DAGO HERON

Roberta – capitolo 2

“Non ho qui la macchina, ma posso farti una proposta – Roberta lo guardava incuriosita – possiamo farci accompagnare a casa mia, prendiamo la mia macchina e ti accompagno a casa”
Roberta accettò e non fu nemmeno difficile farsi accompagnare a casa da Roberto senza tante storie, anche se continuava a lanciare strane occhiate a Dago.
Li lasciò sotto casa e scappo veloce, quasi non volesse disturbare.
Salirono a casa per prendere le chiavi della macchina una cosa veloce. Lasciandola in salotto le disse: “Faccio in un attimo, vado a prendere le chiavi nella giacca e torno, se vuoi qualcosa da bere lo trovi la” e scomparve dopo averle indicato il mobile bar.
La sua timidezza lo faceva agire spesso da coglione, ma Roberta non era tipo da scoraggiarsi facilmente.
Quando Dago rientro in sala rimase piacevolmente sorpreso dallo spettacolo che lo aspettava. Roberta era completamente nuda sul divano, una mano reggeva un bicchiere di wisky e l’altra accarezzava voluttuosamente il suo stupendo corpo. “Ti ho versato qualcosa da bere” gli disse indicando il tavolino sul quale cera un altro bicchiere di wisky e il secchiello del ghiaccio.
Il cuore gli martellava in gola mentre non riusciva a staccare gli occhi da quello spettacolo, da quella mano che accarezzava ripetutamente la sua figa. Restando in piedi, impacciato, bevve un abbondante sorso. “Siediti vicino a me” la voce suadente di Roberta lo guidava come in stato di trance mentre lui era ipnotizzato dal suo corpo. Appena si fu seduto Roberta gli si mise cavalcioni iniziando a baciarlo e spogliarlo completamente.
Il wisky e l’eccitazione avevano sbloccato Dago che ora era molto più partecipe nello scambio di effusioni.
“Chiudi gli occhi” il suo sussurro non ammetteva repliche
Ascoltando solo con la pelle sentiva le mani, la bocca di Roberta muoversi lungo il suo corpo. Fu repentinamente riportato alla realtà dal gelo del cubetto di ghiaccio sulla sua pelle, e subito dopo il calore della sua lingua a scaldarlo. Una piacevole tortura che gli fece aprire gli occhi. “Ti avevo detto di tenere chiusi gli occhi” Allungo una mano recuperando la sua sciarpa di seta e lo bendò. Poi ricomincio il suo giochino, partendo dai capezzoli, scivolando sul petto, poi giù sulla pancia. Il respiro era corto e affannoso, a causa del cubetto, ma anche del piacere che pregustava.
La mano fredda avvolse il suo cazzo. Senti che lo massaggiava, senti il suo alito caldo sul glande, la bocca che lo avvolgeva, succhiava. Si inarco di piacere, mentre lei succhiava con tutte le sue forze, quasi facendogli male. Con dispiacere senti la bocca di lei abbandonarlo, ma non ebbe nemmeno il tempo di lamentarsi perché il contatto del suo cazzo con il cubetto di ghiaccio fu talmente scioccante che gli tolse il fiato. Dago tento di sottrarsi a quella tortura me lei lo aveva abilmente bloccato.
Roberta inizio ad alternare il cubetto di ghiaccio e la sua bocca, tortura e piacere, fino a fare sciogliere tutto il cubetto di ghiaccio, e nel frattempo Dago sentiva che il suo fallo aveva raggiunto un’erezione incredibile, mai raggiunta. Lo sentiva scoppiare nella pelle tanto era duro e grosso.
Lei lo fece sdraiare sul tappeto. Mettendosi sopra di lui inizio a strofinare la sua figa contro sulla sua asta, premendosi contro con tutte le forze, bagnandolo, poi inizio a scivolare sul suo corpo, lasciando una scia di umori dove era passata, fino a che Dago senti le sue ginocchia ai lati della testa e il pungente odore del suo sesso.
“Leccamela” Non sussurrava più. La sua voce era roca dall’eccitazione.
Afferrandola per le chiappe la tiro a se iniziando a leccarla. Roberta lo aiutava allargandosi le labbra, in modo che la sua lingua potesse lavorare la zona del clitoride. Dago era eccitatissimo, e mentre la leccava le spinse con decisione un dito nel culo, iniziando a muoverlo, spingendolo dentro tutto, movendolo.
Roberta si prese i seni tra le mani strizzandoli, schiacciandosi i capezzoli con forza, mentre cavalcava la bocca e il dito di Dago.
Bendato, isolato visivamente dal mondo, i sensi di Dago erano concentrati esclusivamente su due cose: la figa morbida, bagnata, calda contro la sua lingua e il suo cazzo eretto, pulsante, che gli dava sempre più l’impressione che volesse scoppiare.
Dago era tutto concentrato a leccarla e si lascio manovrare da lei come un burattino. Fu piacevolmente sorpreso quando lei gli tolse la benda dagli occhi, e lo spettacolo della sua figa cosi da vicino lo distrasse ancora di più dalle reali intenzioni di Roberta. Quando si accorse che lei gli aveva legato i polsi alla gamba del divano era troppo tardi.
“Che intenzioni hai?” le chiese non sapendo se essere divertito o spazientito.
“Tutte quelle che mi passano per la testa. Voglio usare il tuo corpo per prendermi tutto il piacere che posso!”
Il suo corpo era particolarmente attraente, uno spettacolo da guardare, ma i suoi occhi, fiammeggianti di piacere, erano ipnotizzanti.
Lentamente lei scivolò lungo il suo corpo, si punto sui piedi sollevandosi sopra il suo uccello. Dago riusciva solo a pensare a quanto avrebbe voluto impugnarlo e puntarlo verso la sua figa. Lei invece lascio scivolare le mani sul proprio corpo, sui seni, sulla pancia soffermandosi sulla sua figa perfettamente rasata. Le dita si insinuavano tra le labbra gonfie. “Guardala, guarda quanto desidera il tuo cazzo.” Gocce di ‘birra’ colavano direttamente sul suo membro. La mano impregnata di umori impugnò finalmente il cazzo, accarezzandolo, gustando quanto era duro, la pelle tese allo spasimo; la cappella livida e bollente. Lo puntò verso l’alto e iniziò a calarsi lentamente, inghiottendolo. Roberta non aveva fretta, voleva gustarsi ogni millimetro di quel fallo di pietra.
Dago sentiva il proprio corpo pervaso di brividi mentre le lentamente lo portava dentro di se, e il fatto di vedere il proprio membro risucchiato nel corpo di lei aumentava ancora di più la sua eccitazione.
Su e giu lentamente, anche lei ipnotizzata dalla visione dei loro sessi che si univano, il cazzo di Dago più lucido, bagnato ogni volta che usciva, il ritmo che piano piano aumentava e lei che si lasciava cadere sopra sempre più forte, lasciandosi guidare dal desiderio di sentirsi riempire sempre di più da quel cazzo che sembrava più grosso ogni volta.
Dago dal canto suo cercava di partecipare spingendo sotto di lei, riuscendo parzialmente a sfuggire al completo controllo di Roberta, riuscendo quasi a dettare il ritmo. Ma lei se ne accorse. Lottando con tutte le forze contro il proprio istinto e il proprio piacere, rallentò. Si fermò gustandosi quel pezzo di carne che la riempiva perfettamente.
Ma non aveva ancora esaurito le sue fantasie. In fin dei conti se trovi il giusto partner sono inesauribili. Lentamente e con un po’ di dispiacere si sfilo dal membro, sentendo il vuoto dentro di lei. Muovendosi come un felino si rannicchio tra le gambe di Dago, iniziando a strofinare il viso sul cazzo come una gatta che fa le fusa, leccandolo dalle palle fino alla cappella, succhiandolo, gustandolo. Dago era nuovamente in suo potere, ammaliato dall’arte pompinara di Roberta. Lei ne approfitto per allargargli ancora di più le gambe e far scivolare la sua lingua tra le chiappe.
Un brivido di terrore percorse il corpo di Dago, mentre il suo cervello mandavi impulsi di panico. Istintivamente tentò di chiudere le gambe, ma il corpo di lei glielo impediva. Un sorriso malizioso comparve sul suo viso, mentre le dita accarezzavano il buchino bagnato di saliva. Prese in bocca il cazzo tenendo i propri occhi fissi in quelli di lui, muovendosi con un ritmo dolce, incantatore e quando ritenne che era il momento giusto inizio a spingere piano dentro il dito. Lo senti agitarsi, stringere lo sfintere per tentare di opporre resistenza, ma era lei la padrona del gioco. Accelerò i movimenti della bocca, le attenzioni della lingua sul cazzo, iniziando a muovere il dito avanti e indietro.
Dago non capiva più cosa stava provando. Quel dito nel culo stimolava prima di tutto le sue paure ancestrali sulla omosessualità. Ma questa era una cosa diversa. Era una donna che stava approfittando del suo culo, una donna sensuale, eccitante. La sua bocca stava regalandogli uno dei maggiori piaceri della sua vita, e quel dito sembrava contribuire al tutto. La stimolazione del suo cazzo e del suo ano si fondevano in una sensazione unica portandolo ad altezze di piacere mai raggiunte prima.
Roberta accelerò i movimenti della bocca e del dito, e oramai anche lui la assecondava, gemendo e contorcendosi dal piacere. Continuava ad accelerare sentendolo vicino all’orgasmo. Voleva la sua sborra. La voleva tutta, in bocca, in gola!
Dago raggiunse l’orgasmo con un urlo quasi disumano. La sua sborra uscì con uno schizzo violento riempiendo la bocca di Roberta di liquido caldo, ma lei non ebbe un istante di esitazione, continuando a succhiare ininterrottamente, anche mentre lei stessa in preda al piacere colava miele caldo tra le cosce.
Solo quando fu certa che lui non ne aveva più in corpo scivolo su di lui fino a trovarsi occhi negli occhi. ” Sono stata brava ?” gli chiese con un tono da presa in giro.
Dago sentiva di avere una faccia particolarmente strana, la faccia di quello che non ha ancora capito cosa è successo, e quanto gli è piaciuto quello che è successo. La faccia di quelli che scoprono di essere stati coinvolti in una Candid Camera. Ma di una cosa era certa e gliela disse.
“Direi … sconvolgente!”
Roberta rise, e poi continuando con quel suo modo da gattona gli disse “Adesso però tocca a te farmi godere” e si rimise cavalcioni sul suo viso.
Lui iniziò subito a leccarla, stimolato ancora di più dal miele che continuava a colarle ininterrottamente. Lei si allargo le labbra per facilitargli il lavoro e inizio a cavalcare il suo viso, strofinandosi avanti e indietro sulla lingua, in preda al crescente furore dell’eccitazione che precede l’orgasmo, il punto massimo di piacere, il pateau.
Godette senza ritegno, urlando il suo piacere, inondando il viso di Dago che non smetteva di leccarla, con la testa che le girava e le orecchie che ronzavano.
Si accorse troppo tardi di quello che stava succedendo. Dago era riuscito a liberarsi le mani e l’aveva ribaltata sul divano. Quando riuscì a capire dove era e cosa stava succedendo, lui era sopra di lei, le sue mani le tenevano le gambe larghe, spinte verso il suo petto, e sentiva il glande puntato decisamente nel suo culo.
Con un filo di voce stava per chiedere “Come hai fatto … ” ma lui le spinse brutalmente dentro tutto il cazzo, togliendole il fiato, mentre nel suo cervello dolore e piacere si mischiavano confondendosi.
Dago continuò a spingere ripetutamente, cercando di aumentare la forza ad ogni colpo, lasciandola senza fiato, strappandole gemiti quasi di dolore, lacrime di piacere, mentre il suo viso era stravolto dal piacere. Accorgendosi che stava oltrepassando la soglia tra piacere e dolore, quasi avesse placato la sua ira, consumato la sua vendetta.
Scivolo tutto dentro di lei, fermandosi, osservando il risultato della sua azione. Roberta faticava a respirare, il petto si alzava freneticamente gli occhi due fessure.
Lentamente si sfilò, lasciando che il buchino si richiudesse, poi delicatamente si rispinse dentro. Il suo cazzo trovava la strada da solo, e il culo di Roberta era oramai come burro, si apriva, accoglieva, abbracciava appassionatamente la sua asta, risucchiandola dentro le sue viscere. Roberta si afferrò le chiappe, allargandole, allargandosi l’ano per facilitare il compito a Dago. Quel cazzo che entrava e usciva, il ritmo che lui teneva stimolò rapidamente le fantasie di tutti e due. Gli occhi di tutti e due erano puntati sul buchino, oramai palpitante, continuamente deflorato, violentato, penetrato, allargato, da quel cazzo, osservando quasi come fossero due parti estranee ai loro corpi.
“Voglio che ti sgrilletti!!” La voce roca non ammetteva repliche.
Mentre il cazzo continuava ininterrottamente il suo dentro-fuori, Roberta portò le mani alla sua figa, spalancando le labbra e iniziando ad accarezzarsi il clitoride.
“Più forte.” Le disse, lei accelero un poco i movimenti, ma non voleva venire subito. “Ho detto più forte!!” ripeté rafforzando l’ordine spingendo con forza bruta dentro il cazzo.
Roberta ubbidì, iniziando a massaggiarsi il clit velocemente e con forza, mentre lui accelerava costantemente le spinte, seguendo l’onda del suo piacere, continuando a entrare e uscire dal suo culo.
“Vengo … vengo … vengo … ”
lui le intimo di non fermarsi mentre iniziava a stantufarla velocemente nel culo.
Il suo orgasmo fu come una violenta esplosione nel suo corpo, sentiva uscire fiotti abbondanti dalla figa che sembravano non volere smettere mai, mentre lui continuava a spingere dentro di lei, e lei con gli occhi chiusi si perdeva per mondi sconosciuti.
Poi mentre il massimo piacere scemava lo senti rallentare e sfilarsi.
Quando riuscì ad aprire gli occhi lui era in piedi sul divano, il cazzo davanti al suo viso. Lei apri la bocca avvicinandosi sapendo istintivamente cosa doveva fare, ma lui la prese per i capelli trattenendola.
La schiaffeggio con la sua minchia e poi gliela spinse in bocca iniziando a scoparla freneticamente. Roberta non poteva fare altro che subire, oramai senza forze. Dago era oramai al limite, le ultime spinte furono velocissime, quasi perse il controllo dell’orgasmo, sfilandosi solo all’ultimo istante urlandole di aprire la bocca. Il suo cazzo schizzo ovunque, colpendola sul viso, in bocca, colandole sulle tette, su tutto il corpo, mentre continuava a massaggiarsi l’asta per spremere fuori lo sperma.
Roberta riuscì a catapultarsi con la bocca su quel cazzo pulsante andando a succhiare gli utlimi rimasugli, mentre con le mani si spalmava la sborra sul corpo.
Si ritrovarono abbandonati sul divano, avvinghiati, ansimanti.
I corpi sfiniti, ma le menti che fibrillavano ancora di fantasie.
In fin dei conti non cera nessuna fretta di accompagnarla a casa