena, mentre con le mani gli afferrava i glutei tirandolo a se, spingendosi in bocca, piano piano, il membro, lasciando che avvolgessero la sua asta come avrebbero fatto le labbra della sua figa.
Dago estasiato si lasciava guidare, sentiva che ogni volta lei lo spingeva sempre più dentro, lasciando che il suo cazzo strofinasse sulla lingua, fino a che il glande non le arrivò in gola. Se lo tenne per qualche istante tutto in bocca, mugolando di piacere quasi fosse un mantra, facendolo quasi impazzire di piacere.
Perdendo il controllo prese la sue testa tra le mani, con forza, iniziando a scoparla in bocca. Lei lo lasciò fare, partecipando attivamente, succhiandolo con tutte le forze, giocando con la lingua, e dopo poco, nonostante i deboli tentativi di resistere, le sborrò in bocca.
Roberta non volle perdersi nemmeno una goccia, continuando a pompare, a succhiare fino a che non fu certa che non ne era rimasta nemmeno una goccia.
Si pulì le labbra con un dito, succhiandolo poi, scivolando fino a baciare le labbra di Dago, perso ancora in quel limbo di estasi e piacere. Ma quando senti le dita di lei avvinghiare nuovamente il suo fallo, si senti trasportare violentemente nella realtà, e con piacere si accorse che il suo cazzo rispondeva brillantemente agli stimoli.
Infilò le mani sotto la sua gonna iniziando a sfilarle il tanga, Roberta lo lasciava fare. La fece sedere sul bordo del lavandino, sfilandogliele completamente mentre la fissava negli occhi. Senza staccare gli occhi dai suoi lascio scivolare le mani sotto la gonna, accarezzando con cura tutte le gambe, raggiungendo la sua figa solo quando lei aveva allargato completamente le cosce dal desiderio. Inizio ad accarezzarla con la punta delle dita, seguendo le labbra, cercando il clitoride. Il pompino l’aveva eccitata parecchio. Era un lago di umori. Ne sentiva anche il forte odore che aumentava il suo desiderio. Lascio scivolare le dita tra le sue cosce, andando a sfiorare il buchino, prima di infilarle lentamente dentro di lei, sentendola vibrare di piacere.
Allora con teatrale lentezza le alzo la gonna e inizio a leccarla. Roberta, in bilico sul lavandino, si teneva con una mano, usando l’altra per premere la sua testa con forza sul suo sesso. Dago alternava veloci colpi di lingua sul clit a lunghe e lente leccate a tutta la vulva, senza dimenticarsi di affondare spesso la lingua dentro.
Aveva una gran voglia di farla godere cosi, ma anche una terribile voglia di possederla.
Si alzo. Le sfilo la maglia e il reggiseno freneticamente, le accarezzo poco delicatamente i seni, le strizzo i capezzoli, duri, eretti. Lei lo avvinghio con le gambe, tirandolo a se. I loro sessi si strofinavano, si cercavano.
Dago impugnò il suo membro, guidandolo con decisione dentro di lei. Si aggrappò alle sue tette, e iniziò muoversi, cercando di dare intensità e ardore alle sue spinte, ma la posizione non sembrava delle migliori. Allora la prese in braccio. Roberta si aggrappò a lui con le braccia e con le gambe. Lui, facendo forza con le braccia, cercava di muoverla più velocemente possibile, cercando, ad ogni colpo, di penetrarla sempre più profondamente. “Vengo … sto venendo …” Sentendo queste parole Dago cerco di accelerare ancora di più il ritmo. Le braccia gli dolevano dallo sforzo, ma l’intensita dell’orgasmo di lei lo riempiva di energie, e non smise di muoverla lungo il suo cazzo per tutto l’orgasmo, godendo dei suoi umori che gli colavano sulle palle.
Roberta si stringeva a lui convulsamente, il curoe che batteva all’impazzata, il respiro affannoso. Restando fermo dentro di lei la teneva stretta a se, accarezzandola, baciandola.
“Tu non sei venuto …” gli disse con un filo di voce.
“Vorrà dire che vengo tra poco.” Le rispose con voce roca.
La sfilo e la fece girare, obbligandola ad appoggiare le mani al lavandino.
Quasi le strappo la gonna nella foga di spogliarla, mettendo in mostra il suo fantastico sulo. Estasiato si fermo ad accarezzarglielo e baciarglielo. Con le mani allargo le chiappe lasciando che la sua lingua si insinuasse a cercare il buchino, leccandolo per bene, bagnandolo, riempiendolo di saliva, mentre la mano tra le cosce accarezzava, stuzzicava, torturava il clitoride.
Allontano un poco il viso, ammirando lo spettacolo delle sue dita che scivolavano dentro la sua fica, ascoltando con tutti i sensi il piacere delle sue dita che si muovevano, attento alle reazioni di lei. Sentiva il respiro di Roberta ritornare affannoso. Lascio che il dito scivolasse dalla sua figa all’ano. Spingendo piano lo senti schiudersi, accogliere il dito, pulsare di eccitazione. Ora sentiva di essere al limite dell’eccitazione. Sfilo il dito, e si posiziono dietro di lei. Roberta allargo l gambe spingendo il sedere verso di lui. Un invito irresisitibile!
Punto il glande, e anche se il desiderio era quello di spingere con tutte le forze, spinse delicatamente. La senti trattenere per un attimo il respiro, poi spingersi contro di lui per accoglierlo tutto, fino a che non lo sentì dentro di lei fino alla radice. Dago rimase fermo dentro di lei per qualche istante, poi lentamente lo sfilo fuori. Roberta ci rimase quasi male, ma senti di nuovo la pressione sul buchino, e il suo cazzo che la riempiva nuovamente, questa volta con più vigore. Ma di nuovo Dago lo sfilò. La cosa un po’ la infastidiva e un po’ la eccitava. Sentì nuovamente il glande premere per farsi strada, mentre le mani di lui si aggrappavano ai suoi fianchi. La penetrazione questa volta fu quasi violenta. Le spinse dentro il cazzo tutto in un colpo. Roberta emise un gemito di dolore e di piacere.
Dago le diede il tempo di riprendersi, poi inizio a statufarla, cercando un ritmo piacevole per entrambi. Ma oramai tutte e due erano molto vicini al limite. Roberta incomincio a spingersi contro di lui, come se ne chiedesse sempre di più. Allora lui si aggrappo alle sue tette e lascio che il “selvaggio” che era dentro di lui emergesse, spingendo con tutte le sue forze, lasciandola senza fiato ad ogni colpo.
“Voglio sentirti venire ancora” le grugnì senza smettere di muoversi dentro il suo culo.
“Sto per venire … sto per venire …”
Dago senti un formicolio pervadere il suo corpo, quasi un capogiro. Raccolse le sue forze, cercando di spingere ancora più forte e solo quando la sentì iniziare a tremare si lascio travolgere dal proprio orgasmo, schizzandole dentro tutto il suo caldo piacere.
L’orgasmo fu violento e travolgente, e visto il poco spazio a disposizione si ritrovarono seduti sulla tazza. Dopo lunghissimi minuti passati a baciarsi e accarezzarsi, cercando di riprendere il controllo delle menti e dei corpi, si guardarono e scoppiarono a ridere.
“E adesso che diciamo agli altri? Sicuramente avranno notato la nostra assenza”
“Non gli diciamo nulla, al massimo diciamo che avevamo voglia di parlare un po’ da soli”
Fu difficile rivestirsi resistendo alla tentazione di ricominciare a giocare l’uno con il corpo dell’altro.
Rientrarono nel locale e subito si accorsero che qualcuno era già andato via. Tra questi anche Massimo.
“Che stronzo, e adesso come torno a casa?” fu il commento adirato di Roberta