DAGO HERON

Fanette

Ottobre 2010

Dago si era avvicinato per curiosità al mondo dell’antico paganesimo. Affascinato sempre di più dall’antica cultura dopo aver letto tutto quello che era possibile leggere in internet aveva iniziato a divorare libri e poi, il passo seguente era stato quello di avvicinarsi ad un gruppo.
Non era stato così semplice entrare e in fin dei conti nemmeno lui voleva buttarsi a capofitto in mezzo ad un gruppo di scalmanati fuori di testa. Aveva letto si un sacco di persone che interpretavano queste antiche regole e riti in maniera al quanto personale e pericolosa.

Ora erano passati quasi sei mesi e si era reso conto che il gruppo a cui aveva deciso di far parte era un gruppo di persone che si potevano definire serie. Facevano parte di Stonehenge persone distinte e di diversi livelli culturali. Si insegnava il rispetto della natura, il significato degli antichi riti e si giocava anche a preparare pozioni, il tutto in linea con quello che poteva essere definita magia bianca. Visti da fuori potevano sembrare solo un gruppo di persone leggermente eccentriche che avevano un bizzarro passatempo. Non facevano del male a nessuno, non davano fastidio a nessuno.

Il luogo di ritrovo di questo gruppo era un vecchio casolare isolato in mezzo alla campagna messo a disposizione da uno dei più facoltosi membri. In quel posto potevano riunirsi periodicamente per discutere e imparare, coltivare piante rare necessarie per gli incantesimi, un posto semplice dove staccare la spina anche dallo stress della vita quotidiana.
Dago adorava passare i suoi week end liberi al vecchio casolare, immergendosi nelle vecchie tradizioni, scoprendo l’originale significato delle varie festività moderne, a volte rimanendo scioccato da come la modernità aveva distrutto importanti significati e rituali.

Quella mattina, 21 giugno, si era svegliato presto nel grande letto del silenzioso casolare. Era una mattina importante. Quella sera, durante la festa del solstizio, ci sarebbe stata l’ufficializzazione della sua appartenenza al gruppo e la sua nomina a mascolino sacro.
Nel suo stomaco e nella sua mente si mescolavano emozioni diverse. Sarebbe stata una lunga giornata totalmente dedicata alla preparazione fisica e spirituale per la grande festa.
Nella festa del solstizio, la famosa festa di mezza estate, si racchiudono tantissimi significati.
Roberto aveva spiegato come si usava festeggiarlo a Stonehenge.

Nel grande cortile del casolare veniva preparato un sontuoso banchetto. Come nei tempi antichi si sarebbe mangiato seduti sul prato o al massimo sdraiati su qualche panca, senza l’utilizzo di posate. Grande quantità di carne, frutta e soprattutto tanto vino. Questo era principalmente destinato alla parte maschile del gruppo, che aveva il compito di rappresentare i satiri.
Le donne, le wikka, avevano il compito di animare la festa e far crescere la tensione per il momento topico della festa, che sarebbe scattato con lo scoccare della mezzanotte.
Non a tutti era dato modo di partecipare a questo rituale e il fatto che il Grande Saggio qualche settimana prima lo avesse preso in disparte e gli aveva comunicato l’intenzione di accoglierlo all’interno della cerchia speciale degli adepti lo aveva piacevolmente sorpreso e reso orgoglioso.

Senti la vecchia porta di legno debolmente cigolare mentre si apriva, interrompendo il suo fantasticare sulla serata. Fanette e Veronica, vestite con una lunga veste bianca che aderiva perfettamente ai loro corpi entrarono tenendo gli occhi bassi.
“Mastro Dago, siamo qui per aiutarla a prepararsi. Il Grande Saggio ci ha incaricato di prenderci cura della sua purificazione corporea.” Disse Fanette
Rimasero in piedi nel mezzo della stanza tenendo in mano un rozzo saio di iuta.
“Questo è quello che dovete indossare per iniziare il vostro percorso di purificazione!” disse Veronica avvicinandosi al letto.
Come il regolamento del casale di Stonehenge imponeva, Dago aveva dormito nudo e in questo momento si vergognava un po’ ad uscire dalle coperte.
Non aveva poi molto di cui vergognarsi. Aveva un fisico asciutto e atletico, nonostante avesse appena passato i 40 anni. I lavori a cui poi si era dedicato nel casale, lo avevano aiutato a recuperare una decente tonicità dei muscoli, che ora sembravano perfettamente disegnati sul suo corpo.
Ovviamente quel leggero senso di promiscuità che aleggiava nel casale era la parte più difficile da accettare dopo i secolari lavaggi di cervello provocati dalla società moderna e dalla chiesa.
Veronica lo guardò sorridendo.
“Mastro Dago lo sappiamo che siete nudo, ma per oggi saremo le sue Wikka, le prometto che non ci scandalizzeremo”
Le due donne abbassarono di nuovo lo sguardo e Dago prese coraggio scivolando fuori dalle coperte. Prese dalle mani di Veronica il saio e mentre lo infilava non poté fare a meno di sentire lo sguardo delle due donne che scivolava sul suo corpo. Cercò di cacciare lontano un’immagine che si compose immediatamente nella sua mente, lui nel grande letto tra le due donne nude, un pensiero poco in linea con il percorso di purificazione che lo aspettava, ma poi gli venne in mente che per purificazione corporea si intendeva un lungo accurato bagno e improvvisamente capì che le due donne erano state incaricate di effettuargli questo bagno. Le guardò e si rese conto che loro avevano capito a cosa stesse pensando. Forse anche perché il saio, sul davanti, aveva una forma particolare adesso. Gli sorrisero ancora una volta.
“Rilassatevi Masto Dago, faremo del nostro meglio per mettervi a vostro agio.”
Veronica dietro a Fanette davanti guidarono Dago lungo i corridoi del casale.
Uscirono in cortile, dove attraversandolo poté osservare come fervevano i lavori per la grande festa che avrebbe avuto luogo quella sera.
Il grande falò centrale, era già stato preparato, e ora due gruppi di lavoratori si dedicavano all’allestimento della grande griglia e della disposizione di tronchi e panche attorno al falò. Sembrava quasi tutto pronto.
Le ragazze lo guidarono nella parte centrale del casale, dove il Grande Saggio aveva le sue stanze. Alzando gli occhi lo vide che lo osservava dalla grande finestra della sua camera e gli sorrideva. Questo gli diede rinnovato coraggio.
Fanette lo guidò davanti alla porta di una stanza dove non era mai entrato. Sfilo dalla cinta che teneva chiusa la sua veste una chiave e apri la porta.
Un caldo umido lo investì immediatamente. Quando le due donne lo guidarono all’interno della stanza si rese conto del perché.
Al centro di questa grande stanza spoglia vi era una grande vasca circolare incassata nel pavimento.
“Questa è la stanza delle purificazioni. Non l’avete mai vista prima perché vi possono accedere solo le persone che hanno completato il percorso e sono pronte per essere ammesse alla cerchia. Una persona non pronta potrebbe contaminare la sacralità di questa stanza.”
Le due Wikka si avvicinarono a lui, delicatamente gli sfilarono il saio, lasciandolo nudo e poi con un semplice gesto slacciarono le loro cinture lasciando cadere le loro vesti ai piedi.
Veronica aveva un fisico longilineo e curato, due bei seni sodi e lunghe gambe. Aveva tutta l’apparenza di una donna che dedicava molto tempo al suo fisico in palestra.
Fanette era più naturale, una pelle chiara, quasi candida, un corpo più morbido, dalle curve affascinanti, ma la cosa che assolutamente non poté fare a meno di evitare di guardare furono i suoi due grossi seni.
Lo presero per mano e lo accompagnarono al centro della vasca, facendo in modo che si trovasse tra loro due. Le due donne insaponarono due panni ruvidi e iniziarono a strofinare il suo corpo iniziando dal petto e dalla schiena.
Dago chiuse gli occhi e si lascio cullare dalle loro attenzioni. Sentiva il corpo rinvigorirsi, la pelle frizzare come se i suoi pori non fossero mai stati così aperti e tutto questo si rispecchiava nel suo spirito.
Poi improvvisamente senti una mano impossessarsi del suo sesso, ed una seconda aggiungersi.
Spalanco gli occhi, ma Fanette gli appoggiò un dito sulle labbra.
“Fa parte del rituale, dovete essere completamente purificato Mastro Dago. L’unica regola è che voi dovete stare fermo, dobbiamo pensare a tutto noi.”
Le due donne lo fecero sdraiare nella grande calda vasca, facendogli appoggiare la testa sul gradino. I due caldi corpi si affiancarono iniziando a strofinarsi contro di lui, mentre le mani delle due donne continuavano a massaggiare il suo sesso che non si faceva pregare a reagire.
Le due wikka continuavano il loro ritmico massaggio continuando a strofinarsi contro di lui, respirandogli nelle orecchie in un modo che non poteva far pensare che fosse solo un doveroso compito quello che stavano facendo, trasmettendogli cosi ancora più eccitazione. Il fatto che poi lui non potesse fare nulla, rendeva la situazione ancora più particolare.
Nonostante tutti questi pensieri contrastanti, il pudore che tentava di tornare in superficie, alla fine anche la sua mente dovette arrendersi al piacere che il suo corpo, o meglio che quella parte del suo corpo, stava provando e che era oramai pronta ad esplodere.
Senti la mano di Veronica scivolare sui suoi testicoli e mentre glieli massaggiava gli sussurrò nell’orecchio:
“Dobbiamo fare in modo che espelliate tutto il seme ancora contaminato, devo farvi una cosa particolare ma … fidatevi di me”
Quando senti la mano scivolare più giù e le dita accarezzare il suo ano, che istintivamente si contrasse, senti ancora la voce calda di Veronica sussurrare di fidarsi rilassarsi. Per aiutarlo Fanette spinse i suoi seni contro il viso di Dago e in balia a tutte quelle sensazioni si dimenticò dell’inviolabilità di quella parte del suo corpo lasciando che il dito di Veronica lo penetrasse.
Stimolazione prostatica, qualcosa aveva letto da qualche parte, ma non ricordava nulla del genere nei testi di paganesimo che aveva letto, anche quelli più particolari.
La mano di Fanette cambiò ritmo, il dito di Veronica stuzzicava una parte di sé che non pensava nemmeno di avere e alla fine l’orgasmo fu davvero travolgente.
Le due Wikka gli concessero il tempo di riprendersi. Poi lo aiutarono ad uscire dalla vasca, lo asciugarono con morbidi e caldi asciugamani ed iniziarono ad ungerlo tutto con un olio dal profumo particolare. Il massaggio e le essenze emanate lentamente iniziarono a inebriarlo. Aveva come l’impressione di avere bevuto un paio di wisky, ma a stomaco vuoto.
Si accorse che improvvisamente tutto il suo pudore, o timidezza erano svaniti, e solo il suo senso del dovere rispetto a quanto sarebbe dovuto accadere quella sera gli permise dal trattenersi dal saltare addosso alle due donne.
Veronica e Fanette aiutarono Dago a vestirsi con la rituale tonaca bianca e lo accompagnarono in una piccola stanza arredata da una semplice panca di legno.
“Ora dovete restare qui a meditare e pregare fino a quando il Grande Saggio non verrà a prendervi.”
Lo salutarono con un inchino e uscendo chiusero a chiave la porta dietro di loro.

Dago si sdraiò sulla panca. Il bagno caldo e l’olio avevano completamente rilassato ogni sua fibra.
Senza nemmeno accorgersi scivolò in uno stato di dormiveglia accompagnato da sogni e immagini particolari. Quasi delle visioni. Quello che gli rimase impresso maggiormente era la figura del Grande Saggio, completamente nuda, con il sesso eretto, che lo guardava e annuiva con approvazione. Il resto erano immagini confuse, corpi avvinghiati.
Fu strappato da queste visioni dalla porta che si apriva. Non sapeva dire quanto tempo fosse passato ma ora la luce che arrivava da fuori era molto diversa. Dovevano essere passate sicuramente ore.
Dago scatto in piedi al cospetto del Grande Saggio che gli sorrise e appoggiandogli una mano sulla spalla lo fece sedere accanto a lui sulla panca.
“Figliolo, ti senti pronto per entrare nella nostra cerchia?”
“Si, lo sono” Dago pronunciò senza esitazione la risposta rituale.
Il Grande Saggio fece entrare quelli che sarebbero stati i testimoni del suo giuramento nonché le sue guide e mentori, tra i quali il suo amico Roberto, e iniziò tutto il rituale.
Fu una cosa lunga e lenta, che si concluse con un solenne giuramento nel quale Dago si impegnava di non rivelare cose che accadevano all’interno di Stonehenge durante i rituali.

Alla fine del rituale il Grande Saggio lo abbracciò, gesto con il quale dichiarava di accoglierlo nella Cerchia, e il resto del gruppo si complimentò con lui.
Lasciarono entrare Veronica e Fanette che lo vestirono con una corta tunica rossa e poi scomparvero nuovamente, lasciando in fine Dago solo con Roberto, che in qualità di suo principale mentore aveva il compito di istruirlo.
“Questa sarà una serata molto particolare – gli disse Roberto guardandolo serio – purtroppo non posso rivelarti molto di più di quello che ti ho raccontato perché è importante che tu viva questo rituale con lo spirito aperto. Sei stato accolto nella cerchia, ma sta sera dovrai dimostrare di avere diritto di farne parte, vivendo con il giusto spirito tutto quello che accadrà.”
Dago faticava a capire cosa volesse dire Roberto.
“Scusa ma, non vorrei avere capito male, non è che questa sera succederà qualcosa di illegale?”
Roberto scoppiò a ridere.
“Non lo definirei illegale, stai tranquillo, ma sicuramente non è una cosa che capita tutti i giorni. Io ti starò vicino, quindi se hai dei dubbi su come comportarti chiedimi pure.”
L’affermazione di Roberto tranquillizzò almeno in parte Dago.
“Ora torna nella stanza della meditazione, tra poco ti verremo a prendere e inizierà la festa rituale. Vivi il tutto come se fosse una semplice grigliata tra amici, mangia, bevi e divertiti. Vedrai che tutto diventerà naturale.”
Dago si sdraiò sulla panca.
“Roberto, è da stamattina che non magio, se si tratta di una grigliata, non vedo l’ora che incominci!”
Roberto scoppio a ridere mentre si avvicinava alla porta.
“Stavo per dimenticare, il Grande Saggio mi ha incaricato di chiederti di nominare la tua Wikka preferita. Avrà il compito di servirti per tutta la serata.
Dago puntandosi sul gomito fissò l’amico. “Se fosse possibile mi piacerebbe fosse Fanette” disse mentre ripensava al bagno di quella mattina.
Roberto annui con la testa “Farò sapere la tua scelta al Grande Saggio. Poi usci richiudendosi la porta alle spalle.

Forse per la fame, o per la pace che regnava in quella stanza, dopo aver passato un po’ di tempo a recitare le rituali preghiere che gli erano state insegnate per quella festività scivolo di nuovo in uno stato di trance.
Questa volta si ritrovò a sognare Fanette nella vasca da bagno che non si limitava a purificarlo.
Fortunatamente si svegliò improvvisamente in preda ad uno stato di agitazione ed eccitazione qualche minuto prima che i suoi mentori venissero a prenderlo per la festa, riuscendo così a riprendere il controllo e non farsi sorprendere in quello stato che lo imbarazzava.

Fuori nel cortile era oramai calato il buio. La corte era illuminata dal grande falò e da moltissime torce piazzate tutto attorno. Era una illuminazione particolare che lasciava molte zone di ombra pur permettendo di vedere tutto.
Tutti i partecipanti presero posto attorno al falò, Dago aveva un posto riservato tra il grande saggio e Roberto. Al segnale convenuto iniziarono a distribuire cibo e vino, e con suo grande piacere vide arrivare a lui Fanette.
Indossava una leggerissima e ridottissima tunica che faticava a contenere la sua femminilità, in particolare i suoi seni e durante certi movimenti lasciava intravedere gran parte del suo sedere.
La carne era ottima, il vino speziato si lasciava bere fin troppo facilmente e alla fine Roberto aveva ragione, si trattava di una grigliata tra amici.
I ruoli vennero praticamente azzerati, e si chiacchierava amabilmente di tante cose, anzi, man mano che il vino in corpo aumentava, iniziarono anche battute di vario genere.
Poi improvviso un rullo di tamburi azzittì tutti.
Dagli altoparlanti nascosti abilmente inizio ad uscire una musica ritmica, una musica che aveva la ritmicità ipnotica della moderna musica house, ma con sonorità molto diverse, antiche.
Le wikka che solo ora si accorse che erano sparite, comparvero improvvisamente attorno al fuoco iniziando una danza scatenata.
Gli uomini attorno al falò improvvisamente si rianimarono iniziando a battere ritmicamente le mani o ad incitare le donne che ballavano.
La serata prosegui cosi, mangiando, bevendo, seguendo le wikka che singolarmente o in gruppo continuavano a danzare attorno al fuoco, e le loro danze erano così cariche di sensualità che era impossibile staccare gli occhi da loro.
Alla fine gli sembrava quasi di essere ad un addio al celibato, si sentiva euforico, molto euforico, e la sua mente continuava a scivolare su pensieri libidinosi che coinvolgevano Fanette.

Un’ultima danza di gruppo delle wikka che si concluse con ogni donna ferma davanti al proprio satiro. Un sordo colpo di gong, poi la voce del Grande Saggio che annunciava l’inizio del sabba. Poi una musica diversa, più soffusa, l’impressione che qualche torcia venisse spenta mentre le Wikka avanzavano verso il loro satiro, e inginocchiandosi vicino a lui, come un cagnolino fedele.
“Vi ringrazio di avermi scelto … – mormorò Fanette – speravo lo facesse dalla prima volta che vi ho visto”
Come gesto di ringraziamento Fanette appoggio il proprio viso sulla coscia nuda di Dago. Un fremito dallo stomaco violentemente scese tra le sue gambe ricominciando a farlo sentire in imbarazzo e istintivamente si guardò in giro per capire se qualcuno avesse notato il suo stato.
Quello che vide lo colse di sorpresa. Tutt’attorno a lui le wikka e i satiri erano intenti in svariati tipi di effusioni. Il suo sguardo corse immediatamente al grande saggio, e davanti a lui la sua wikka inginocchiata si stava prodigando ad un intenso lavoro di bocca.
Alla sua destra invece Roberto aveva slacciato la tunica di Veronica, lasciandola praticamente nuda, e si stava divertendo a stuzzicare il suo corpo.
Gli occhi di Dago si incrociarono con quelli di Fanette che gli sorrise dolcemente conoscendo il tipico imbarazzo della priva volta. La mano di Fanette scivolò dolcemente sotto la tunica di Dago, ricominciando l’operazione della mattina e poi scoprendo il suo cazzo che aveva reagito prontamente si avvicinò con la bocca iniziando a succhiarlo dolcemente.
La sua bocca, quello che succedeva attorno a lui, il vino che aveva bevuto abbondantemente, improvvisamente senti esplodere dentro di lui una libido che mai aveva provato prima in vita sua.
Guardò di nuovo Roberto e vide che aveva preso Veronica e l’aveva fatta sedere sulle sue cosce. Inequivocabilmente la stava impalando con il suo cazzo mentre succhiava e mordeva i suoi seni.
I freni inibitori cedettero di schianto, e mentre con una mano spingeva la testa di Fanette sempre più giù ogni volta, sciolse il nodo dietro il suo collo lasciando che la veste scivolasse sul suo corpo.
Tutta la situazione aveva uno strano effetto su di lui, facendolo sentire un dio, un dio del sesso.
Tenendo Fanette per i capelli sfilo il suo cazzo dalla sua bocca. Non gli era mai parso cosi grosso e così duro. Negli occhi della donna vide la stessa carica di libido accenderli di una luce che non aveva mai notato prima. Fanette conosceva bene cosa colpiva di lei a prima vista gli uomini, e senza staccare gli occhi da quelli del suo satiro Dago con le mani spinse i seni verso l’alto offrendoglieli. Come avrebbe potuto lui resistere ad una cosi generosa e sincera offerta?
Il cazzo di Dago scomparve tra i suoi seni, come in una delle tante visioni che ebbe durante quella strana giornata, ma poi anche quello non bastava.
Si alzò e con un gesto brusco strappò dal suo corpo quello che rimaneva della veste, appoggiò Fanette a gattoni alla panca e scivolò alle sue spalle. Fanette non si scompose minimamente, anzi, inarcò la schiena per meglio offrirsi e allargò le gambe. Con un colpo deciso Dago la penetrò riuscendo in questo modo a placare per qualche secondo quella furia di passione che lo stava divorando. Poi l’effetto fu devastante, più aveva, più avrebbe voluto. Le sue mani iniziarono a scorrere sul corpo di Fanette, esplorandola, toccandola.
La afferravano per le chiappe, strizzandole mentre spingeva vigorosamente il suo cazzo dentro di lei, poi scivolavano sui suoi fianchi per aggrapparsi con forza ai suoi seni, e poi tra le sue cosce a stuzzicare la sua clitoride obbligando a gemere di piacere e dolore, ma senza mai tirarsi indietro.
Dago girò il suo sguardo verso Roberto e vide che l’amico stava guardando lui, gli sorrise. Dago in un primo momento sembrò non capire.
Poi vide l’amico far scendere Veronica dal suo cazzo e prendendola per mano avvicinarsi a loro. Roberto si mise al suo fianco, mentre Veronica si inginocchiava vicino a Fanette iniziando ad accarezzarla e baciarla.
“E’ la festa della fertilità, non te lo dimenticare … godila … vivila fino in fondo, alimentala con la tua energia!”
Veronica aveva appoggiato la sua faccia sul culo di Fanette. Allungo una mano afferrando il cazzo di Dago, sfilandolo dall’amica e guidandolo nella sua bocca. Dago prima chiuse gli occhi per qualche secondo in preda ad una nuova vertigine, poi mentre Veronica lo infilava nuovamente in Fanette cercò gli occhi dell’amico. Lui gli sorrise semplicemente, poi si allontanò da lui per sedersi davanti al viso di Fanette che accolse immediatamente nella sua bocca il suo cazzo.
Dago si guardò nuovamente attorno e si accorse che lentamente, con naturalezza, si stavano formando aggregazioni di coppie.
Alla sua mente tornarono immagini dell’adolescenza, desideri sempre custoditi in uno dei cassetti della sua memoria, cercò gli occhi dell’amico che gli fece capire che aveva mano libera e che lui lo avrebbe assecondato.
Si sfilò dalla fica di Fanette nello stesso momento che Roberto si alzo lasciando con rammarico la sua bocca.
Appena lasciata libera Fanette, Veronica ne prese possesso, iniziando a baciarla e toccarla mentre l’altra donna cercava di ricambiare le attenzioni.