DAGO HERON

Il sogno

Ho fatto un sogno. Ero in un letto di ospedale con le mani legate alla spalliera. La porta della camera si apre ed entri tu. I capelli raccolti, il tuo corpo fasciato da un camice di seta bianco che fatica a contenere i tuoi seni e che mette in risalto i tuoi fianchi. È molto corto e le tue gambe nelle calze bianche sembrano più lunghe e slanciate dai tacchi a spillo. Sciogli i capelli “È l’ora del prelievo” mi dici mentre mi sposti le coperte. “No, no” mormoro io, ma la tua mano accarezza già il mio cazzo. ”No, no” continuo a mormorare. Lo lecchi, ma lui non sembra reagire. “Forse hai bisogno della tua medicina” mi dici mentre ti slacci il camice. Non porti biancheria, solo il reggicalze che incornicia e mette in risalto il tuo sesso. Sali sul letto e ti metti a cavalcioni sul mio viso. Devi prendere la tua medicina, e inizi a strusciarti sulla mia faccia. I tuoi umori mi bagnano le labbra e io non resisto, inizio a leccarti. “Si si, prendi la tua medicina” con le dita allarghi le labbra, ti massaggi il clitoride per bagnarti di più, per godere di più. La mia lingua ti penetra, tu fremi.
Liberi le mie mani che si aggrappano alle tue chiappe e le stringono. Poi le mie dita ti penetrano da dietro, prima nella figa, poi nel culetto, sempre senza smettere di leccarti. Ti muovi sempre più velocemente. “Eccola, eccola, prendila, bevila tutta, è tutta per te.” Il tuo orgasmo inonda il mio viso, la mia bocca. Ma tu hai un compito da portare a termine. Scivoli sul mio corpo fino a sentire il mio cazzo duro contro le tue chiappe. Ti alzi quel tanto per potertelo infilare dentro. Ti lasci scivolare piano piano, poi ti rialzi e ti impali con un colpo secco. Mi prendi le mani, te le porti sulle tette e inizi a scoparmi. Sposti il corpo indietro, le tue gambe scivolano in avanti, mi scopi alla farfallina. Ti piace. Mi piace. Ti muovi sempre più veloce, in preda al piacere, e il mio cazzo scivola fuori. Lo impugni, ma quando senti quanto è duro non resisti. Lo punti nel culetto e lo fai scivolare dentro tutto gemendo di dolore. Ma non ti fermi, anzi, non riesci più a fermarti, le tue tette vibrano sempre di più, mentre il mio cazzo ti riempie, e le mie mani giocano su e dentro la tua figa. Godi, piantandomi le unghie nel petto.
Lentamente fermi le spinte, ma te lo tieni dentro, perché ti piace sentirti piena di un cazzo duro. Ti sento contrarre i muscoli per sentirlo meglio. Ma hai un compito da portare a termine. Te lo sfili e scivoli tra le mie gambe. Accarezzi e baci il mio cazzo. Poi incominci a leccarlo, dalle palle su fino alla cappella. Lo strofini tra i tuoi seni, sul tuo viso, e solo quando lo senti pulsare lo prendi tutto in bocca, spompinandolo, succhiandolo, massaggiandolo, alla forsennata ricerca della sua essenza vitale. Non ti resisto, mi aggrappo ai tuoi capelli e mentre ti tiro giù te lo spingo dentro, fino in gola. Voglio venire. Devo venire. Mi inarco. Un fiotto caldo ti riempie la bocca, il viso, i seni. Ingoi soddisfatta lo sperma in bocca, mentre raccogli quello sul viso e sui seni e lo metti in un recipiente sterile. Ti ricomponi e mi guardi. “Se non basta per l’analisi … devo tornare a farti un altro prelievo!” Terrorizzato ti guardo uscire, mentre il mio cazzo all’idea di un tuo ritorno è già duro.