Lo studio fotografico di Francesca si trovava in centro al piccolo paese, all’interno della corte di una cascina ristrutturata che le garantiva tutta la tranquillità e riservatezza che richiedeva la sua particolare attività.
Alberto la conosceva da molti anni, un rapporto nato per motivi lavorativi e sfociato poi in una reciproca amicizia. Una di quelle amicizie che saltuariamente poteva trasformarsi in una piacevole e interessante serata, senza andare ad interferire nel loro rapporto, anzi, rafforzandolo. A volte Alberto pensava di non avere mai avuto un amico uomo con cui potesse confidarsi liberamente e apertamente come con lei.
Spesso capitava che nelle loro serata se raccontassero reciprocamente avventure e aneddoti dei recenti amanti, confidenze, come due maschiacci … o forse come sapevano fare solo due amiche.
Quella sera aveva appuntamento con Francesca ufficialmente per un aperitivo, avrebbero dovuto discutere di alcune possibilità di lavoro che lui le aveva procurato, ma erano anche molte settimane che non si vedevano e chissà quante cose avevano da raccontarsi.
La porta dello studio era aperta, ma non cera nessuno nella parte dedicata ad uso ufficio, cosa che di solito Francesca non faceva mai.
Dopo il primo momento di stupore penso che probabilmente stava facendo qualche lavoro semplice e sapendo del suo arrivo aveva pensato di lasciargli la porta aperta in modo da non farsi interrompere.
“Francesca ?” chiamò a bassa voce. Sapeva quanto poteva essere pericoloso interrompere la sua concentrazione. Poteva significare rovinare tutta la serata.
La pesante tenda che separava la zona ufficio dallo studio vero e proprio era tirata. Si avvicinò e riconobbe il classico mitragliare della reflex digitale di Francesca e poi la sua voce che suggeriva nuove posizioni al soggetto che stava fotografando.
Curioso come un ragazzino, nonostante i suoi quarant’anni si avvicinò alla tenda. Distintamente udì una voce femminile rispondere a Francesca. Non riuscendo a resistere alla tentazione, cercò di aprire uno spiraglio nella tenda, facendo attenzione a non essere scoperto.
Diversamente dal solito la luce era particolarmente soffusa. Francesca si muoveva nella stanza tenendo la reflex incollata all’occhio, cercando le inquadrature migliori come solo lei sapeva fare.
Adorava guardarla lavorare, sembrava un felino che stava cacciando la preda, la trovava eccitante e in un angolo del suo cervello iniziò a prendere forma l’idea di sondare se poteva essere la serata giusta per un po di sano divertimento a modo loro.
Il suo sguardo poi incrociò il soggetto che stava fotografando. Lo spettacolo lo obbligò a trattenere il respiro, mentre sentiva il battito del proprio cuore accelerare e le pulsazioni aumentare nelle sue tempie e nei pantaloni.
Sdraiata su un tavolaccio cera una figura femminile. Scarpe con il tacco alto, nere, calze nere che fasciavano delle gambe affusolate, fermate da un reggicalze. Il body nero cercava di contenere quel corpo di Venere, fasciandolo ed esaltandone la forma della vita sottile che sbocciava in un seno rigoglioso.
La posa della donna catturava ogni sua fantasia, aumentava la sua eccitazione. Sensuale ma timida. Lasciva ma casta. Le mani tentavano di coprire i grossi seni, ma lasciavano volontariamente vedere quanto bastava per fare perdere la testa. Si offriva con naturalezza all’obiettivo, concedendosi completamente , senza concedere nulla.
Il corpo non era quello delle classiche modelle che Francesca usava per le foto di moda che le garantivano di vivere agiatamente, corpi troppo perfetti, troppo asciutti, troppo acerbi. Alberto non ebbe il minimo dubbio che quello era il corpo di una donna, scritto in maiuscolo dalla d fino alla a. Glielo diceva il suo istinto di cacciatore e quella crescente pressione dentro i pantaloni.
Si sentiva stano, eccitato come un uomo e imbarazzato come un bambino che guarda la sorella nei primi approcci sessuali. Ma nello stesso tempo non riusciva a chiudere lo spiraglio della tenda e staccarsi da quella visione, dal desiderio di poterla toccare, baciare, esplorare.
“Bene, abbiamo finito per oggi.” La voce decisa di Francesca lo riportò bruscamente alla realtà.
Le dita lasciarono richiudersi lo spiraglio e una specie di panico incrinò la sicurezza che lo contraddistingueva, incerto di come una o tutte e due le donne avrebbero reagito sapendo che le aveva spiate. Il divano, la sua salvezza. Lo raggiunse a passo deciso afferrando una rivista e aprendola in un punto a caso fingendosi interessato ad un articolo di cui non sapeva nemmeno il titolo e l’argomento.
Pochi istanti dopo Francesca scivolo attraverso la tenda entrando in ufficio.
“Hey ciao, non ti ho sentito entrare!”
“Ho trovato la porta aperta e visto il tendone tirato, ho pensato che stessi lavorando e mi sono messo qui tranquillo” La sua voce cercava di essere tranquilla e fluida come il solito, ma Francesca gli puntò gli occhi addosso osservandolo. Lo conosceva da anni, ed era una donna, naturalmente dotata per percepire le frottole.
“Tutto a posto ? Ti … sento strano … “
“Io ?” il tentativo di mascherare era palese “No tranquilla, solo una settimana pesante.”
Francesca lo osservo per qualche istante prima di clementemente decidere che al limite avrebbe cercato di capirne di più durante l’aperitivo.
“Pochi minuti e ho finito, copio gli ultimi scatti e saluto la mia modella”
Con gesti decisi collegò la reflex al portatile scaricando le foto su una chiavetta USB.
“Fai pure con comodo … “ mentre le rispondeva il tendone si aprì di nuovo e la donna che prima era sdraiata sul tavolone ora era in piedi davanti a lui, fortunatamente vestita, altrimenti non sapeva come si sarebbe potuto comportare.
I lunghi capelli biondi, mossi, incorniciavano un viso dolce dalla pelle chiara, nel quale risaltavano due occhi blu e le labbra carnose messe in ulteriore evidenza dal rossetto rosso che usava.
Un cappotto leggero cercava di nascondere il suo corpo dalle generose forme, ma lasciava scoperte le sue gambe tornite, fasciate ancora dal collant nero, la forma del polpaccio messa in evidenza dalle décolleté con un tacco di almeno dieci centimetri.
I loro sguardi si incrociarono. Alberto senti il battito ricominciare ad accelerare più a causa della paura di essere scoperto che dall’eccitazione. La donna sembrava sorpresa di trovarlo li, forse intimidita o sospettosa che lui sapesse cosa stesse facendo al di la del tendone.
“Due minuti e ti consegno le tue foto.” disse Francesca alzando gli occhi e notando il particolare sguardo che stava intercorrendo tra i due.
“Monica, lui è l’amico di cui ti parlavo” sorriso malizioso “Alberto, ti presento Monica, la mia modella preferita” poi rimase ad osservare la scena.
Alberto lasciò cadere distrattamente la rivista sul divano alzandosi per e porgendo la mano.
Francesca colse tutti quei micro segnali, gesti che erano i tipici segnali del maschio in caccia.
“Piacere” fu tutto quello che Alberto riuscì a pronunciare, mentre Francesca osserva il modo in cui la fissava con i suoi maledetti occhi verdi, che dicevano molto di più.
“Piacere” fu la semplice risposta di Monica, sul cui viso che si arrossava si potevano leggere emozioni contrastanti, mentre le mani continuavano a rimanere unite.
Francesca sganciò la chiavetta porgendola a Monica, interrompendo quel flusso di emozioni.
“Fatto, è tutta tua.”
Monica lascio la mano di Alberto, girandosi per prendere la chiavetta dalle mani di Monica. Fece in tempo ad osservare la mano sinistra della donna, la fede sull’anulare e poi notare lo sguardo tra le due donne mentre si salutavano.
“Fammi sapere quando hai voglia di fare qualche altro scatto.” le propose Francesca.
“Si, ti chiamo settimana prossima, forse devo andare via con mio marito”
Un breve giro di saluti e Monica si avviò verso la porta. Lo sguardo di Alberto la osservò allontanarsi fino a quando non oltrepasso la porta e scomparve girando a sinistra verso dove erano parcheggiate le macchine.
Francesca nel frattempo si era mossa silenziosa e si trovava alle sue spalle.
“Interessante vero ?” gli sussurro in un orecchio maliziosa.
Alberto si girò lentamente trovandosi a pochi millimetri dal suo viso e dalle sue labbra. La guardò negli occhi, riconoscendo quella luce che illuminava in modo particolare i suoi occhi scuri.
“Interessante che tu adesso ti dedichi a fare calendari per casalinghe annoiate” colpendola nell’orgoglio sperava di spostare l’attenzione su un altro argomento.
Gli occhi di Francesca fiammeggiarono per un momento iniziando a sospettare che avesse visto qualcosa, ma in quel momento le sue priorità erano diverse.
“Le ho proposto io di farsi fotografare, la trovo un soggetto interessante per un progetto particolare”
Lascio cadere la risposta nel vuoto mentre le sue labbra si appoggiarono a quelle di lui, baciandolo maliziosamente mentre una mano si impossessava del cavallo dei suoi pantaloni. “E sembra che anche tu la trovi interessante … “ La mano continuava a giocare con quello che stava crescendo nei pantaloni, “Inoltre è sposata, potrebbe essere un’avventura pericolosa per te.” Intensificò il bacio impedendogli di replicare in qualsiasi modo “Io invece sono single e ho una gran necessità di cazzo in questo momento”
La franchezza era una delle doti che apprezzava di lei, e quando faceva così era impossibile dirle di no.
Abilmente gli aveva abbassato zip e boxer impossessandosi del suo membro “Seguimi … “
Tenendolo per l’uccello come se fossero mano nella mano, lo guidò dietro il tendone. Arrivati vicino al tavolaccio dove prima era in posa Monica, Alberto la afferrò per le spalle, spingendola contro il tavolo, bloccandola con il suo corpo.
“Lo sai che non sono capace di fare il cagnolino”
Le sue mani forti accarezzarono il corpo di Francesca, scivolando sui suoi fianchi. Sollevandole con decisione la gonna attillata. L’eccitazione bloccava la gola di Francesca, dalla quale sfuggì solo qualche gemito mordendosi le labbra.
Con la sinistra la prese per i capelli obbligandola a piegarsi in avanti, offrire il suo culo sodo, mentre la destra spostava con decisione il tanga. Francesca non si fece pregare, allargando le gambe, sporgendosi indietro, trovando il suo cazzo e lasciandosi riempire con la foga del desiderio della necessità, lasciando che lui spinga con furia la sua verga dentro quel lago che ha tra le gambe, afferrandosi al bordo del tavolo per spingere contro di lui e intensificare quelle pugnalate cosi piacevoli, con furia per alcuni minuti, fino a quando Alberto rallenta, la blocca, restando fermo dentro di lei, gustandosi il piacere della sua fica pulsante.
Lentamente si sfila, la guida con decisione a sedersi sul tavolaccio, anche se lei si sarebbe lasciata scopare in quella posizione tutta sera. Alberto slaccia i pantaloni lasciandoli cadere a terra, le mani accarezzano le cosce di Francesca, afferrano il suo tanga, lo strappano via.
“Cazzo con quello che mi costano… “
Le parole gli si strozzano in gola quando lui improvvisamente la riempie di nuovo con il suo cazzo.
Si morde le labbra e lo guarda con quegli occhi pieni di lussuria, afferra la camicia e con forza la apre, bottoni che saltano, tessuto che si strappa, mentre la spinge sulle sue spalle, assieme alla giacca, lasciando cadere il tutto per terra.
“E come cazzo andiamo a cena dopo ?”
Le sue mani replicano, strappando la sua camicia, spingendo i seni fuori dal reggiseno. Le mani e la bocca si prendono cura dei suoi seni, mentre si muove tra le sue cosce, mentre lei puntandosi sulle mani cerca di muoversi sul suo cazzo.
Gemiti, mani che cercano corpi, corpi che si scopano in cerca di un piacere intenso, di dare e ricevere piacere.
Cosi presi da non essersi ricordati di chiudere la porta, cosi presi da non sentire nulla di quello che accade attorno a loro in quel momento.
“Francesca, scusa sono io, Monica”
“oh dio … oh cazzo … non ti fermare … “
Dopo pochi chilometri Monica se era accorda di avere lasciato nello studio di Francesca la borsa con il cambio della biancheria usata per il servizio e aveva deciso di tornare indietro a recuperarlo.
I gemiti ed i rumori che si sentono al di là del tendone sono poco equivocabili.
Monica in prima istanza arrossisce, si sente quasi una spia, o come Alberto poco prima, la ragazzina che scopre due adulti fare sesso e come lui cede alla tentazione, si avvicina al tendone, origlia.
“Cazzo non ti fermare …. scopami … “ La voce di Francesca è quasi irriconoscibile
Monica sente un fremito dallo stomaco scendere nelle sue mutandine, con dita tremanti sposta la tenda per sbirciare.
Francesca a gambe aperte, seduta sul tavolaccio, gambe spalancate, il corpo di Alberto abbronzato e statuario, i muscoli della schiena e dei glutei contratti mentre spinge dentro di lei.
Lo vede spingerla sul tavolaccio, aprirle le gambe a V, iniziare a pompare sopra di lei.
A questo punto Monica dal suo punto di osservazione poteva vedere il cazzo di Alberto entrare e uscire dalla fica di Francesca, che lo ricopre di succhi biancastri.
Lo spettacolo è molto più eccitante dei filmini che le capita di guardare in internet quando ha bisogno di soddisfare i propri desideri. Senza accorgersene le sue mani lentamente aprono il cappotto, accarezzano e scivolano sul suo corpo, giocando con i seni, scivolando sul pube.
Le mani di Francesca afferrano Alberto per il collo, puntandosi con l’altra mano, spingendosi sotto di lui come une furia “Spingi … scopami, fottimi … fammi godere come una cagna … “
Le dita di Monica aprono la camicetta, cercano i seni, i capezzoli, stringendoli e torturandoli di piacere, mentre il corpo di Alberto accelera, Francesca si dimena sotto di lui sempre più forte, indemoniata. Un urlo animalesco riempie improvvisamente la stanza, il cazzo di Alberto che stappa la fica mentre un getto bianco parte dalla sua fica ripetutamente, sul pavimento.
La scena, inaspettata, eccita a tale punto Monica che le gambe iniziano a tremarle.
Lo vede strofinare il cazzo sulla sua fica, mentre lei continua a contorcersi, la riempie di nuovo, la pompa freneticamente per alcuni secondi, fino a che un nuovo urlo e un nuovo schizzo riempiono la stanza.
Monica afferra la gonna alzandola, freneticamente si sposta gli slip, inizia a toccarsi appoggiando la schiena al muro per non rischiare di cadere
, mentre le sue dita si occupano della sua fica in calore, cercando di seguire il ritmo di Alberto che continua a pompare Francesca facendola schizzare per la 3 volta.
Gli occhi di Monica non riescono a staccarsi da quella scena, anche se le capita vagamente di pensare cosa a cosa penserebbe suo marito se la vedesse in questo momento, in quella posa oscena, toccandosi cosi furiosamente.
Il corpo di Francesca continua a contorcersi, contrarsi a causa dell’intenso piacere provato, quasi fosse in preda ad una crisi epilettica. Alberto sopra di lei le concede qualche momento di tregua, di respiro, accontentandosi di accarezzarla, iniziando a baciarla, scivolando sul suo corpo, fino a trovarsi giù dal tavolo, con la testa tra le sue gambe. Osserva la testa dell’uomo muoversi, ed è inequivocabile capire quello che sta facendo. Ad ogni colpo di lingua Francesca geme quasi colpita da una frustata.
Monica si sentiva infiammata come mai ricordava di esserlo stata, afferrò le mutandine, sfilandole e infilandosele in tasca, mentre si lasciava scivolare sul pavimento, allargava le gambe il più possibile, cercando di ricordare, riprodurre con le proprie dita il piacere di essere leccata, esplorata dalla lingua di un uomo.
Vide Alberto scivolare ancora sopra di lei, delicatamente riempire di nuovo la sua fica con il suo cazzo, le mani che guidavano le gambe di Francesca attorno ai suoi fianchi, mentre continuava ad accarezzarla, baciarla ovunque, muovendosi minimamente dentro di lei, ruotando le anche, lo sentiva mormorare qualcosa, senza riuscire a comprendere quello che le stava sussurrando, ma notando la reazione di Francesca che si rianimava. Le sue dita ricominciarono a invadere la sua fica, scivolando dentro e fuori dolcemente, affondandole e cercandole di tenerle spinte dentro, muovendo le dita, provando a ricreare quello che Francesca stava provando e istintivamente spingendo il pube contro le dita.
Continuava a fissarli, quasi che lo sguardo la connettesse direttamente al cervello ed al corpo di Francesca, a quei due corpi che sembrava facessero una danza rituale, anche se si muovevano appena. Il tempo sembrava essersi espanso, dilatato, fermato, Monica non riusciva a rendersi conto da quanto tempo si stava toccando, mentre quando era sola a casa in pochi furiosi minuti si dava il piacere.
Dopo un tempo infinito di quella danza, vide Alberto sfilarsi, sollevarsi, mentre Francesca con il viso accaldato si girava sotto di lui, sollevando il sedere, offrendoglielo come una cagna in calore.
Le mani di Alberto afferrarono Francesca per i fianchi, tirandola con forza verso il suo cazzo, penetrandola facilmente, con forza e uscendone lentamente ricoperto dai biancastri succhi di piacere di Francesca.
Monica si lasciò scivolare a sedere sul pavimento, sfilandosi gli slip e spalancando le gambe, tentando di ripetere con il tocco delle sue mani e delle sue dita il piacere che vedeva invadere il corpo dell’amica.
I due corpi ricominciarono ad accelerare, la voce roca di Francesca ruppe di nuovo il silenzio.
“Il culo, scopami il culo come una troia!”
Una mano di Alberto scivolò lungo la schiena di Francesca, afferrandola per i capelli e bloccandole il viso sul tavolaccio, mentre si sfilava lentamente iniziando a strofinare il suo cazzo gocciolante tra le chiappe.
Monica sentiva il suo cuore accelerare e martellare nelle orecchie, i capezzoli erano cosi contratti ad sentire spilli trafiggerli e darle piacere. Poteva vedere benissimo Francesca afferrarsi le chiappe allargarle oscenamente ed Alberto accettare quell’offerta puntando il cazzo nel suo culo, spingendo con quel mix di delicatezza e decisione che gli stava riconoscendo.
Un lungo sordo lamento di piacere si diffuse nella stanza mentre lui iniziava a deflorarla, aprila, riempirle il culo.
Le dita di Monica non resistettero, scivolando fuori dalla fica e trovando facilmente il suo ano pulsante, penetrandolo con un dito mentre il suo corpo si inarcava di piacere. L’altra mano si occupava della fica, dedicandosi maggiormente alla sua clitoride, dura, gonfia e sensibile come quando era una ragazzina, mentre i suoi occhi dal cazzo di Alberto che pompava quel culo, penetrandolo sempre più profondamente, sempre più velocemente, e i gemiti di Francesca, sempre più intensi e rapidi, dettavano il ritmo alle dita sulla clito.
“Riempimi il culo, inondami, scopami come una puttana!”
Le spinte sempre più frenetiche di Alberto, guardare il suo cazzo affondare nel culo di Francesca, mentre lei con una mano tra le gambe apriva e non trascurava la sua fica colante, le sue dita che oramai si infilavano ovunque alla ricerca di quel piacere che oramai era pronto per esplodere, i gemiti di Francesca, di Alberto, quei gemiti che lei tratteneva mordendosi le labbra, riuscendo a resistere a stento cercando di aspettare loro, di godere con loro.
“Dio, non resisto più, sborrami in culo … sto per godere ……. “
Il corpo di Alberto, quasi fosse in preda ad una convulsione iniziò a spingere freneticamente, pochi secondi, istanti, l’urlo di Francesca seguito dall’ennesimo schizzo, I lombi di Alberto che si contraevano, il suo corpo che si inarcava in spasmodiche spinte, Monica si abbandono al piacere, prima inarcandosi, poi in preda a tremiti di piacere irrefrenabili, mentre le dita non smettevano di giocare con la clito regalandole un secondo, ravvicinato orgasmo.
Il battito del cuore impazzito, fatica a respirare, la gola secca, le gambe che tremavano. Rimase per qualche minuto sfinita sul pavimento prima che la paura di essere sorpresa lentamente prendesse il soppravvento. Si concesse il piacere di succhiarsi le dita prima di rialzarsi sulle gambe malferme e tentare di rimettersi in ordine con le dita tremanti. Le girava la testa come se avesse bevuto assenzio, ma lentamente, in punta di piedi usci cercando di non fare rumore.
L’aria fresca della sera la aiuto a tornare un po’ in se, ma una volta seduta in macchina, gli umori che continuavano a colare fuori dalla sua fica la riportarono immediatamente a pochi minuti prima, a quello che aveva visto, a quello che aveva fatto nascosta dietro la tenda e a quello che aveva provato. I capezzoli e i seni reagirono immediatamente, un brivido lungo la schiena, e tra le cosce si sentì ancora più bagnata.
Con le farfalle nello stomaco e la mente invasa da fantasie guidò fino a casa più velocemente che poteva, per essere sicura di arrivare prima del marito.
Una doccia veloce per cercare di ricomporsi, un semplice vestito in maglina a coprire il suo corpo, una cena semplice in compagnia del marito fingendo di ascoltarlo e poi con la scusa del mal di testa si ritirò presto in camera dove, sotto le coperte, aiutata dalla sue dita, rivisse le emozioni di quel tardo pomeriggio.