DAGO HERON

Gli inizi

Queste pagine raccolgono i miei primi esperimenti con la parola come veicolo del desiderio – un archivio di audaci tentativi di tradurre l’elettricità delle conversazioni digitali in qualcosa di più persistente, più tattile.

Sono racconti nati da un particolare tipo di intimità che solo il primo ventennio di internet ha reso possibile: quella strana tensione tra l’anonimato e la confessione totale che caratterizzava le nostre notti in chat. Donne conosciute attraverso schermi luminosi nelle ore piccole, quando la distanza fisica sembrava un dettaglio trascurabile e le parole diventavano sostituti della pelle.

Non avevo ancora imparato a chiamarmi scrittore. Ero semplicemente un uomo che traduceva il linguaggio fumoso del desiderio in frasi concrete, inviandole come messaggi in bottiglia attraverso cavi di rame, sperando che dall’altra parte qualcuno riconoscesse nelle mie parole il contorno preciso delle proprie segrete immaginazioni.

Questi testi conservano quell’urgenza primitiva, quella qualità grezza e non filtrata di chi scrive non per un pubblico astratto, ma per un singolo paio d’occhi. Sono conversazioni interrotte e poi espanse in narrazioni, fantasie condivise che hanno trovato una forma permanente, vulnerabilità reciproche trasformate in arte.

Li conservo qui non solo come testimonianza dei miei primi passi nell’architettura della narrativa erotica, ma anche come mappa di un territorio emotivo ormai quasi scomparso – quel momento storico in cui i confini tra reale e virtuale erano ancora in negoziazione, in cui le identità digitali erano estensioni audaci di noi stessi piuttosto che versioni curate per il consumo sociale.

In queste pagine, sentirete l’eco di conversazioni interrotte dall’alba, di possibilità esplorate solo sulla carta, di connessioni intense quanto effimere che, attraverso queste parole, hanno trovato un modo per persistere oltre la loro naturale estinzione.